Non abbattere, ma stabilizzare il debito. Per l’equità

L’appello di alcuni economisti «Non abbattere il debito pubblico ma stabilizzarlo e rilanciare il paese» è una proposta che aiuta la sinistra politica e sociale a costruire un’idea di politica economica e finanziaria diversa da quella dei soli tagli alla spesa. L’appello sottolinea la difficoltà del Paese e la sofferenza dal lato economico e industriale, assieme alla necessità di dare delle risposte concrete ai pensionati e ai lavoratori. La stabilizzazione del rapporto debito-Pil permetterebbe di recuperare le risorse finanziarie necessarie, limitatamente alla presente legislatura, per rilanciare l’intervento pubblico. Diversamente, la politica dei due tempi sarebbe nei fatti. Inoltre, occorre superare la precarietà del lavoro e rimettere al centro il lavoro a tempo indeterminato liberamente scelto. «Lotta alla precarietà», «Patto fiscale», «intervento pubblico in economia», «questione salariale», «politiche redistributive» sono i nodi più delicati che il Paese nel suo insieme deve affrontare. La Cgil al congresso di Rimini (2006) ha trovato un punto di sintesi importante e condiviso su questi temi anche se rimangono sul tappeto questioni che non hanno ancora trovato un adeguato approfondimento e delle risposte esaustive per il mondo che la Cgil rappresenta. In particolare il sistema previdenziale per le nuove generazioni che presumibilmente non supererà il 50% dell’ultima retribuzione dopo una vita di lavoro. Per non parlare della distribuzione del reddito che ha visto un trasferimento netto di risorse finanziarie dal lavoro determinato a quello autonomo pari a 75 miliardi di euro dal 1993 al 2004. Le politiche delineate dal Dpef sono inadeguate per affrontare i problemi del paese e per molti versi molto simili a quelle dei primi anni ’90. Non è così che si esce dalla crisi sociale. Non è adattando le politiche liberiste, seppur moderate, che si possono dare le risposte giuste alla crescita, alla distribuzione del reddito e al rilancio del ruolo pubblico in economia. L’appello degli economisti, pubblicato sul manifesto del 16 luglio, è un prezioso contributo. Non si tratta solo di aderire all’idea, ma di utilizzarlo per avanzare delle proposte capaci di aggredire i problemi più delicati del Paese.

*Responsabile segretariato per l’Eurpa-Cgil **Cgil Lombardia