«Noi di Hamas non pensiamo di distruggere Israele»

MOHAMMED GHAZAL Il leader del movimento integralista in Cisgiordania: la nostra priorità è ricostruire quello che gli israeliani hanno cancellato

«Israele si vanta di essere l’unico Stato democratico in Medio Oriente ma agisce per sabotare il processo democratico avviatosi in campo palestinese. Il diktat di Sharon non è un attacco contro Hamas, è un attacco alla volontà dell’intero popolo palestinese di essere protagonista, anche con il voto, del proprio futuro». A parlare è Mohammed Ghazal, leader di Hamas in Cisgiordania. «Gli avvertimenti di Sharon – sottolinea Ghazal – sono l’espressione di una logica colonizzatrice che non è venuta meno con il ritiro da Gaza. E bene ha fatto il presidente Abu Mazen a rispedire al mittente questo diktat; qualsiasi incertezza in proposito sarebbe suonata come implicito avallo ai voleri di Israele». Nell’immediato futuro, sottolinea il leader di Hamas «la nostra priorità è quella di ricostruire ciò che l’occupazione israeliana ha distrutto».
Il premier israeliano Ariel Sharon ha avvertito l’Anp di Abu Mazen: Israele non agevolerà le elezioni legislative palestinesi del 25 gennaio se ad Hamas sarà consentito di presentare proprie liste. Qual è la risposta di Hamas?
«Non sarà certo Sharon a impedirci di esercitare la nostra volontà di veder riconosciuto, anche con il voto, il ruolo essenziale svolto da Hamas nella lotta di resistenza all’occupazione israeliana. Così come sono inaccettabili le pressioni internazionali che ledano l’autonomia decisionale dei palestinesi. Candidati di Hamas sono stati eletti a capo di importanti municipalità nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania; tutti i sondaggi indicano in Hamas la forza più radicata nella Striscia e in forte crescita in Cisgiordania. Sharon non può mettere fuorilegge oltre il 40% dei palestinesi. A noi interessa il sostegno del popolo palestinese e non l’imprimatur israeliano. Hamas sarà presente alle elezioni legislative, piaccia o no a Sharon».
Se Hamas dovesse vincere le elezioni legislative, quali sarebbero le priorità del suo governo?
«Se dovessimo vincere le elezioni, le nostre priorità assolute riguarderebbero la ricostruzione economica sociale e culturale della Palestina. La nostra priorità sarebbe quella di ricostruire tutto ciò che Israele ha distrutto. Noi non pensiamo di distruggere Israele».
Ma la Carta costitutiva di Hamas parla esplicitamente di distruzione di Israele.
«Quella Carta non è il Corano…Hamas vive dentro la realtà del suo tempo e di questa realtà non può non tenerne conto. Gli israeliani dovrebbero raggiungere lo stadio in cui riterranno di poter negoziare con noi; a quel punto non penso che ci saranno problemi di negoziare con gli israeliani. L’idea di negoziare non è per noi qualcosa di improponibile, non è un dogma. Ma negoziare non significa accettare la resa».
Israele ha ribadito ribatte che non è accettabile che alle elezioni partecipino gruppi che praticano la lotta armata e il terrorismo.
«Il diritto alla resistenza armata contro forze di occupazione è sancito anche dalla Convenzione di Ginevra. Ma il punto è un altro e riguarda la volontà di Israele di sabotare il dialogo nazionale aperto da Abu Mazen con tutti i movimenti palestinesi. Sharon dice di volere la pace e la sicurezza. Ma se ciò fosse vero, sarebbe suo interesse non impedire all’opposizione palestinese di praticare il terreno della politica, e delle elezioni. I suoi diktat rischiano di ricacciare in un angolo gruppi che hanno scelto il confronto elettorale, provocando una risposta rabbiosa, disperata, violenta. È questo che vuole Israele?».
Insisto: non crede che la partecipazione ad un processo politico-elettorale sia in contraddizione con il mantenimento di milizie armate?
«Le armi servono per difendere il popolo palestinese. Esse saranno deposte quando potremmo davvero vivere in uno Stato indipendente e non in prigioni a cielo aperto come ancora oggi è Gaza. D’altro canto, alle recenti elezioni in Libano, esaltate dall’intera comunità internazionale, ha partecipato anche Hezbollah, un movimento che incarna la resistenza armata dei libanesi contro l’occupazione israeliana nel Sud Libano. Oggi ministri di Hezbollah fanno parte del governo di Beirut e neanche gli Stati Uniti gridano allo scandalo. Perché ciò non dovrebbe essere possibile in Palestina? Israele non può illudersi di trattare la pace con interlocutori di comodo. Ciò che conta è la reale rappresentatività della controparte. E Hamas questa rappresentatività l’ha conquistata sul campo ed ora anche nelle urne. Quella palestinese non vuol essere una democrazia a sovranità limitata».