«No allo spezzatino, sciopero in vista»

Marco Tronchetti Provera mette d’accordo tutti i sindacati. Dalla Cgil all’Ugl, dalle telecomunicazioni ai meccanici passando per i chimici, piovono dichiarazioni fotocopia: no allo spezzatino di Telecom, no alla vendita di Tim allo straniero, intervenga il governo, sciopero entro la fine del mese. Cose dette martedì, ripetute ieri a Milano dopo l’incontro «deludente su tutta la linea» tenutosi a Piazza Affari. Alla delegazione sindacale i due amministratori delegati di Telecom Italia, Riccardo Ruggiero e Carlo Buora, non hanno detto nulla di più di quanto era già stato scritto sui giornali. Nessuna certezza sull’integrità del gruppo, nessuna garanzia sulla tenuta occupazionale, nessuna spiegazione plausibile sotto il profilo industriale dell’improvviso cambio di strategia. Incontro inutile, dunque. Una ragione in più per Epifani, Bonanni e Angeletti per prendere carta e penna e chiedere un incontro a Prodi.
«Stanno facendo una banale operazione societaria e siccome è troppo banale significa che vogliono vendere Tim», dice Emilio Miceli, segretario generale Slc-Cgil. Tim vale 40 miliardi, giusto quanto i debiti contratti da Tronchetti per comprare Telecom. Ancora una volta, osserva la segretaria della Cisl Anna Maria Furlan, una delle più grandi aziende italiane adotta una logica meramente finanziaria, vende Tim per fare cassa. I sindacati vogliono che Tim resti italiana, il che equivale a dire che non sia venduta, non essendoci in Italia qualcuno così liquido da comprarla (eccetto Berlusconi, ma questa è solo una battuta macabra). Vogliono, inoltre, che la rete della telefonia fissa resti sotto il controllo diretto di Telecom. «Tronchetti Provera e Benetton devono capire che le reti infrastrutturali non sono un bene privato, ma un bene per tutto il paese», dice Furlan. La lista di quelli che «devono capire» sarebbe lunga. La privatizzazione e la finanziarizzazione di Telecom parte – almeno – dai «capitani coraggiosi» sponsorizzati da D’Alema. C’è un’eco di questo precedente nella battuta di Giorgio Serao, responsabile Tlc della Uil: «Abbiamo già visto un film su Telecom con il governo D’Alema, non vorremmo rivederlo con il governo Prodi». Serao dubita che Tronchetti Provera non abbia preventivamente informato il governo di «un’operazione di queste dimensioni». Qualche ora dopo, dalla Cina, Prodi ribadiva che a Cernobbio il bel Tronchetti nulla, o quasi, gli disse.
Il progetto di Tronchetti non ha convinto nessuno, afferma Rosario Strazzullo, della Slc-Cgil, «né i sindacati, né la politica, né il mercato». E’ «un pasticcio» e il sindacato deve capire «come dividere il destino dei lavoratori dal destino di un’operazione che non sa neppure di salvataggio». Non basta che Tim resti italiana, dice la segretaria della Cgil Nicoletta Rocchi in coppia con il segretario di categoria Miceli, deve anche rimanare parte centrale del gruppo Telecom. Per restare un forte operatore delle telecomunicazioni, Telecom deve disporre di tutte le piattaforme per proseguire sul terreno dell’integrazione e della convergenza, «anche e soprattutto se vuole rafforzare la sua identità verso i media».
La Ue blocca sul nascere il ricorso alla golden share, Prodi dice di non averci mai pensato. Ciò nonostante, Laura Spezia, segretaria della Fiom, intima al governo di «riconsiderare le scelte fatte e di ripristinare il controllo pubblico della rete fissa». E’ l’unica condizione per garantire l’ammodernamento tecnologico della rete, da cui deriverebbero positive ricadute industriali e occupazionali.
Si fanno vivi anche i chimici che, con la svendita di pezzi della Pirelli, hanno «pagato» la formidabile impresa telefonica di Tronchetti. Cornuti e mazziati, per dirla senza offesa, ora si sentono «travolti» dall’emergenza Telecom. E non ci stanno. «E’ necessario aprire un confronto istituzionale sull’intero Gruppo Pirelli», dicono i segretari di Filcem, Femca e Uilcem, e in quella sede «sarà di vitale importanza» ragionare anche su investimenti destinati all’industria manifatturiera, cioè ai pneumatici (il comparto cavi, di cui Pirelli deteneva il 50% della produzione mondiale, è stato venduto qualche anno fa da Tronchetti alla Goldam Sachs).
P.S. I dipendenti diretti di Telecom-Tim sono 83 mila. E’ l’unica cifra che non si trova in paginate piene di debiti e di mappe societarie.