Mussiani attratti da W e dalla Cgil, il Prc teme la fine della Cosa Rossa

Paure/1. Rifondazione comunista, adesso che il Partito democratico di Walter Veltroni è nato sotto la spinta di più di tre milioni di votanti, vorrebbe accelerare la costruzione della cosiddetta Cosa rossa. Ma ai piani alti di Rifondazione comunista, dopo il successo alle primarie del sindaco di Roma, circola un timore. I vertici rifondaroli temono che Sinistra democratica, cioè il gruppo di transfughi diessini capitanati dal ministro dell’Università Fabio Mussi, possa essere attratta da Veltroni. In fondo molti dei dirigenti di quella formazione politica erano tra i più accesi veltroniani, e tanti, come lo stesso Mussi, hanno con il primo cittadino della capitale un rapporto d’amicizia e di affetto. I sospetti dentro Rifondazione comunista si sono fatti sempre più pressanti da quando la Sinistra democratica, dopo essere partita lancia in resta contro il protocollo sul welfare e le pensioni, ha poi cambiato idea. Da una parte le apprensioni dei big del Prc sono giustificate perché Veltroni tenterà di agganciare quella parte della Sinistra democratica con cui ha buoni rapporti (oltre a Mussi, tanto per citare un nome, c’è anche il vicepresidente della Camera Carlo Leoni, che del sindaco di Roma era un fedelissimo all’epoca della sua segreteria). Ma i timori di Rifondazione comunista appaiono ingiustificati riguardo al mutamento di rotta della Sinistra democratica sul protocollo. In questo caso nulla c’entra il sindaco di Roma, ma molto ha a che fare la Cgil. Tant’è vero che in una riunione ristretta dell’organismo dirigente della Sinistra democratica per poco Fabio Mussi non andava in minoranza perché tutti gli altri dirigenti (il cigiellino Paolo Nerozzi, Marco Fumagalli) erano contrari all’ipotesi di non votare in Consiglio dei ministri. In realtà, quindi, in questo caso Mussi si è dovuto assoggettare al suo partito che non vuole assolutamente rompere i rapporti con il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani.

Paure/2. Rifondazione comunista non vedrebbe invece di cattivo occhio la mancata adesione al progetto della Cosa rossa di Oliviero Diliberto e del Pdci, che effettivamente sembra orientato ad andare alle elezioni da solo. Ma il fatto è che potrebbe prendere le distanze da quel progetto anche il Sole che ride. Insomma, Rifondazione rischia di ritrovarsi sola dopo aver coltivato con grande perseveranza quel progetto. Il sogno di Fausto Bertinotti, che è mille passi avanti anche rispetto ai suoi stessi compagni di partito, è la nascita di un nuovo soggetto politico che non abbia più neanche la falce e martello nel simbolo. Ma un’operazione del genere, è chiaro, è più facile farla con dei compagni di viaggio come i Verdi e la Sinistra democratica.

Paure/3. Erano i prodiani più scatenati, quelli più affezionati al presidente del Consiglio, i suoi stessi parenti, che avevano deciso di sostenere alle primarie il ministro per la Famiglia Rosy Bindi. Ed è indicativo che il vero flop non è stato tanto quello del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, a cui tutti i sondaggi davano i risultati da lui ottenuti, se non meno, quanto quello della Bindi. La paura dei prodiani, ora, è che in qualche modo la loro marginalità politica finisca per punirli al momento della creazione degli organismi dirigenti del nuovo Partito democratico.

Paure/4 E se ora Walter Veltroni cominciasse a puntare sul referendum elettorale? E’ un timore che accomuna i partiti più piccoli del centrosinistra e che crea più di un rovello ai dirigenti di Rifondazione comunista.