Nel paese reale è tornato il caporalato

Caro Augias, avete pubblicato una lettera sugli immigrati che vengono sfruttati come schiavi. Lettera giusta ma la situazione è molto peggiore. I caporali prendono le braccia dove le trovano. Tra una chiamata e l’altra, gli immigrati dormono per terra, magari dentro il cassone di un camion sotto un telone, hanno un gabinetto in venti o trenta, quando c’è, altrimenti c’è un secchio o anche niente.

Quando un operaio cade da un’impalcatura o si dà una passata di frullino sul braccio, non succede niente. Anzi può succedere che gli altri vengono presi, imbarcati e rimandati a casa. Una giornata di dieci ore viene pagata 30 o 40 euro, di assicurazioni e previdenza non si parla nemmeno. Qui nessuno dice niente anche se sarebbe abbastanza facile vedere dove stanno i reclutatori clandestini. Per chi reclutanoe mano d’opera contro tutte le leggi.

Bisognerebbe chiudere i cantieri, confiscare il costruito, far pagare cara la truffa fatta al fisco, alla previdenza a questi poveri cristi in barba a ogni principio di solidarietà.

Questo è un paese che si dice cristiano, la chiesa ogni giorno interviene ma su questo problema immenso non ha mai detto una parola. Lavoro nel settore, ometta la firma.

Lettera firmata

—–

Il mittente della lettera lavora a Roma nel settore edilizio. Denuncia una situazione grave, il ritorno di quel caporalato che sembrava un fenomeno relegato alle cronache di un secolo fa quando il movimento operaio e contadino, i sindacati, muovevano i primi passi e le leggi di assistenza a previdenza erano di là da venire.

La direzione regionale del Lavoro denuncia che nella zona di Roma su 8.600 aziende controllate, 3.700 (43%) sono risultate irregolari. Operai senza permessi, senza contratti, senza garanzie, violando norme di sicurezza obbligatorie nei cantieri. Ma se a Roma la situazione è grave in altre zone d’Italia è addirittura gravissima.

Domenico Centrone, console onorario di Polonia per Puglia e Basilicata, ha fatto venire alla luce pochi mesi fa le condizioni raccapriccianti in cui erano costretti a lavorare operai polacchi e sloveni irregolari. «La gente viveva e lavorava in condizioni che assomigliavano a quelle dei campi di concentramento», dice. «Senza contratto, senza mangiare, senza possibilità di lavarsi. Costretti in condizioni igieniche indescrivibili, molti di loro subivano minacce, rapine e violenze».

L’orario di lavoro andava dall’alba al tramonto, soggiorno, acqua, luce, trasporto al campo di lavoro dovevano essere pagati a parte. Sveglia alle tre del mattino, inizio del lavoro con i primi raggi di sole, lavoro fino al tramonto senza nemmeno una pausa per il pranzo. Secondo il console Centrone, nei campi di frutta e verdura del foggiano lavorano circa 20 mila stranieri, di cui 7 mila circa polacchi. Alcuni di loro, interrogati, hanno detto che i carabinieri locali sembravano avere ottimi rapporti con i loro spietati datori di lavoro.

I produttori si giustificano dicendo che i grossisti pagano i pomodori raccolti a mano, i migliori, 5 cent al chilo invece di 0,62 con un taglio del 20 per cento. Intanto i pomodori della Cina più economici stanno conquistando il mercato italiano.

Eccole le nostre tragedie, quelle di cui dovrebbe parlare la politica, invece di raccontare barzellette.