Niente più Ici su scuole e cliniche cattoliche

Sì in Senato alla norma che allarga le agevolazioni agli immobili religiosi a carattere commerciale. L´opposizione: regalo elettorale

ROMA – Non bastavano i 3 miliardi di tagli alle spese correnti disposti in Finanziaria, un´altra mazzata sta per abbattersi sui già tartassati comuni italiani. Costretti a subire, se il progetto della maggioranza andrà in porto, anche lo scippo dell´Ici sui beni di proprietà ecclesiastica.
L´articolo 6 del decreto Infrastrutture approvato martedì in Commissione Lavori Pubblici del Senato, infatti, estende le agevolazioni previste per i luoghi di culto agli immobili religiosi utilizzati per fini commerciali. In pratica, se finora l´Ici non doveva essere corrisposta per chiese, oratori, conventi e monasteri, la nuova legge allargherebbe l´esenzione a scuole private, case di cura, ristoranti e foresterie appartenenti a istituzioni cattoliche. Con un danno calcolato dall´Anci in almeno 300 milioni di euro, 25 dei quali solo a Roma. Stima che potrebbe però peccare per difetto: solo le strutture destinate all´ospitalità (case per ferie, colonie, pensionati e simili) sono circa 3.000 in tutta Italia.
Oggi il provvedimento approda in aula, mercoledì andrà al voto. Bollato come «favore per ottenere vantaggi elettorali» Ds, Margherita e Verdi sono pronti a dare battaglia. «La sommatoria Finanziaria-decreto sarà disastrosa: la volontà del governo di strangolare gli enti locali sta andando oltre ogni immaginazione», attacca il senatore ds Esterino Montino, primo firmatario dell´emendamento per lo stralcio dell´articolo 6. Considerato incostituzionale: intanto perché crea «grave disparità e discriminazione» in quanto riguarda esclusivamente gli enti cattolici. «Non solo viene favorita una confessione rispetto alle altre», argomenta Montino, «ma le conseguenze di tale regalia vengono fatte pagare a tutti i cittadini». Le amministrazioni rischiano in effetti di dover ridurre i servizi o aumentare le imposte locali. Senza contare gli effetti sul mercato, che vedranno le attività commerciali “laiche” pagare l´Ici, mentre le sue concorrenti religiose saranno esentate.
Non è l´unica stranezza contenuta nel decreto: «L´articolo 2», spiega ancora Montino, «prevede la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili nei Comuni con più di 300 mila abitanti: una norma ad hoc per Catania. In regioni come la Calabria, che ha il più alto numero di occupati a tempo, non c´è una città così grande. Verrà completamente tagliata fuori». Inevitabile la conclusione: «Il decreto era nato per rendere più efficienti alcune infrastrutture, a partire dalle dighe: Berlusconi e la sua maggioranza l´hanno piegato a fini elettorali, facendo pagare il conto ai cittadini».