«No» al Grande Fratello

Voglia di controllo. I quattro «poliziotti» vorrebbero conservare traccia di conversazioni telefoniche, Sms e messaggi scambiati via Internet
Messa in guardia «La direttiva dovrà rispettare i diritti fondamentali. Se non lo farà non sarà solamente inaccettabile ma anche illegale»
L’Eurparlamentoall’unanimità boccia le proposte liberticide avanzate da Regno unito, Francia, Svezia e Irlanda per «proteggerci» dal terrorismo

All’unanimità il Parlamento europeo dice No al Grande Fratello disegnato da Regno unito, Francia, Svezia ed Irlanda per proteggerci, in teoria, dal terrorismo. I quattro vogliono conservare le tracce delle conversazioni telefoniche, quelle lasciate dagli Sms e pure quelle dei messaggi scambiati via internet. Oltre a ciò avere accesso ai dati degli abbonati e degli utenti, il tutto per un periodo che varia dai 12 ai 36 mesi. Sono esclusi i contenuti delle conversazioni. Comunque troppo per l’Eurocamera: che gli stati provino «l’inconfutabile necessità» della conservazione dei dati e poi forse se ne potrà riparlare, dice infatti Strasburgo. Al momento il «rapporto tra mezzi e scopi appare infatti poco equilibrato – si legge nel testo approvato – le misure in esame non sono né idonee né indispensabili e i loro effetti sugli interessati appaiono eccessivamente duri». Oltre a ciò non viene per nulla esclusa la «violazione dell’articolo otto della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo» visto che appare difficile la compatibilità della norma con «una società democratica». Lunedì era Peter Hustinx, alias il Garante europeo per la protezione dei dati, a bollare come «non necessaria» la proposta ed a mettere in guardia gli stati: «la direttiva dovrà rispettare i diritti fondamentali, se non lo farà non sarà solamente inaccettabile ma anche illegale».

La relazione votata a Strasburgo e redatta dal liberale tedesco Alexander Nuno Alvarez sottolinea una marea di problemi che vanno dalla base giuridica, all’utilità, passando per i costi e finendo dritti dritti sulla privacy. A spingere ieri per un risultato tanto rotondo di Strasburgo concorrono quindi vari fattori, tra cui il primo è una faccenda interna all’Unione europea: già a luglio l’Eurocamera ha rigettato il progetto perché gli stati tagliano fuori dal processo legislativo proprio il Parlamento, oltretutto in un materia tanto delicata. Da luglio ad oggi il Regno unito è ripartito all’attacco sfruttando gli attentati di Londra ed il suo ruolo di presidenza di turno (peraltro un ruolo abbastanza secondario, visto che non ha fatto nulla o quasi) per rilanciare questa proposta in realtà scritta nel lontano aprile 2004. D’altronde per il ministro britannico agli interni Charles Clarke noi europei siamo «disposti a rinunciare ad alcuni diritti per la sicurezza», mentre per il commissario agli interni Franco Frattini la sicurezza è il primo dei «diritti fondamentali».

Pure con queste discutibili basi, la norma non fa strada. Non c’è accordo neppure tra i 25 visto che Germania, Finlandia ed Olanda sono assai preoccupate per i costi aggiuntivi che cadono sulle compagnie di telecomunicazione. Gli stessi rappresentanti delle Tlc tenevano sotto assedio i ministri della giustizia e degli interni riuniti (senza accordo) a Newcastle lo scorso 8 e 9 settembre mostrando i rischi per la competitività delle imprese continentali e chiedendo in cambio un sistema di compensazione. Per cercare di superare questo stallo Frattini ha presentato il 21 settembre una proposta di direttiva che prevede tempi più corti (sei mesi per internet e 12 per le telefonate), coinvolge nel processo il Parlamento europeo e che prevede degli aiuti alle Tlc. Pure così non finiscono comunque i problemi perché, pur migliorando il testo, Frattini dimentica di risolvere la questione dell’accesso ai dati lasciando quindi aperte questioni legali e di garanzia.

Adesso arriva pure la seconda chiarissima battuta d’arresto del Parlamento. Il voto boccia completamente la proposta degli stati e lascia aperto un dialogo con il testo di Frattini, ma pure così rimangono dei dubbi di fondo, a partire dall’utilità. Il relatore sottolinea come sia facile fregare la misura, acquistando, per esempio, carte telefoniche tramite prestanome, oppure usando telefoni cellulari di operatori stranieri, o cabine telefoniche pubbliche. Per l’e-mail, si va dalla modifica dell’indirizzo IP all’uso diretto di provider che hanno la loro sede al di fuori dell’Europa e non sono soggetti ad alcun obbligo di conservazione. Poi la registrazione dei soli dati internet porterebbe ad un volume di dati cartacei «corrispondente a dieci montagne alte dalla terra alla luna» (pertanto difficili da trattare) mentre i costi per gli operatori telefonici sarebbero pari a 180 milioni all’anno per le grandi imprese condannando invece le piccole al fallimento.

In conclusione arrivano i consigli: recepire pienamente la Convenzione sulla criminalità informatica del Consiglio d’Europa (che prevede la selezione dei soggetti da controllare) ed il miglioramento della cooperazione transfrontaliera. Così si possono raggiungere – assicura Alvarez – i medesimi obiettivi senza inutili costi per i diritti e per le imprese. Londra è però ben intenzionata a andare avanti sulla strada del Grande Fratello seguendo la via della decisione quadro, quella che lascia fuori il Parlamento, ed usando eventualmente in seconda battuta la direttiva scritta da Frattini e che il Commissario conta di approvare entro fine anno, Parlamento permettendo. Ma non sarà facile, il voto di ieri lo conferma.