«Nessun dubbio morale sulla Quercia ma eviti l’appoggio ai finanzieri amici»

ROMA – Di intercettazioni non vuole parlare perché «sono un elemento spurio e inquinante, sabbie mobili in cui rischia di affondare la politica». Ed è proprio una linea di ritorno alla politica che Fausto Bertinotti sceglie per Rifondazione.

Intercettazioni o no, esiste un problema di rapporto tra affari e politica?
«Assistiamo a un terremoto di scalate, nuovi assetti di potere economico… Affrontiamolo riprendendo subito i lavori parlamentari per avviare una grande inchiesta sul capitalismo italiano e per fissare norme di comportamento: a partire dallo stop ai rapporti informali tra politica ed economia. I contatti con i poteri forti devono essere resi pubblici».

Norme da definire anche con chi magari appare averle già concretamente o moralmente violate?
«Ma le regole ancora non ci sono. E poi va stabilito se sarebbero state violate o no…».

E’ stata sollevata una questione morale per i Ds. E Fassino la considera «un’ aggressione quotidiana» sferrata da chi, nel centrosinistra, spera di «lucrare qualche voto».

Fa i nomi di Mastella e il suo.
«Fassino reagisce con un eccesso di legittima difesa. Dovrebbe distinguere. Io non ho mai parlato di una loro questione morale, ho avanzato delle critiche politiche e su queste aspetto risposte. Per esempio, per me è sbagliato il loro comportamento rispetto alle forze emergenti del capitalismo italiano».

Così si torna a intercettazioni e moralità…
«No. Non muovo nessuna accusa di immoralità ai Ds. Voglio mettere fuori discussione la loro onorabilità e avviare invece un dibattito sulle forze sociali in campo e su come queste si devono alleare. Chiedo di parlare di politica economica, pongo domande di fondo: per esempio, è vero o no che dei signori accumulano plusvalenze gigantesche ed esentasse? E che queste servono per successive nuove scalate? Mi sembra un’ operazione di pulizia e di strategia da cui forse emergerebbe una mappa a sinistra diversa da quella che oggi appare».

Nessun problema a dibattere con gli interlocutori che ci sono, né a confermare le sue alleanze?
«Ripeto: non esiste un problema morale con i Ds. Nessuno può certamente paragonare il gruppo dirigente della Quercia con quello dc o craxiano».

Si mettono al centro i Ds, eppure dalle intercettazioni emergono i nomi di Rutelli, Marrazzo, Boselli; e di vari esponenti del governo.
«Il governo ha responsabilità enormi per la sua latitanza. Berlusconi è al centro della vicenda Rcs… Ma io continuo a voler restare fuori dal terreno delle intercettazioni. Sulla Quercia forse si concentra la malizia di certi critici e un eccesso di difesa da parte degli stessi diessini».

Secondo lei Unipol vuol dire Ds?
«Penso che chi sceglie in base all’ imprenditore e al finanziere amico si sbaglia. Perché oggi si tratta di relazioni privilegiate, non di alleanze stabili, ma tattiche. Non è più il tempo del collegamento strategico Lega delle cooperative-Pci: non può più esserlo se il movimento della cooperazione diventa soggetto forte della riorganizzazione dei poteri economici».

Un movimento cooperativo ha diritto di essere impresa?
«Lo è sempre stato, con la grande distribuzione. Unipol deriva dalla cooperazione, ma è una compagnia di assicurazioni. Mi domando solo se può prendere il controllo di una banca quattro volte più grande di lei: non è un grande rischio, non farebbe meglio a darsi altre missioni?»

Fassino propone un patto Berlusconi-Prodi per cambiare il governatore di Bankitalia.
«Sono sempre contrario a intese su istituti indipendenti. Al contrario, sia Fazio a decidere cosa fare, visto lo stato di precaria autorevolezza in cui ormai versa la Banca centrale».