Non c’è tempo Urgenza, urgenza

E così, alla fine, Franco Marini ce l’ha fatta e nella tarda mattinata di ieri è stato eletto Presidente del Senato. Certo un sospiro di sollievo, ma chi può dimenticare la serata e la nottata di venerdì? Chi può sottovalutare la forza della guerriglia parlamentare e non solo, che Berlusconi ha messo in movimento? La parola d’ordine che il cavaliere ha dato alle sue truppe è chiara e netta: «gli impediremo di governare» e pertanto cercheremo di ritardare al massimo la costituzione del governo Prodi. Il vuoto di governo o la persistenza di un governo Berlusconi, sia pure per l’ordinaria amministrazione è la condizione ideale per dare vigore alla sua guerriglia.
L’elezione di Franco Marini certamente migliora il quadro, ma non lo cambia, la crisi istituzionale e la politica marciscono e diventano sempre più pericolose. La Costituzione e la democrazia non vogliono il vuoto al vertice dello Stato. In questa pericolosa situazione di crisi si impongono due imperativi. Il primo è quello di dare al più presto, possibilmente il 3 maggio, l’incarico a Romano Prodi di formare il governo. Il secondo imperativo è che Romano Prodi appronti al più presto la lista dei ministri e anche dei sottosegretari.
Sul primo punto Gianni Ferrara nell’intervista a il manifesto è stato chiarissimo: «Dare corso il più rapidamente possibile alla volontà popolare che si è espressa con il voto. Il più rapidamente possibile perché siamo di fronte a un disegno eversivo, che è partito da tempo e che continua. Si possono anche indicare le date. Il 28 aprile le Camere si riuniscono e hanno quattro giorni di tempo per eleggere Presidenti, Uffici di Presidenza e Gruppi parlamentari. Già il 3 maggio Ciampi può dare l’incarico a Prodi». In base alla legge elettorale in vigore il Presidente della Repubblica, non fa consultazione, ma dà l’incarico al-l’«unico capo della coalizione vincente», così ci spiegano i costituzionalisti.
Osservanza della Costituzione e delle leggi elettorali ed emergenza istituzionale impongono che l’attuale Presidente della Repubblica non aspetti il successore ma dia subito l’incarico a Prodi. Fino al 18 maggio Carlo Azeglio Ciampi è nella pienezza dei suoi poteri di Presidente ed è tenuto ad esercitarli. Anche Ciampi sicuramente si rende conto che ogni ritardo favorisce la guerriglia eversiva di Berlusconi.
In modo certamente diverso, contrapposto direi, l’imperativo della rapidità, della tempestività ricade anche su Romano Prodi e sullo stato maggiore dell’Unione. Infilarsi in un giro di trattative defatiganti e mortificanti per la spartizione delle quote di potere (volgarmente le poltrone) sarebbe autolesionista e, mi viene da dire, suicida. Se Ciampi tace, Romano Prodi deve sollecitare pubblicamente l’incarico. E deve esibire non solo la lista dei ministri e sottosegretari vari, ma indicare anche le cinque cose che il suo governo vuole realizzare nei primi cento giorni. E nomi e programmi debbono essere chiari e popolari, altrimenti i cento giorni di Prodi non saranno quelli di Franklin Delano Roosevelt, ma quelli di Napoleone.
Ove la resistenza, peraltro già accennata, di Ciampi e il suo desiderio di scaricare l’onere dell’incarico al suo successore, persistesse allora (ma sono preoccupato e concordo con Andrea Manzella quando scrive che l’ultimo atto del felice settennato dovrebbe essere l’avvio del primo governo della XV legislatura) allora si dovrebbe accelerare al massimo, avviare subito, prima della scadenza, l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. E, in questo caso, un ruolo importante, se non decisivo, spetta a Fausto Bertinotti, che da nuovo presidente della Camera ha pronunciato un discorso inaugurale, buono e di buon augurio.