Nato, quale missione? (MACEDONIA)

E’ fatta, ha dichiarato il ministro degli esteri Ruggiero riferendosi alla nuova missione Nato. Fonte di tanta sicurezza le indicazioni fornite all’Italia dal comandante in capo delle forze alleate in Europa, il generale americano Joseph Ralston. Si sa, quel che dicono gli Stati Uniti è oro colato. Ma nessuno riflette sul fatto che i soldati americani stranamente non faranno parte della missione “essenziale”, si occuperanno, assai defilati, di logistica. In realtà le condizioni sul campo sono molto turbolente e pericolose. Gli scontri armati continuano a nord di Tetovo, verso il confine con il Kosovo, continua la pulizia etnica e l’assedio dei villaggi slavo-macedoni, e ieri è stato raso al suolo il monastero di Lesok, un monumento del 1300 simbolo della cultura ortodossa dei Balcani. Segno evidente che l’Uck che promette di disarmare o mente o è inaffidabile, o tutte e due le cose.
E’ così forte lo spirito umanitario del governo filoatlantico di Silvio Berlusconi che alla fine i “nostri” partiranno. Ma a fare che, non è chiaro. Visto che la Nato insiste a dire che non avrà funzioni d’imposizione di pace, né si frapporrà tra i contendenti. Se ci sarà il disarmo delle milizie armate albanesi raccoglierà le armi – quali e quante? – altrimenti, di fronte ad un peggiorare della situazione, si ritirerà. Insomma, un’operazione tutt’altro che risolutiva che non nasconde lo smacco della Nato impegnata da due anni, dopo la guerra “umanitaria”, ad annunciare senza risultati la pacificazione dell’area.
La Nato comunque ha le idee chiare e perfino il governo italiano che più filoamericano non si può. Chi continua ad avere le idee confuse è la cosiddetta opposizione di centrosinistra, rivelando come il nodo vero da sciogliere a sinistra – come ha già scritto ieri Manlio Dinucci su questo giornale – sia proprio la Nato, vero fattore bipartisan con la sua guerra “umanitaria”.
Per tutti ha parlato Umberto Ranieri, ora vicepresidente della commissione esteri, il diessino già sottosegretario agli esteri durante i 78 giorni di bombardamenti su Serbia e Kosovo. Qualcuno dovrebbe avvertirlo che il governo è cambiato, perché lui continua a parlare ancora come fosse sottosegretario. Con chi se la prende Ranieri? Ma naturalmente con i contestatori No Global del vertice Nato di Napoli, i quali non hanno capito che “non è un vertice dedicato al riarmo, come sostiene qualcuno”, e poi parlerà di “Balcani e Macedonia, dove la Nato è impegnata in una missione di pace per evitare un nuovo conflitto etnico”.
A parte la menzogna di presentare il vertice Nato come non impegnato sul riarmo, quando all’ordine del giorno avrà proprio lo “scudo spaziale”, ad essere una tragica farsa è la richiesta di non criticare la Nato perché “impegnata in Macedonia in una missione di pace per evitare un nuovo conflitto etnico”, visto fra l’altro che quel conflitto etnico purtroppo è esploso da più di sette mesi. Ma perché Ranieri non spiega che fine ha fatto quella precedente di missione di pace, anzi “umanitaria”? Perché non racconta come mai più di 40mila uomini della Nato che controllano ogni metro quadrato del Kosovo, non siano ancora riusciti a disarmare l’Uck e in particolare le milizie albanesi che dal Kosovo si sono dirette prima nel sud della Serbia e poi nel nord-ovest della Macedonia armate di tutto punto, e ora invece 3.500 militari dovrebbero riuscire a farlo? Perché la gran parte delle armi e delle milizie impegnate in guerra in Macedonia vengano proprio dal Kosovo, e anzi abbiano i loro santuari nella zona controllata dai contingenti della Kfor-Nato degli Stati uniti che hanno nell’area la grande base di Bondsteel? Chi ha armato, addestrato, aiutato e finanziato in Kosovo quelle milizie che prendono spesso gli ordini dai vertici del Tmk, il Corpo di polizia di Pristina stipendiato dall’Unmik e protetto dalla Nato?
Ecco perché vale la pena contestare i disastri dell’Alleanza atlantica proprio in questo momento così rischioso in Macedonia, consapevoli che dalla Nato non verrà nessuna vivibile e reale pace. Vertice o non vertice.