«No alle deroghe»

Landini (Fiom): «Contratto in vigore fino al 2012, non c’è bisogno di disdirlo»

Se Fiat e Federmeccanica andranno avanti con le deroghe dovranno fare i conti con il vecchio contratto, che resta in vigore fino alla fine del 2011. Lo dice il segretario generale della Fiom Maurizio Landini in una intervista all’Ansa, secondo il quale «Federmeccanica può disdire il contratto del 2008, ma quell’accordo può essere sostituito solo da un nuovo contratto firmato da tutti i soggetti. Il problema di un contratto normativo resta». «Ci sono regole precise nel contratto 2008 che indicano quando si può presentare una piattaforma, e da questo punto di vista noi abbiamo intenzione di stare dentro le regole», spiega il segretario della Fiom.

Se Federmeccanica dovesse decidere di non convocare nelle prossime settimane la Fiom e di disdire il contratto del 2008, quello firmato anche dalla Fiom, a scadenza «avremo la possibilità di decidere cosa fare, compresa la possibilità di presentare una nuova piattaforma. A quel punto decideremo con i lavoratori la strada migliore da seguire». Nel caso in cui, invece, Federmeccanica convocasse le tute blu della Cgil, «dobbiamo capire su cosa discutere e in applicazione quale contratto. Per noi c’è un contratto che scade nel 2011 ed è chiaro che in quello c’è una normativa che non permette deroghe, ma permette di fare accordi sull’utilizzo degli impianti. Anche la Fiat potrebbe seguirlo, aumentando la flessibilità e l’utilizzo degli impianti. Se si vuole discutere di aumento dei turni la normativa del 2008 permette di farlo. Quindi – ribadisce – mi permetto di sostenere, con il contratto in mano, che non c’è bisogno di deroghe per fare più turni. La necessità di derogare al contratto nazionale non la vedo e i sindacati che lo vogliono devono spiegare ai lavoratori perchè vogliono peggiorare le loro condizioni di lavoro». «Nelle aziende si può contrattare e cercare condizioni e soluzioni innovative stando nel contratto e nelle leggi che ci sono, e questo vale anche per la Fiat. Abbiamo fatto migliaia di accordi, anche di recente, e anche in grandi aziende e multinazionali, che vanno in questa direzione. Non è vero – conclude – che in Italia per investire si devono fare le deroghe».

Landini rilancia, dunque, mentre il ministro per il Welfare Maurizio Sacconi sembra in confusione quando dice che «il dibattito è consolidato, nel senso che c’è un tavolo permanente presso il ministero del Lavoro».

Nel frattempo i lavoratori dello stabilimento Fiat di Kragujevac in Serbia non si fanno dividere dalla decisione dei vertici aziendali di portar lì la produzione della nuova monovolume, spostandola da Mirafiori. Dove domani riaprono i cancelli, ma i cinquemila operai restano ancora una settimana in cassa integrazione. «Non vogliamo compromettere la situazione di nessun lavoratore italiano», ha detto ieri a Trieste Zoran Mihajlovic, del sindacato Samostalni (Autonomi), incontrando la stampa assieme alla Fiom Cgil e La Sinistra e l’Arcobaleno, e la scelta di spostare alcune produzioni in Serbia è «una punizione per i lavoratori italiani». E infatti, aggiunge, a Kragujevac «si è molto indietro» per l’avvio della produzione della nuova monovolume, prevista per «la fine del 2011 ma secondo il sindacato non potrà avvenire prima della metà del 2012».