Non esistono per Inps e Irpef Ryanair, i salariati fantasma

Sarà la nuova frontiera del lavoro europeo, ma non è davvero un bel vedere: i dipendenti della più grande e nota compagnia aerea «low cost» del continente sono sfruttati alla massima potenza, dei veri e propri «fantasmi» salariati fuori da ogni regola contrattuale. La Ryanair non registrerebbe infatti i dipendenti italiani presso l’Inps, né verserebbe per conto loro l’Irpef, retribuendoli con una sorta di stipendio «tutto netto» che si aggira intorno ai 1000 euro al mese. Dunque niente tasse, niente contributi pensionistici, niente assistenza sanitaria: la busta paga risulta composta da una sorta di salario fisso che si aggira intorno agli 800 euro al mese, a cui bisogna aggiungere una parte variabile di 200-300 euro, dipendente dal numero di voli effettuati mensilmente. La denuncia del caso Ryanair viene dal Sindacato dei lavoratori, la neonata organizzazione costituita dalla fusione di Sult e Sincobas.
Il tutto sarebbe permesso da una sorta di «extraterritorialità» che la compagnia irlandese si è auto-ritagliata per i contratti che fa firmare ai lavoratori. Scritta in inglese, la lettera di assunzione contiene regole decise dall’azienda, senza riferimenti ai contratti nazionali o a leggi a tutela della salute e sicurezza. Tanto che – ed è stata un’acquisizione molto importante – di recente il governo francese ha imposto che vengano applicate tutte le normative previste dallo Stato per i dipendenti francesi. Ryanair ha presentato ricorso alla Commissione europea, ma intanto deve accettare il nuovo regime. E in Italia? Non c’è ancora nulla di simile: i lavoratori sono impauriti e quasi per nulla sindacalizzati, il Sdl ha svolto presso di loro un’inchiesta che si è trasformata in una lettera-denuncia inviata alle autorità politiche nazionali lo scorso 23 novembre. Due giorni fa, un’interrogazione dei parlamentari Mario Ricci, Locatelli e Olivieri, presentata ai ministri dei trasporti, del lavoro, della salute, dell’economia, delle pari opportunità e della solidarietà sociale. Dal ministero del lavoro ci fanno sapere che in questi giorni si stanno interessando al caso.
Ma torniamo a descrivere le condizioni di lavoro dei dipendenti Ryanair perché sono davvero particolari e potrebbero fare «scuola» nella destrutturazione dei diritti. Tenendo conto che ci stiamo riferendo soprattutto agli assistenti di volo, categoria cui è dedicata l’inchiesta Sdl (sarebbero circa 600 tra le basi di Roma Ciampino, Bergamo e Pisa). I contratti vengono stipulati per il primo anno attraverso due agenzie di lavoro interinale internazionali, una per i lavoratori dell’Est e l’altra per quelli dell’Europa occidentale. Dopo il primo contratto, i successivi vengono stipulati direttamente con la Ryanair, e in genere hanno una durata triennale. Possono essere rescissi però in qualsiasi momento, con un breve preavviso e senza bisogno di indicare la giusta causa, da entrambe le parti.
Non viene specificato alcun orario di lavoro, e anzi l’azienda si riserva la possibilità di ordinare straordinari «without any additional remuneration» (cioè senza retribuirli). Infatti gli assistenti di volo Ryanair fanno diverse ore in più rispetto ai dipendenti delle altre compagnie. «Le ore strettamente di volo sono circa 75-80 per un assistente Alitalia – spiega Fabrizio Tomaselli, coordinatore nazionale del Sdl – mentre per quelli di Ryanair si va dalle 100 alle 140. Praticamente il doppio». Complessivamente, i lavoratori Ryanair passano comunque più tempo in volo, perché gli stazionamenti nei diversi aeroporti – per ottimizzare i tempi – sono di circa 25 minuti rispetto ai 45 di Alitalia.
I salari non sono altrettanto corposi: un assistente di volo con anzianità da 0 a tre anni prende un netto di circa 1800-2000 euro al mese. Un lavoratore Ryanair arriva a 1000: che non è propriamente un «netto», come abbiamo detto, perché non vi è a fronte alcun contributo. La cifra viene fuori comunque da conti complessi: la base di partenza del salario è di 9500 euro annuali da dividere in 12 mensilità (791 euro al mese), a cui devi comunque sottrarre 30 euro mensili per la divisa (che in pratica viene data in affitto dalla compagnia). Inoltre, pare che la Ryanair sottragga ben 30 euro di netto per ogni giorno di assenza per malattia. «L’Inps ci ha confermato in dicembre che non esiste alcuna posizione pensionistica aperta per i lavoratori Ryanair, e il Servizio sanitario nazionale per il personale navigante ci ha detto che le pratiche per malattia nelle compagnie “low cost” sono rarissime», spiega Tomaselli.
Ai 791 euro base si aggiungono 200-300 euro variabili, accumulabili con le ore di volo realizzate e in cui viene inclusa anche la diaria, ossia i pasti (che dunque non vengono forniti dall’azienda, ma sono a carico del lavoratore anche quando è in servizio). I soldi vengono pagati con assegni inviati a casa o tramite uno speciale bancomat che ti permette di accedere a un conto di una banca internazionale, esclusivamente aperto per versarvi i salari. Perché la Ryanair non fa bonifici sui conti italiani?
Nella lettera di assunzione c’è anche scritta un’informazione curiosa: il tuo contratto potrà essere rinnovato fino ai 65 anni di età, dopodiché dovrai considerarti fuori dal personale Ryanair. Grazie mille, ma per andare a fare cosa, dato che non si mettono da parte fondi per la pensione?