Neutralizzare il ruolo della Scuole e dell’Università nella formazione dei cittadini

*Coordinamento Nazionale Giovani Comunisti

In questo quadro di regressione economica e sociale, la questione giovanile non è una semplice questione generazionale. Essere giovani, oggi, in Italia significa trovarsi in una condizione di particolare esposizione all’attacco delle politiche neoliberiste, che producono incertezza, precarietà, mercificazione di tutti gli aspetti della vita dei giovani. Per questo, all’interno dei movimenti, i giovani, esprimono il totale rifiuto dei guasti prodotti dal governo di destra, sono portatori di una critica radicale nei confronti di un modello di società intollerabile.

Le occupazioni, le manifestazioni di queste ore, raccontano che gli studenti, assieme ai lavoratori, i precari, i genitori, non vogliono restare a guardare lo smantellamento della scuola pubblica e con forza rivendicano il diritto al sapere e alla cultura come patrimonio universale. Vogliano riforme e cambiamenti della scuola e dell’università che partano da loro, perché la scuola la vivono ogni giorno. Rivendicano maggiori investimenti per la scuola e per il mondo della conoscenza, che non possono essere considerati come spese da tagliare ma come risorse indispensabili per il loro futuro. Sono convinti che l’accesso al sapere e alla conoscenza per tutti, nel nostro tempo, sia la vera sfida per costruire democrazia e pari opportunità. Si battiamo per una scuola pubblica di qualità, dove lo studente possa studiare indipendentemente dalla propria cultura, religione, sesso, condizione sociale. Una scuola che valorizzi il protagonismo studentesco, dove sia data voce ai diritti. Rigettano progetti come quelli contenuti nella riforma Gelmini, che mira alla privatizzazione delle scuole e all’annullamento del ruolo degli studenti.

Il governo sta conducendo un attacco senza precedente all’istruzione pubblica, attraverso una “riforma” priva di qualunque fondamento pedagogico e culturale. Calpesta i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione, il diritto allo studio e il diritto al lavoro stabile e tende a neutralizzare il ruolo della scuola e dell’università nella formazione dei cittadini.

Il movimento studentesco, in queste settimane, è sceso in piazza al fianco dei lavoratori per rivendicare un futuro dignitoso, libero da precarietà e sfruttamento. Privatizzare le scuole e le università è pienamente in linea con quello che appare a tutti come il modello Pomigliano. In Italia non si vogliono più masse consapevoli pronte a rivendicare e difendere diritti ma persone docili, schiavi ricattabili e senza le conoscenze adatte per rispondere con forza. Il Collegato Lavoro, approvato, cambierà la vita a studenti e lavoratori in maniera indifferenziata. Dall’apprendistato a 15 anni fino all’arbitrato, questa norma è l’ennesimo colpo per sedimentare un sistema classista.

L’assenza d’investimenti pubblici in scuola, università e ricerca sono il segno, di un Governo che fa una chiara scelta politica: far pagare la crisi a tutto ciò che è “pubblico”, colpendo gli strati sociali più deboli della popolazione. Un paese che disinveste in scuola e università è un paese più ignorante, più precario, più soggetto al controllo. Questo modello trasforma la crisi in uno strumento per realizzare un chiaro progetto politico che dagli accordi del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) alla direttiva Bolkestein dell’Unione Europea ha svenduto l’idea dei servizi e delle politiche sociali al soldo del mercato con un unico risultato: abbassare le tutele e i diritti di ognuno e favorire la speculazione dei privati, come nel caso dell’acqua, della sanità e proprio l’istruzione a tutti i livelli. Negli altri Paesi il taglio alle risorse pubbliche è presente, nessun paese europeo ha pensato di tagliare una risorsa strategica per il futuro di tutti i sistemi produttivi come l’istruzione, l’università e la ricerca. Per capire dove stia andando il nostro Paese basta guardare la scarsa qualità formativa degli studenti italiani di fronte ai loro colleghi europei che l’Ocse ha più volte dichiarato. Nella voce riduzione della manovra correttiva non compare la voce scuole private, mantenendo invariati i finanziamenti deliberati con il via libera della conferenza unificata di circa 130 milioni di euro per il 2010, 10 milioni in più del 2009, che arriveranno dallo scudo fiscale.

Scuola, università e ricerca hanno bisogno d’investimenti costanti e mirati nel tempo, al fine di eliminare le disparità di accesso delle persone e al fine di garantire a tutti i cittadini, i diritti di cittadinanza attraverso l’istruzione.