Nell’era di Tony Blair il terrore viaggia con l’arte

Dici graffiti in Gran Bretagna e subito pensi a Bristol. E se pensi a Bristol non puoi che dire Bansky. Molti dei suoi graffiti sono ancora in bella mostra sui muri della città. Anzi l’ultimo, apparso in una notte di ottobre sul muro di un consultorio familiare, è diventato oggetto di un acceso dibattito tra il council (il consiglio di quartiere) proprietario del consultorio e del muro firmato da Bansky, gli utenti del consultorio e i residenti.
Il council era indeciso se dare una bella imbiancata al muro colpito, e così ha aperto un forum sul suo sito in cui chiede ai residenti di dire la loro, visto che gli utenti (e i medici) del consultorio hanno chiesto che il graffito fosse lasciato. I risultati di questo singolare referendum si sapranno a giorni. Ma se il council di Bristol ha scelto una via morbida alla questione dei graffiti sui muri, lo stesso non hanno fatto molte città inglesi, compresa Londra, dove questa forma di arte metropolitana è considerata semplicemente un atto vandalico. Imbrattare i muri va punito, dice la maggior parte dei governi locali, perché ripulire costa un sacco di soldi alla comunità. E poco importa se in realtà molti di questi graffiti donano alle città, alle periferie, alle grige stazioni delle metro, ai treni malandati, colore, identità, personalità, speranza. La parola d’ordine del governo new Labour di Tony Blair è stata e continua ad essere, repressione. I numeri, in questo senso, parlano chiaro. Da quando è al potere, cioè dal 1997, il governo Blair ha creato 3023 nuovi reati. Quasi una nuova offesa al giorno, con conseguente pena. Di questi 3023 nuovi reati, 1169 sono stati dibattuti e votati in parlamento. Gli altri sono stati varati come poteri aggiuntivi alla polizia o alle municipalità. Così è diventato un reato vendere scoiattoli grigi, improvvisarsi uno di quei pensionati muniti di paletta che aiutano i ragazzini ad attraversare la strada, ma anche non nominare un vicino come addetto all’allarme della nostra casa (o allarme anticendio), fosse mai dovesse scattare accidentalmente quando siamo in vacanza.
Ma è punibile con il carcere anche il genitore che sa che il figlio marina la scuola e non lo denuncia, o il genitore che lascia uscire di casa, dopo le nove di sera, i figli con meno di sedici anni. Coprifuoco e divieti per controllare i comportamenti cosiddetti anti-sociali si sprecano sotto l’era Blair.
E poi naturalmente ci sono le leggi contro i graffiti. È vietato vendere pittura spray ai ragazzi con meno di sedici anni (il sindaco di Londra, Ken Livingstone ha posto il bando ai minori di 18 anni). Il divieto viene giustificato con gli esorbitanti costi per la pulizia dei muri e dei treni. Livingstone sostiene di dover pagare 100 milioni di sterline l’anno per ripulire la città di scritte e murales non richiesti. Mentre Connex, una delle compagnie di treni private, dice che spende 5 milioni l’anno per ripulire i vagoni. La nuova legge contro i comportamenti anti-sociali (entrata in vigore nel 2003) concede inoltre alle municipalità il potere di multare chi viene colto a dipingere un muro o a scrivere in una cabina del telefono.
Per il governo la graffiti art non è arte bensì «vandalismo che peggiora la qualità della vita dei cittadini di un quartiere». Il Borough of Kensington and Chelsea (uno dei quartieri bene di Londra) ha dichiarato di aver rimosso graffiti per ben 50mila piedi quadrati, cioè l’equivalente di 45 campi da calcio. Per i comuni e la polizia i graffiti sono criminicontro l’ ambiente. E come tali vanno puniti. A Manchester un giudice ha condannato a ben 10 mesi di galera due artisti di strada. Per chi denuncia i graffitari impenitenti, poi, ci sono premi di 500 sterline, una sorta di taglia sulla testa dell’artista di strada. Che, se ritenuto colpevole di comportamento anti-sociale, può essere espulso dal quartiere dove vive anche per anni.
Ma forse la misura più controversa e assurda è quella che permette alla polizia di entrare nelle classi e fotografare gli scarabocchi o i disegnini che i ragazzini fanno nei loro quaderni o in foglietti salva vita durante le lezioni più noiose. I poliziotti sequestrano i quaderni e fotografano i disegnini che poi vanno a creare un enorme database. Tratti particolari, firme, segni originali vengono poi messi a confronto con i graffiti delle metro e dei muri dei quartieri periferici per cercare di individuare presenti o futuri artisti di strada. Gli atti vandalici (in cui rientrano anche i graffiti) generalmente sono puniti con un massimo di tre mesi in carcere che diventano sei se l’artista è recidivo.
Per fortuna esistono anche eccezioni come Bristol. Bansky ha fatto successo ed è andato ad imbrattare i muri di Los Angeles, New York e di molte città europee, oltre ad aver realizzato una delle copertine dei Blur. Memorabile rimane comunque la sua scritta a caratteri cubitali comparsa qualche anno fa allo zoo di Londra, davanti alla gabbia dei pinguini: «siamo stufi di mangiare pesce».
A Bristol sono attivi altri artisti, o terror-artists come amano definirsi, Sickboy, Ghostboy, Feek, Yaka, Ponk. Anche uno dei musicisti dei Massive Attack, Robert Del Naja, era un terror-artist molto attivo negli anni ’80. Come Goldie, oggi apprezzato dj e produttore.