Nassiriya, ultimo giorno degli italiani

«Ora il traguardo è tagliato, la missione è compiuta ed il contingente italiano completerà nel prossimo periodo tutte le operazioni che porteranno a concludere il rientro». A dichiararlo è stato, ieri a Nassiriya, il ministro della difesa Arturo Parisi, durante la cerimonia di passaggio dei poteri dal contingente italiano alle forze di polizia e militari irachene della provincia di Dhi Qar. All’incontro ufficiale oltre a Parisi, accompagnato dal capo di stato maggiore, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, e dal responsabile del Coi (Comando operativo di vertice interforze) il generale Fabrizio Castagnetti, hanno partecipato il premier iracheno, Nour Al Malik, il governatore della provincia Al Ogheli, diversi capi tribù locali ed esponenti delle forze della coalizione.
La missione «Antica Babilonia» sembra quindi avviarsi verso la conclusione e il rientro dei soldati (circa 1600) si dovrebbe concludere entro i primi di dicembre. Nei prossimi mesi il nostro contingente si occuperà di garantire un’azione di monitoraggio del territorio e potrà intervenire solo su richiesta delle autorità locali. Dopo tre anni e mezzo di missione, dal giugno del 2003, i militari italiani sono riusciti ad addestrare circa 13mila poliziotti e 1700 soldati locali. «Lasciamo questo territorio – dichiara Parisi – con il contingente militare, ma non voltiamo le spalle all’Iraq. Nel futuro la presenza e la partecipazione italiana si esprimeranno soprattutto in altre forme». Per favorire quindi la sicurezza e la pacificazione ad un paese dilanitato dalla guerra e piombato nel caos più totale bisogna utilizzare non solo gli strumenti militari, ma anche quelli della politica e della diplomazia. Perciò «attraverso una presenza civile, – spiega ancora il ministro della difesa italiano – si cercherà di coprire tutti i campi in cui pensiamo di potervi portare assistenza in cui essa si rivelerà utile».
Il premier iracheno Al-Maliki ha ringraziato le forze italiane che «hanno operato bene facendo un importante servizio per le autorità e la popolazione locale». Alle dichiarazioni di Parisi fanno eco anche quelle del ministro degli esteri Massimo D’alema che, ieri da New York, ha elogiato l’operato della missione italiana. «L’assunzione da parte irachena della responsabilità della sicurezza nella provincia del Dhi Qar costituisce la pietra miliare per il governo e il popolo iracheno nel processo di costruzione di un Iraq sovrano, democratico, federale e unito. Questo risultato – ha aggiunto ancora D’alema – è stato reso possibile anche grazie al sostegno determinante fornito dal contingente italiano alla ricostruzione di una capacità autonoma delle autorità irachene nel campo della sicurezza, unitamente ai numerosi progetti di ricostruzione e interventi in campo civile a sostegno della popolazione locale. Non possiamo dimenticare che il nostro contingente per raggiungere tale importante risultato – ha concluso l’inquilino della Farnesina – ha dovuto pagare un elevato prezzo anche in termini di vite umane».
All’alba della giornata di ieri è morto in un incidente stradale il caporalmaggiore Massimo Vitaliano di appena 25 anni. Il militare era impegnato in un’operazione di pattuagliamento del territorio, in una zona a circa 10 Km da Nassiriya, quando il mezzo in cui si trovava si è scontrato con un autocarro civile iracheno. Il caporalmaggiore, originario di Galatone in provincia di Lecce, sarebbe rimasto gravemente ferito dopo l’urto. Trasportato in elicottero all’ospedale militare americano di Tallil è morto poco dopo il suo arrivo.
La morte del giovane militare in Iraq, arriva a neanche dieci ore dall’incidente, sempre stradale, in cui ha perso la vita nei pressi di Kabul, in Afghanistan, il caporalmaggiore Giuseppe Orlando.
La cerimonia del passaggio delle consegne di Nassiriya è stata quindi occasione per ricordare sia gli ultimi militari caduti che tutti quelli che hanno perso la vita nelle missioni italiane, in particolare in quella in Iraq che conta 33 militari e 5 civili uccisi. «Il sangue di tutti questi caduti – ha dichiarato il ministro Parisi – rende indelebile il passaggio degli italiani in questa terra e ci lega ad essa per sempre».