NO ALLE BASI MILITARI IN SARDEGNA

Non si può parlare dell’isola de La Maddalena senza trattare il problema della presenza delle basi militari in Sardegna. La Sardegna è stata da sempre sottomessa e subalterna al potere centrale: a tutt’oggi concede ettari ed ettari di territorio per basi e installazioni militari italiane e straniere, in misura di molto superiore rispetto al resto del territorio nazionale: il 66% delle servitù militari presenti in Italia sono in Sardegna (come demanio circa 24.000 ettari in Sardegna contro i 16.000 del resto d’ Italia).
La Maddalena continua ad essere fortemente militarizzata, con la presenza a Santo Stefano di due megadepositi sotterranei di carburante navale, più armi e munizioni, essendo sede di Ammiragliato della Marina Italiana.
L’Isola per quasi quarant’anni ha avuto la presenza costante di sottomarini nucleari americani che hanno determinato, non solo una minaccia per la pace, ma hanno avuto effetti devastanti per la salute dei cittadini (+ 177% di casi di linfomi di Hodghins) e per l’ambiente. Tutto questo è stato coperto dal segreto di stato.

Nel 2003, in seguito ad un dubbio “arenaggio” di un sottomarino nucleare (questa la versione ufficiale), le analisi sulle alghe effettuate da un istituto francese di ricerca certificato dal ministero della sanità (Criirad) riscontrarono una concentrazione di torio 234 radioattivo quattrocento volte superiore al normale.
La Sardegna, così pesantemente gravata dalla presenza degli insediamenti militari, necessita di una seria politica di smilitarizzazione con stanziamenti economici finalizzati soprattutto alla bonifica dei siti inquinati dai poligoni e dalle basi e che deve essere accompagnata da una politica per l’occupazione e per lo sviluppo.
Al contrario i poteri centrali dello Stato approfittano ogni giorno di più della condizione di asservimento dell’isola, aggravandone l’esposizione al rischio nucleare (sperimentazioni all’uranio impoverito nel poligono di Quirra ).

Come comitato sardo contro il G8 crediamo necessario creare un forte movimento di massa per richiedere:
una seria ed accurata indagine sugli effetti dell’uranio impoverito, dell’arsenico e della radioattività sulla salute delle popolazioni locali, sulla flora e la fauna, sul territorio e l’ambiente;
l’osservanza delle leggi italiane e delle norme europee ed internazionali che impongono il principio di precauzione cioè la sospensione di tutte le attività che potrebbero esporre la popolazione e l’ ambiente a rischi;
che si disponga un risarcimento adeguato ai cittadini colpiti dalle malattie derivanti dal contatto con le sostanze ed i materiali radioattivi utilizzati nelle esercitazioni militari;
che le strutture dismesse siano acquisite dalle Amministrazioni Pubbliche per la loro riconversione ad usi civili, culturali ed economici;
la cessazione dell’ occupazione militare della Sardegna.

Nell’ipotesi in cui venga confermata l’intenzione di convocare il G8 ambiente in autunno, proprio a La Maddalena, le organizzazioni aderenti al controvertice del G8 , organizzeranno specifiche sessioni su questi argomenti.

