Nablus, raid mortale

Muntaser Sulaiman Muhammad Ukah, campo profughi di Askar, Nablus, di anni 15: per l’esercito israeliano «un elemento pericoloso», stava cercando di far esplodere un ordigno contro alcuni soldati.
Poi l’esercito ci ripensa, e rettifica con i giornali: Muntaser, profugo di Askar, Nablus, di anni 16. Era con un gruppo di miliziani palestinesi armati di fucile che minacciavano la vita dei nostri soldati.
Muntaser Ukah aveva quindici anni. Non un ordigno, né un fucile: è stato colpito alle spalle e ucciso, mentre con altri ragazzini cercava di scappare dalle jeep e dal bulldozer impegnati nell’abbattimento di un palazzo, contro i quali i ragazzi avevano cominciato a lanciare pietre. E’ la versione raccolta dal manifesto intervistando alcuni dei testimoni presenti, fra i quali un ragazzo italiano. Ci sono almeno altri 20 ragazzi fra i 9 ed i 18 anni ricoverati in ospedale con ferite da proiettile dopo un’estenuante incursione israeliana cominciata alle due di venerdì notte e proseguita per 16 ore.
L’esercito israeliano è arrivato nottetempo forte di 26 fra mezzi corazzati, jeep, bulldozer, un escavatore e una gru, dirigendosi verso Jabal Shamali e precisamente verso un palazzo di undici appartamenti che ospitava diciassette famiglie. Obbligati a uscire con un minuto esatto di preavviso, gli abitanti del palazzo sono stati informati che secondo fonti della sicurezza israeliana nel loro palazzo si nascondevano due ricercati. Gli abitanti hanno invitato i soldati a entrare per verificare l’infondatezza delle accuse, offrendosi di fare da scudo umano mentre venivano ispezionavati gli appartamenti, ma sono dovuti restare a guardare bulldozer,scavatori e gru che livellavano anche altri tre costruzioni adiacenti, mentre alcuni soldati sparavano loro sopra la testa per farli stare fermi. Altri cinque civili sono stati obbligati a fare da ostaggi in un appartamento che veniva usato come postazione di tiro.
Mentre le ruspe e la scavatrice continuavano a demolire, i cecchini e i soldati per strada continuavano a sparare intorno agli ostaggi (un uomo di ottantasette anni è stato obbligato a stare immobile di fronte ai soldati per le sette ore successive), parte del contingente israeliano si è concentrato sui ragazzini che cercavano di contrastare l’intera operazione lanciando pietre sulle jeep dalla sottostante Amman street.
I lanci devono avere infastidito alcuni dei soldati che si sono diretti, sempre secondo i testimoni, contro i ragazzini, protetti dai propri mezzi blindati, aprendo il fuoco e dichiarando successivamente che i ragazzini erano armati. A poco è valso scappare, a quel punto: il quindicenne Muntaser è morto sul colpo, gli altri sono stati soccorsi a fatica – due ambulanze sono state trattenute dall ‘esercito. Poco chiaro l’obiettivo dell’intera incursione.