«Non torni la storia dei potenti prepotenti»

ROMA – Magari potrebbe suonare un po? strano, detto da chi della legalità ha fatto la propria bandiera. Oppure a qualcuno potrebbe venire da domandarsi se allora sia giusto che un ladro di automobile sia perseguito se prima non è stata fatta giustizia su un omicidio. Però Paolo Flores d’Arcais, fondatore della rivista politica Micromega , dà un giudizio netto sulla linea di tolleranza zero decisa da Sergio Cofferati nei confronti di chi a Bologna non rispetta le regole: disobbedienti, nomadi, occupatori di case o lavavetri che siano.

E lo sintetizza così: «Diciamo pure ad alta voce e in coro che la legalità
è una e indivisibile. Ma, proprio in quanto tale, è evidente che per farla
rispettare bisogna cominciare dai piani alti. Altrimenti restiamo fermi alla
vecchissima storia di potenti prepotenti che invocano legalità solo quando fa comodo».

Bisogna seguire una graduatoria?

«L’ultima questione che ha creato scandalo a Bologna è quella degli immigrati lavavetri; e di quale reato sono accusati? Di accattonaggio? E allora tutte le persone che chiedono l?elemosina davanti alla chiese? A scuola abbiamo tutti studiato Manzoni: legalità è mettere in galera frà Galdino?».

Ma se la legalità è una…

«E’ una, e la necessità di farla rispettare è ovvia. Tuttavia chi davvero
mette al primo posto la legalità è chi, avendo a disposizione un corpo di Vigili urbani, comincia dai reati più gravi. Siamo sicuri che a Bologna non ci sia più un abuso edilizio? O che nessun ristorante metta un tavolino fuori dagli spazi consentiti? O che ogni commerciante rispetti tutte le regole?».

I campi nomadi spontanei sono un problema per una città?

«Per parlare di campi nomadi servirebbero almeno due o tre interviste specifiche. A proposito di accattonaggio o di lavavetri, vorrei invece sapere perché non si interviene sulle bande di criminali che comprano e vendono bambini da mettere in strada ad accattonare».

Forse è più materia da pubblica sicurezza che non da sindaco…

«Sì, ma il municipio può dare più di una mano. Il fatto è che i lavavetri
danno fastidio, capita a tutti noi. Ci “ricattano” facendoci sentire in colpa
per il nostro benessere e la loro povertà. Occupiamoci di questo».

Sembra che, sulla legalità, An e Forza Italia voterebbero con Cofferati.

«Ciascuno ha cose e priorità in cui crede. Poi, le compagnie che gli si aggregano intorno sono significative. Io non dico no a un fascista che mi dice “c’è il sole” quando effettivamente c’è; però…».

Insomma, su Cofferati lei è d’accordo con Rifondazione, Verdi, Margherita, parte dei Ds, cattolici?

«No, sono d’accordo con me stesso. Da 20 anni dico che il problema politico essenziale è quello morale. Ho considerato Mani Pulite una grande chance per il paese, proprio come tentativo di legalità ai piani alti. I partiti – ahimé, anche di centrosinistra – non hanno voluto fare della legalità una grande battaglia. Che ora vi si faccia appello contro i lavavetri, è ai limiti del grottesco».