I lavori per il G8 alla Maddalena hanno comportato un vero e proprio scempio ambientale a causa della assoluta mancanza di un serio piano di risanamento del territorio maddalenino, dopo quarant’anni di “abuso” militare.
Infatti, sotto il Governo Prodi è stata conferita la “qualificazione di riservatezza e segretezza” imponendo che “la sicurezza e le ragioni di Stato” prevalessero su tutto il resto. Con questo provvedimento è stato possibile derogare leggi statali e regionali sui vincoli ambientali e predisporre procedure accelerate per le norme sulle gare d’appalto. Con il segreto di stato è stato possibile violare le più semplici regole urbanistiche e ambientali.
Tutto questo ha determinato l’avvio di una procedura sanzionatoria dell’Unione Europea, che – in seguito ad una petizione popolare – ha inviato all’Italia ben due richiami sui rischi per l’ambiente nei lavori previsti per il summit del G8.
Il paradosso è che ciò è avvenuto in una zona che, con legge dello Stato, era diventata parco Nazionale (unico parco naturale al mondo con i sommergibili nucleari al centro). La stessa normativa individuava nell’Ente Parco l’unica istituzione titolata a stabilire la destinazione d’uso dei beni militari dismessi, ma le deroghe hanno fatto si che questi beni, che è utile sottolineare, erano beni demaniali, quindi pubblici, della collettività tutta e in particolare del popolo sardo, sono stati regalati ai privati.
logo_cuntraIl caso più clamoroso è quello del cosiddetto albergo fortezza, che doveva ospitare “i potenti del mondo”, costruito con i soldi pubblici e dato in gestione alla Mita Resort del gruppo Marcegaglia. (Emma Marcegaglia è il Presidente nazionale di Confindustria).
Ben prima dello spostamento del vertice a L’Aquila, in Sardegna abbiamo assistito, in primo luogo alla regalia di beni, terre e strutture nostre ai privati; in secondo luogo, al dirottamento dei soldi regionali dei FAS (Fondi per le aree sottoutilizzate) per convertire questi beni in hotel di lusso e, in ultimo, al taglio dei finanziamenti per le infrastrutture.
Berlusconi dopo aver tanto esaltato nel corso della campagna elettorale per le regionali la realizzazione della Sassari-Olbia a quattro corsie, ne ha sottratto i fondi immediatamente dopo la vittoria elettorale, quindi a G8 ancora previsto in Sardegna.
Identica cosa è avventa per l’allungamento della pista nell’aeroporto di Olbia e per la viabilità di accesso; per il sistema stradale di Arzachena; per la nuova stazione delle ferrovie a Olbia e per i lavori sul molo di levante a Porto Torres.
Con il G8 ancora previsto il Sardegna il Governo centrale ha disposto tagli esclusivamente per quelle opere che sarebbero state fruite dall’intera collettività e non solo da chi può permettersi vacanze di lusso in alberghi esclusivi del gruppo Marcegaglia.
La prima conseguenza dell’improvviso e inaspettato spostamento del G8 è stata l’incertezza sull’ultimazione dei lavori a La Maddalena, con grande preoccupazione per quei privati che pensavano di realizzare beni di lusso con soldi pubblici.
E’ evidente che La Maddalena non può diventare l’isola delle incompiute o degli ecomostri e sicuramente verrà realizzato quello che era il progetto a lungo termine: l’estensione della Costa Smeralda, ma a spese di chi?
Inizialmente il Governo aveva disposto che tutte le opere alla Maddalena devono essere ultimate, compresa la Sassari-Olbia ma a spese della Regione e degli enti locali, cioè del Comune della Maddalena. In realtà la Regione Sardegna ha finanziato tutte le opere previste – comprese tutte le infrastrutture – utilizzando i soldi dei FAS. Non è quindi pensabile che le paghi due volte, destinando i soldi già stanziati in Abruzzo.
Per quanto ancora oggi il Governo dichiari che tutte le opere, compresa la Sassai-Olbia e tutte le altre infrastrutture previste, saranno realizzate nei tempi stabiliti, non è chiaro quali debbano essere gli stanziamenti necessari e a carico di chi debbano pesare.
Mentre prosegue questa inaccettabile ingerenza sull’utilizzo delle risorse pubbliche dei sardi, Berlusconi dichiara di volere investire risorse in Sardegna e alla Maddalena, perché diventino sede di summit internazionali.
Se ciò avvenisse saremmo di fronte ad un ulteriore furto della nostro territorio, ad uso e consumo dei potenti della terra, con stanziamenti che sarebbero finalizzati esclusivamente all’organizzazione dei vertici, quindi senza alcun vantaggio per il popolo sardo, nemmeno sul piano economico.
Siamo contrari allo svolgimento del G8 ovunque lo si faccia e a qualsiasi summit dei potenti della Terra, in quanto consideriamo le loro politiche causa principale delle disuguaglianze che esistono tra le popolazioni del pianeta e crediamo che sullo scempio del territorio causato dai lavori fatti a La Maddalena e sulla gestione e destinazione dei finanziamenti pubblici vada fatta una seria inchiesta giudiziaria.