Movimento alla francese

Ore 10 Assemblée générale, tutti nell’Amphiteatre de Biologie. Facoltà Pierre et Marie Curie, università Paris VI, dietro place Jussieu: studenti di chimica, matematica, statistica, biologia, l’aula magna è stracolma. Ci sono anche gli iscritti a Paris VII. Le assemblee generali si tengono ogni giorno, al massimo ogni due giorni, per stabilire le modalità della lotta ed eleggere i rappresentanti ai livelli superiori. La democrazia degli universitari francesi è organizzatissima: assemblee di base nelle singole facoltà, comitati eletti a trattare con i presidi. Si eleggono anche i delegati per il Coordinamento nazionale: è l’organo «supremo», quello che la settimana scorsa a Poitiers ha fissato il calendario delle ultime agitazioni; la prossima riunione si terrà a Dijon, città dove si incontreranno gli inviati da tutto il paese. Il pomeriggio precedente i ragazzi erano in piazza: la manifestazione è andata bene e l’entusiasmo è alle stelle. Ci si prepara al grande corteo organizzato dai sindacati, previsto per questo pomeriggio. Sulle grandi lavagne mobili dove i professori scrivono le formule c’è l’agenda della giornata. La prima parte si chiama «Introductions»: si fa un bilancio della giornata precedente, con un occhio al modo in cui la stampa ha raccontato gli avvenimenti; si descrive in breve la legge che ha introdotto il Cpe, il «contrat première embauche» contestato dagli studenti; si espongono le possibili prospettive. Si passa alla fase 2, il «Débat général», il dibattito in cui ogni studente può prendere la parola. Dalla tribuna si alzano parecchie mani: ogni nome finisce su una lista scritta alla lavagna. Dopo la discussione, viene la parte 3, quella finale: «Votes et Elections» (le varie proposte al voto, insieme ai candidati per la delegazione nazionale).

La fase degli interventi è molto agile, nonostante occupi la gran parte dell’assemblea: nessuno studente viene richiamato dalla presidenza per accorciare il proprio discorso, tutti si tengono in due-tre minuti. Non si parla solo del contratto di prima assunzione e del problema della precarietà – c’è un accordo generale sul fatto che il provvedimento proposto da Villepin e approvato dal parlamento debba essere ritirato. Molti discutono sull’opportunità o meno di mantenere il blocco della facoltà: una parte degli studenti, infatti, chiede che le lezioni non vengano più interrotte, che si riprenda la normale attività didattica. Daniel ce l’ha con il governo: «Non ci ha consultato, i giovani non vengono ascoltati». Piovono gli applausi. Gli studenti hanno ideato diversi nomi «alternativi» per il Cpe: si va dal classico «contrat poubelle embauche» (assunzione spazzatura), al più radicale «contrat precarité exclusion»; originale il «contrat première embuche» (contratto prima trappola), fino all’estremo «contrat pour l’esclavage» (per la schiavitù).

Jule non è d’accordo con la ripresa delle lezioni: bisogna continuare non solo a scioperare, ma anche a bloccare la facoltà, in modo da non lasciare in svantaggio chi si sta battendo contro il Cpe. Keran, studente di meccanica, non prende posizione sul Cpe: secondo lui bisogna riprendere i corsi e basta. Clare, 18 anni, primo anno di biologia, è decisa: dobbiamo continuare i blocchi, la lotta è troppo importante, ne va del nostro futuro. Critica il governo che manda centinaia di agenti a un corteo di studenti, ma anche i «violenti che hanno innescato la guerriglia urbana: noi siamo un movimento pacifico, ci rappresenta la grande manifestazione del pomeriggio, non le sassaiole e le auto ribaltate della sera».

Alla fine si passa alle votazioni: sulla lavagna si scrive «adopté» o «refusé» a seconda che un singolo punto venga promosso o bocciato, un’alzata di mano dopo l’altra. Viene approvato non solo lo sciopero, ovvero l’astensione dai corsi, ma anche il blocco e l’occupazione della facoltà nei giorni a venire, da lunedì in poi. La maggioranza dice sì a un referendum da svolgere su Internet: alcuni, contestando la rappresentatività dell’assemblea, vorrebbero far votare tutti gli iscritti a Paris VI e VII, e non solo i presenti. Non si capisce bene, però, come questo referendum possa essere tecnicamente realizzato su Internet. Infine, vengono eletti, sempre per alzata di mano, i 7 rappresentanti al Coordinamento nazionale. A Dijon andranno Aurelie, Serge, Antonine, Antoine, Charle, Fatima e Alexis.