«Non posso obbedire, è una guerra illegale»

I fatti cominciano sempre prima di accadere: tra il 1945 e il 1946 si sentirono ex alti ufficiali nazisti ripetere: «Eseguivo gli ordini». Gli ordini, si disse allora, che hanno come effetto crimini contro l’umanità vanno disattesi, chi li esegue è colpevole come chi li impartisce. Esattamente quanto aveva in mente il tenente medico della Raf Malcolm Kendall-Smith, 37 anni, spilungone, passaporto britannico e neozelandese, che l’altro giorno è stato condannato da una corte marziale britannica a otto mesi di prigione per non aver voluto eseguire un ordine che riteneva criminale: tornare per la terza volta in Iraq.
Prima del rifiuto che lo ha spedito in galera e gli ha stroncato la carriera, Kendall-Smith aveva studiato i documenti legali del governo Blair che giustificano l’intervento. «Mi sono convinto- ha detto al processo – che il dispiegamento delle truppe, e lo stesso conflitto, sono completamente illegali. Obbedire a un ordine illegale mi metterebbe in conflitto con la legge nazionale e internazionale, cosa che non sono disposto a fare». L’ufficiale ha sostenuto che l’occupazione dell’Iraq è una «conquista militare imperiale» che cade sotto la categoria delle azioni criminali. Secondo lui il comportamento degli americani in Iraq è quanto ci sia di più vicino alle imprese naziste.
Il tenente è il primo membro delle forze armate condannato per essersi rifiutato di andare nel Golfo. Ma se in futuro qualcuno decidesse di seguire il suo esempio, le conseguenze potrebbe essere più gravi: una legge attualmente in parlamento renderà le pene per insubordinazione più severe, fino all’ergastolo. I legali di Kendall-Smith hanno ricevuto almeno 500 messaggi di solidarietà, spesso da militari o da ex militari. Un collega anonimo della base scozzese di Forres, in Scozia, ha detto al Sunday Times: «Malcolm è un ufficiale e gentiluomo, sono d’accordo con lui, molti di noi lo sono, ma non possiamo dire nulla». Ha detto all’Independent Nick Harvey, il portavoce liberaldemocratico per la Difesa: «Questo caso illustra bene il pantano legale in cui ci ha cacciato la decisione del governo di andare in guerra. Blair si è più volte affannato a cercare una qualche giustificazione legale al conflitto». Il procuratore generale Lord Goldsmith, tra mille tentennamenti come si seppe dopo, aveva stabilito che la Risoluzione Onu 1441 poteva giustificare l’uso della forza in Iraq senza una seconda, apposita, risoluzione. Un parere avversato da numerosi esperti di diritto internazionale.
Nell’Inghilterra della guerra al terrore di Blair, mentre il tenente Kendall-Smith veniva processato, altri tribunali giudicavano Maya Evans, Milan Rai e Douglas Barker. La Evans, 25 anni, cuoca vegetariana part time,aveva cominciato a leggere ad alta voce, fuori da Downing Street, i nomi dei 97 soldati britannici morti in Iraq. E’ stata la prima persona ad essere fermata in nome della nuova legge antiterrorismo che vieta di avvicinarsi al parlamento senza autorizzazione. Le è stata applicata la condizionale. Milan Rai, 40 anni, scrittore, ha fatto lo stesso e si è beccato una multa di 350 sterline (oltre 500 euro). Douglas Barker, 72 anni, ex pilota della Raf, di Purton nel Wiltshire, aveva trattenuto il 10 per cento delle tasse «ho calcolato che andassero in spese militare. Li ho messi da parte per darli a enti caritatevoli», ha detto al giudice. Pubblici ufficiali gli confischeranno il dovuto.
La sicurezza è ben concreta, volatile la coscienza: non c’è partita e Londra vuol essere la prima ad aggiornare i valori alla sensibilità di domani, almeno da questa parte dell’Atlantico.