No alla sospensione, impiccati domenica

Nessuno potrà fermare l’esecuzione di Barzan al Tikriti e Awad al Bandar – il fratellastro di Saddam Hussein e un alto giudice del tribunale speciale condannati a morte con l’ex presidente iracheno lo scorso 5 novembre – che dovrebbe aver luogo domenica al termine della «festa delle forze armate». Lo ha sostenuto ieri Sami al Askaar, consigliere politico del primo ministro iracheno Nouri al Maliki considerato da alcuni – insieme a Mowafak al Rubaie il Consigliere per la sicurezza nazionale – l’autore del video-Shock con gli insulti a Saddam Hussein negli ultimi istanti della sua vita. Un video che ha messo in risalto il carattere settario-confessionale dell’esecuzione che sarebbe stata portata avanti, come ha scritto ieri il giornale iracheno indipendente «Az Zaman» direttamente dalle milizie sciite dei partiti al governo (la Badr Brigade addestrata dalle guardie della rivoluzione iraniane e l’esercito del Mahdi di Moqtada al Sadr) e non dal drappello di funzionari del ministero degli interni che era stato indicato in un primo momento. Secondo il giornale uno dei boia di Saddam Hussein potrebbe essere un certo Abu Dar, noto capo di uno squadrone della morte sciita, cacciato persino dall’esercito del Mahdi di Moqtada al Sadr per le sue esecuzioni sommarie ai danni di cittadini sunniti o sciiti contrari alla sua milizia. Smentito invece che all’esecuzione potesse essere presente l’esponente sciita radicale Moqtada al Sadr.
Nel tentativo di giustificare l’ingiustificabile gazzarra contro il condannato negli ultimi istanti di vita – ma sembra anche dopo con violenze commesse contro il cadavere e la distruzione dei suoi effetti personali – un consigliere del premier al Maliki – ha sostenuto che la sala dell’esecuzione sarebbe stata «infiltrata» da elementi esterni e che una guardia sarebbe stata «arrestata ma non incriminata» per aver girato il video con un telefonino. Un tentativo degli Usa, del governo al Maliki e del ministero degli interni di scaricarsi delle proprie responsabilità nell’esecuzione della condanna. Alla richiesta dell’Alto Commissario dell’Onu per i Diritti Umani, Louise Arbour, di una sospensione della sentenza di morte contro Awad Hamed al Bandar e Barzan Ibrahim al Tikriti – condannati a morte assieme a Saddam per il massacro di 148 abitanti del villaggio sciita di Dujail nel 1982 sospettati di aver collaborato con un commando che aveva attentato alla vita del presidente – un portavoce del parlamento iracheno ha sostenuto che «L’esecuzione dei due non è una vendetta» ma «l’esecuzione della giustizia divina». Intanto cominciano ad emergere altri particolare sull’impiccagione di Saddam Hussein. Secondo il rapporto del medico legale iracheno che ha assistito all’esecuzione reso noto ieri da «al Arabiya», l’ex presidente iracheno non sarebbe morto subito dopo l’apertura della botola ma al termine di un’agonia di circa un minuto. In attesa che il boia continui nella sua opera la Casa Bianca ha lanciato oggi un appello alle autorità irachene – come se non si trattasse del vero potere in Iraq e come se i consiglieri e i militari Usa non fossero stati protagonisti del processo, della detenzione e della logistica dietro l’esecuzione – perché le prossime esecuzioni in programma «siano effettuate nel modo più appropriato possibile».
L’esecuzione di Saddam Hussein sembra aver compattato ancor più la comunità sunnita irachena ma avrebbe suscitato lo sdegno anche di vasti settori di quella sciita in particolare di quelle tribù, che sono in Iraq la maggioranza, le quali, a differenza di quanto avviene in altri paesi, hanno dei rami sunniti e altri sciiti, o, in molti casi, misti. Significativi da questo punto di vista sia gli incidenti scoppiati nel paese di al Shatra nella provincia di Dhi Qar (vicino a Nassiriya) dove un centinaio di abitanti ha attaccato un posto di blocco delle milizie di Moqtada al Sadr uccidendo sei miliziani, sia le delegazioni giunte a Tikrit in questi giorni dal sud del paese da Kerbala (dove ieri è stato ucciso un alto esponente sciita presidente del locale tribunale speciale filo-iraniano), Nassiriya (dove i movimenti filo-iraniani hanno comunque organizzato ieri una manifestazione ad al Rifai pro-impiccagione), e dalla stessa Dujail (55 chilometri a nord di Baghdad). Il luogo dove avvenne nel 1982 il fallito attentato a Saddam e la successiva rappresaglia per la quale l’ex presidente e i suoi aiutanti sono stati condannati a morte. A capo della delegazione arrivata ieri a Tikrit, c’era lo sheik Mahmud al Fatlah il quale si è lamentato con la stampa del fatto che molti abitanti avrebbero voluto testimoniare al processo ma sarebbe stato loro impedito dalle autorità che avrebbero convocato solamente «gli abitanti dei partiti al governo e membri dell’intelligence di Tehran». «E poi – ha continuato lo sheik di Dujail – che dovremmo dire a proposito dei 400 cittadini del nostro villaggio uccisi dalle truppe di occupazione e dal governo settario in questi mesi? Quando ci sarà questo processo?».