Nel Prc la fronda dei fiorentini: troppi sconti a Prodi

Mentre Franco Giordano accelera, e alla direzione del suo partito lancia l’idea di avviare «entro l’anno» una forma di tesseramento unitario tra le forze che lavorano per l’unità a sinistra, nel Prc crescono le aree di dissenso, E si fanno sentire. Se infatti piuttosto attesa è la reazione negativa di esponenti delle minoranze interne dell’ultrasinistra come Fosco Giannini, leader dell’«Ernesto», area in odor di scissione, fa rumore la linea critica portata avanti da molti circoli di Firenze e provincia. La fronda, infatti, anche se numericamente «limitata e in cerca di visibilità, quanto valgono lo si vedrà al congresso…», dicono dai vertici del partito toscano, è però significativa: perché ne fanno parte esponenti noti in città dell’area bertinottiana, come il capogruppo in Consiglio provinciale Sandro Targetti o come Marco Checchi della segreteria provinciale; e perché ha fatto innervosire il partito romano, che a detta dei promotori del documento critico, li ha letteralmente «censurati». Il gruppo dei fiorentini infatti, che è riuscito nel quasi miracolo — come racconta la sindacalista Adriana Miniati — di riunire preoccupati dissenzienti «di tutte le aree del partito, e la gran parte della maggioranza» e di raccogliere adesioni in ben «25 circoli», ha messo a punto un documento critico rispetto all’atteggiamento troppo
remissivo nei confronti di un governo «subalterno ai poteri forti», e soprattutto contrario all’ipotesi di «superamento del Prc» come esperienza partito, e ha pensato, in vista del congresso di febbraio, di pubblicare l’appello con tanto di indirizzo e-mail per le sottoscrizioni
([email protected]) sul giornale di partito, Liberazione: «Ma non c’è stato verso: non ci siamo riusciti in nessun modo, abbiamo dovuto rivolgerci al manifesto che per fortuna ce lo pubblicherà», racconta la Miniati. Glissano dal quotidiano, spiegando che forse si trattava di un gruppo poco significativo, e comunque gli appelli a pagamento non passano per la redazione «ma per il commerciale o il partito». Resta il fatto che anche dai vertici del Prc ammettono che sì, un certo dissenso c’è. Ma è «fisiologico», e non bisogna «aver paura di qualche centinaio di contrari, se si ha intenzione di parlare a milioni di possibili elettori».