No-fly zone? Intervento umanitario?

In Libia c’è ormai da oltre dieci giorni una guerra imperialista per il controllo delle risorse e per l’importanza geopolitica che l’area riveste ma, spesso anche a sinistra, nessuno parla di guerra ma al massimo di no-fly zone o di intervento umanitario in difesa dei civili.

Rimane per me un mistero, anche di natura semplicemente linguistica, come si possa definire no-fly zone una situazione in cui sono stati effettuati, in una sola settimana, 1424 bombardamenti aerei oppure come si possa parlare di intervento umanitario in difesa dei civili quando siamo di fronte ad una vera e propria azione militare aerea di supporto ai ribelli via terra. Ovviamente per non farsi mancare nulla e per difendere meglio i civili si stanno utilizzando proiettili all’uranio impoverito come confermato anche da un’inchiesta de L’Espresso.

Ma ricordiamo il contesto all’interno del quale hanno avuto origine la rivolta e la successiva guerra.

Tre sono, secondo me, le cause scatenanti: le rivolte popolari sviluppatesi in Tunisia ed Egitto, le divergenze interne al regime libico e la storica ostilità territoriale tra la Tripolitania e la Cirenaica. In questo ambito si inseriscono Usa, Francia e Inghilterra (guarda caso i principali Stati della coalizione dei volenterosi) che favoriscono una rivolta che, fin dall’inizio, è tutt’altro che pacifica, innescando così una dinamica di guerra civile.

A questo punto però interviene la peggiore arma di distruzione/distrazione di massa, l’informazione, che inizia la sua opera di preparazione dell’opinione pubblica al successivo intervento militare con una serie infinita di menzogne. Mi limito qui a citare alcune tra le tante: la morte di Gheddafi, la fuga del colonnello in Venezuela, la presenza di mercenari pagati per sparare sui civili, bombardamenti aerei sulla folla inerme, militari dell’aviazione che chiedono asilo politico a Malta dopo essersi rifiutati di sganciare bombe sui manifestanti, le false fosse comuni che hanno fatto gridare al genocidio, l’uccisione di oltre diecimila persone e il ferimento di almeno altre cinquantamila. Tutto ciò fa si che una delle parti in guerra, i ribelli, diventi improvvisamente il popolo libico che manifesta pacificamente e che subisce la repressione del sanguinario mostro venuto da Sirte.

Ad un certo punto, quando si stava delineando la vittoria di una delle due fazioni in causa (quella non gradita), ecco che parte l’intervento militare esterno richiesto, chissà perché, proprio dagli insorti che, per avvalorare la tesi dei bombardamenti aerei sui civili da parte dell’esercito libico, fanno volare in cielo un loro caccia (ma come non erano cittadini che manifestavano pacificamente?) e lo abbattono.

Come andrà a finire? lo scenario è ancora molto complesso. Sicuramente nei prossimi giorni vi sarà il tentativo di ultimare la ri-colonizzazione della Libia armando meglio (non che non lo si sia già fatto prima) i ribelli e, qualora ciò non fosse sufficiente, vi potrebbero essere due scenari: la divisione della nazione in due (Tripolitania e Cirenaica) oppure l’intervento via terra delle truppe della NATO che, anche in quel caso, verrebbe richiesto proprio dai ribelli.

Le soluzioni diverse dalla ri-colonizzazione diretta o indiretta della Libia sono solo due ovvero la mediazione diplomatica oppure la resistenza di quella parte del popolo libico che si oppone al neo-colonialismo. Entrambe, lo si voglia oppure no, sono possibili solo se non viene eliminato Gheddafi.

Questa posizione non è una posizione da comunisti? Bene spiegatelo a Fidel Castro che nella sua ultima riflessione sulla Libia scrive: “Se Gheddafi fa onore alle tradizioni del suo popolo e decide di combattere, come ha promesso, sino all’ultimo respiro assieme ai libici che stanno affrontando i peggiori bombardamenti che il paese abbia mai sofferto, farà affondare nel fango dell’ignominia la NATO e i suoi criminali progetti”.