Noi e Posada Carriles

Una patata bollente per Bush. E forse anche per l’Italia. Luis Posada Carriles, cubano di nascita e venezuelano di passaporto, è un terrorista doc. Anti-castrista e al soldo della Cia, ma sempre terrorista. Nel `76 ha organizzato a Caracas un attentato a un aereo cubano: 73 morti. Nel `97 ha disseminato di bombe l’Avana: morto Fabio di Celmo, cittadino italiano. In marzo è riapparso in Florida e ha chiesto asilo politico. Imbarazzato silenzio Usa. Ci ha pensato il marpione Fidel: Osama infame terrorista e Posada «vecchio militante anti-castrista»? Martedì a Miami l’hanno dovuto arrestare (immigrazione illegale) per 48 ore. Poi? Bush può: concedergli asilo, uno scandalo; sbolognarlo a qualche vassallo del Centramerica, sempre uno scandalo; estradarlo al Venezuela che l’ha chiesto, ma «a Castro e a Chavez mai»; spedirlo alla Corte penale internazionale ma non riconosce la Cpi; consegnarlo a qualche paese europeo interessato. E chi dovrebbe esserlo più dell’Italia?
Chi più dell’Italia dovrebbe volere (pretendere) di mandare sotto regolare processo l’uomo che, dopo la morte di Fabio di Celmo, ha detto solo: «Non perderò il sonno, era nel posto sbagliato al momento sbagliato»? Per il momento non sembra che il governo Berlusconi dimostri alcun interesse. I genitori di Fabio di Celmo, Ora e Giustino, hanno chiesto che «si faccia giustizia, che sia condannato e che paghi la sua pena in qualsiasi posto del mondo». Ma fonti dell’ambasciata italiana a Washington dicono di non aver ricevuto segnali dal governo per avviare una richiesta di estradizione.Vedremo se allo scandalo di una qualsiasi decisione di Bush che non sia quella di negare l’asilo a Posada Carriles – o magari di processarlo negli Usa e mandarlo praticamente assolto, come le torturatrici di Abu Ghraib – e di mettere fine alla sua lunga impunità, si aggiungerà lo scandalo di Berlusconi di disinteressarsi della vicenda di un cittadino italiano morto per mano terrorista.

Perché vorrebbe dire che le crociate contro il terrorismo e le guerre contro il terrorismo sono a geometria etica sempre più variabile. Il trionfo del doppio standard. I terroristi «cattivi» vanno perseguiti e liquidati con qualsiasi mezzo e quelli «buoni» vanno lasciati in pace e addirittura premiati con il permesso di vivere nell’Eldorado della democrazia.

Come del resto è già capitato a un compare di Posada Carriles, l’anti-castrista-cubano Orlando Bosh, coautore dell’attentato del `76 contro l’aereo della Cubana de Aviacion, a cui Bush padre ha concesso l’asilo e la libertà di vivere la sua vecchiaia al sole della Florida. Alla Florida e alla sua poderosa colonia anti-castrista, la famiglia Bush, il padre e i figli George e il governatore Jeb, deve tanto (fra cui almeno una presidenza). Perché a Bosh, e a tanti altri terroristi «buoni» accolti a braccia aperte, sì e a Posada Carriles no? La sua sfortuna in fondo è solo una questione di tempi: prima e dopo l’11 settembre.

Per il presidente è difficile sostenere che Fidel è un tiranno da rimuovere e che (anche) a Cuba bisogna esportare la democrazia se poi si dimostra condiscendente (e grato) di fronte a un terrorista confesso e per nulla pentito. Proprio per oggi all’Avana alcuni dei gruppi più oltranazisti dell’opposizione hanno indetto il «primo congresso per la democrazia». Un appuntamento delicato e dall’esito incerto, a cui non è ancora chiaro come il governo dell’Avana intenda rispondere. Ma non sarà agevole per Bush gridare alla repressione dei diritti umani a Cuba nel caso decida che la violazione più sfacciata dei diritti umani può passare impunemente – o magari con qualche sotterfugio – negli Stati uniti. Ogni residua credibilità – se mai l’ha avuta – della crociate contro il terrorismo e per la democrazia andrà in pezzi.

Fidel l’ha capito e da aprile batte ossessivamente sulla contraddizione lacerante in cui si dibatte Bush. Con Posada Carriles ha gioco facile: il vecchio cubano-venezuelano è l’incarnazione del terrorismo.

Come ha scritto il New York Times in un’editoriale del 10 maggio scorso «l’unica cosa che Bush non può fare è concedergli asilo». Pur disinteressandosi degli aspetti etici e giudiziari, l’amico Berlusconi potrebbe dargli una mano e prendere lui in mano la patata bollente. Anche se viene da pensare che, dopo il caso di Nicola Calipari e i mezzi-annunci-mezze-smentite sul prossimo ritiro dall’Iraq, le mani preferisca lavarsele.