Neoliberismo, il figlio legittimo del terrorismo di Stato

I 30 anni dal colpo di Stato del 24 marzo ’76 in Argentina, venerdì scorso, hanno messo in luce nuovi aspetti di una delle vicende più drammatiche del ventesimo secolo. Questa volta però, il tema non è stato circoscritto ai desaparecidos, alle terrificanti torture e ai voli della morte in cui venivano gettati in mare, ancor vivi, migliaia di «oppositori». La denuncia della violazione dei diritti umani ha fatto un altro passo. L’imputato ora è il modello economico che ha distrutto l’economia e costretto alla fame milioni di persone. In Argentina, paese esportatore di alimenti, con una popolazione di 36 milioni di abitanti, ma in grado di dare da mangiare a 300 milioni, c’è denutrizione. Questo è stato il vero miracolo del modello neoliberista. Oggi, dopo tre anni consecutivi di crescita economica a ritmo «cinese» oltre il 40% della popolazione è ancora sotto la soglia della povertà. Sempre ci siamo chiesti il perché annientare le persone con la tortura, perché distruggere i loro corpi o fargli scomparire. Anche se non esiste nessuna logica in grado di giustificare l’inumano, i motivi che hanno spinto i militari non erano solo politici, non si trattava soltanto di creare il panico per sconfiggere sul nascere qualsiasi resistenza. Loro obiettivo andava oltre. Il terrore di Stato e gli squadroni della morte erano necessari per impiantare un modello economico, quello neoliberista. Per l’anniversario del golpe Néstor Kirchner si è recato nella «tana dei lupi». Lui che si definisce «figlio delle Madri di Piazza di Maggio» non è andato con loro insieme alle migliaia di manifestanti. Kirchner ha voluto parlare in faccia ai militari e si è recato nella principale caserma dell’esercito. Ha fatto riferimento alla violazione dei diritti umani da loro compiuta e ha ripetuto quel Nunca más, mai più un colpo di stato, mai più quelle atrocità. Nel suo discorso però, ha voluto fare un nome, ha voluto accusare qualcuno e questo qualcuno non era un militare, ma uno rimasto finora al di fuori di ogni accusa: Alfredo Martínez de Hoz, ministro dell’ economia del generale Jorge Videla. Il progetto economico della dittatura militare argentina (1976-83) non era altro che la rielaborazione di quello messo in atto tre anni prima da Augusto Pinochet in Cile. In entrambi i casi si trattava di privatizzare l’economia, ridurre la partecipazione dello Stato, affidare i servizi pubblici a settori privati, aprire le porte al capitale internazionale e ai prodotti importati. I principi dell’economia neoliberista si traducevano in abbattimento delle tariffe doganali e del costo del lavoro e della pressione tributaria per favorire gli investimenti stranieri. Il Cile di Pinochet era diverso da quello di Videla solo nella tecnica repressiva. Ora Kissinger raccomandava di fare in fretta. Gli stadi pieni di detenuti politici del primo erano controproducenti, meglio desaparecidos. La politica economica era la stessa e arrivava fresca da Washington che voleva mettere alla prova un nuovo modello economico, quello dei cosiddetti Chicago boys, che diffusero poi il loro in tutto il mondo come «il modello». Il Fondo monetario internazionale ha adottato questo modello come proprio. Successivamente gli Usa, dopo il crollo dell’Unione sovietica, hanno subordinato, attraverso l’obbligato «Consenso di Washington», ogni aiuto economico al rispetto di questi principi. Quali erano? disciplina fiscale, tassi di cambio «competitivi», liberalizzazione del commercio, apertura agli investimenti stranieri, privatizzazione e deregulation. Il crollo della pianificazione centralizzata e del socialismo sovietico lasciava lo spazio vuoto ad una nuova organizzazione della vita economica e politica. Il «Consenso di Washington » e l’ideologia del mercato hanno voluto occupare quello spazio come quadro teorico di riferimento. E ci sono riusciti. Oggi l’etica è regolata dalla legge dell’offerta e domanda. La morale non si occupa più dei valori. Il bene e il male sono giudicati dal dio mercato. In Argentina, la crisi di dicembre 2001 a messo fine a questo modello. Il fallimento dell’Argentina, insieme all’impoverimento di tutta l’America latina è la conseguenza di queste politiche. Ora il subcontinente cerca di voltare pagina. Risalire la china della povertà lasciata è un compito non facile. Come dice Hebe Bonafini, presidente delle Madri di Piazza di Maggio «oggi i nuovi desaparecidos sono i giovani senza lavoro», sono gli esclusi le nuove vittime del terrore. Un terrore democratico, dove tutto si può scegliere tranne le cose importanti. A quelle ci pensa Washington.