Nessuna crociata anticlericale, ma rispettare la Costituzione

La lingua affilata come uno stiletto, le parole pungenti come spine. Frasi del cardinale Ruini che escono dalle sacre stanze vaticane e si insinuano nella politica italiana, nella società e prescrivono la condotta che il Parlamento, i partiti e il governo devono e dovranno avere in materia di sacralità della famiglia e di esecrazione dei “pacs” e di tutto ciò che può indebolire l’istituto della famiglia, a cominciare dal concepimento per cui Ruini ritorna insistentemente all’attacco anche sull’aborto e sulla pratica omicida che ne deriverebbe.
Frasi, concetti, precetti e discipline che però vengono giù come pietre sulle pagine della Costituzione italiana, già così tanto logorata da una riforma che – se non fermata con il voto del prossimo 25 e 26 giugno – farebbe dell’Italia un paese privo di solidarietà sociale, tutto abbarbicato ai campanilismi del nostrano leghismo, faccia semiseria di paure economiche, pseudo-culturali e anche un po’ ancestrali nel ricamo delle simbologie.

Paure, appunto. Tutto muove dai timori: Ruini, infatti, sostiene che “entrambi gli schieramenti politici” devono dare vita ad una dialettica rispettosa, costruendo così rapporti di comunione delle azioni parlamentari, magari cominciando proprio dalla vexata quaestio delle unioni civili.

Lo spauracchio della Chiesa cattolica è l’erosione carsica della famiglia, una destrutturazione di ciò che ritiene essere il maggior collante odierno per non incorrere in quel relativismo di ratzingeriana memoria che svilisce i valori, che mette tutto su un unico piano di giudizio, che, insomma, distribuisce troppa eguaglianza tra le fedi, tra i matrimoni, tra le persone.

Il tentativo è quello di dare una sponda sociale ad una nuova rielaborazione di un fenomeno politico che si è dissolto da qui a quattordici anni: la vecchia balena bianca scudocrociata è dispersa in moltissimi rivoli, piccoli, medi e medio-grandi. C’è chi sta a destra, chi da solo, chi a sinistra e chi la scelta deve ancora farla e si mantiene in un limbo di ricordi e di nostalgie passate.

Il relativismo anche in politica, dunque, non va bene: la ricerca della Chiesa di Ruini e di Ratzinger si inserisce nella spinta propulsiva alla creazione di un parallelismo sociale che sia legato al “palazzo”. Contrastare il progressismo laicista e, parimenti, addolcire le differenze tra centrodestra e centrosinistra per far scivolare al “centro” i reduci e i novizi del democristianesimo cattolico.

Ecco che l’attacco ai diritti civili delle coppie sia etero che omosessuali diviene la bandiera da mettere in mano a tutti i cattolici presenti negli schieramenti, ed ecco che viene alla luce quello che l’ombra del freddo marmo vaticano vorrebbe tenere per sé, sotto un orpello di ipocrisia e di rinato conservatorismo: in nome della difesa della famiglia tradizionalmente concepita (o forse sarebbe meglio dire “tradizionalmente istituita” dal sistema capitalistico oltre due secoli fa) si condanna ciò che si ritiene “bastardo”, non puro e il Vaticano, ancora una volta, vìola il Concordato e si intromette barra a dritta e a tutta forza nelle vicende dello Stato italiano, ancor più subdolamente rispetto ai “benevoli” consigli di monsignor Ruini sulla condotta politico-morale delle forze che siedono sugli scranni di Camera e Senato.

Ma per non apparire troppo demodé, e con un interessato sguardo ai sacri testi, Ruini precisa che la Chiesa condanna ogni discriminazione compiuta verso gli omosessuali. Chissà di chi parla? Ci piacerebbe poter pensare, con un pizzico di malizia, che il cardinale Ruini abbia scoperto che l’amore tra due persone dello stesso sesso non è contro Dio o contro la morale imperante. Che è affetto puro, che si trasmette da una persona ad un’altra e che questo solamente ha importanza. Solo una punitiva concezione del sesso e dei rapporti tra uomo e donna ha condotto la Chiesa a stringere sempre più il campo delle interpretazioni della sfera intima dell’essere umano, così da imporre la propria morale sulle altre senza alcuna via di uscita, privando il relativo del suo ruolo di fomentatore del dubbio e dell’alternativa allo status-quo.

Una nuova stagione politica si apre in queste settimane e può determinare un nuovo corso anche per i diritti del tutto laici e sociali che da troppo tempo aspettano di trovare una soluzione, anche per colmare una vacatio legis che permette al moralismo sacrale della Santa Sede di intrufolarsi negli affari dello Stato e deviarne il corso a beneficio del diritto canonico, non certo della Costituzione repubblicana. Una stagione politica interessante, che Ruini e Ratzinger percepiscono come la minaccia più esplicita ai loro disegni di nuovi contorni politici in una terra di mezzo tra il berlusconismo tramontante e il progressismo che può rinascere e ampliare la coscienza civile di noi tutti. Abbiamo un dovere ben preciso come comunisti, come Rifondazione Comunista: rappresentare insieme a tutte le forze della sinistra la parte che più deve spingere per l’applicazione del carattere esclusivamente laico della Repubblica, evitando crociate anticlericali e di uguale e contrapposta matrice dogmatica, ma stando bene attenti a che si ritorni allo spirito della Costituzione riaffermando quella necessaria e giusta separazione tra Stato e Chiesa che non può consentire a nessuno dei due di ingerire nei fatti, nella vita e nella morale dell’altro.