Movimenti tematici su obiettivi antiliberisti, altro che primarie!

«Con questi dati è chiaro chi fa il programma»: è il lapidario suggello di Prodi al per lui esaltante risultato delle primarie. Ed il direttore di Repubblica Mauro ha commentato che, in effetti, «nessuno potrà più dire che il 15% di Bertinotti condiziona il 75% di Prodi, che ora si imporrà al tavolo del programma». Così, Prodi può dire di aver ricevuto milioni di voti sul SUO programma. Non aveva Bertinotti ripetutamente chiesto il voto per spostare a sinistra il programma dell’Unione? Terminata la gara 75 a 15, Prodi si ritiene legittimato a stilare il programma come meglio crede: e cioè, lo ha ripetuto subito dopo il voto, mantenendo le truppe italiane su tutti i fronti di guerra (Iraq escluso, ove verranno sostituite da non meglio precisati «ricostruttori»), «rinsaldando la storica alleanza con gli Usa», modificando – e non cancellando – la legge 30 e la controriforma Moratti, «umanizzando» e non chiudendo i Cpt, ripristinando un sistema elettorale totalmente maggioritario e infine, galvanizzato dai voti, persino rivendicando la legittimità della Bolkestein – che dunque d’ora in poi chiameremo Prodi-Bolkestein – per «liberalizzare» l’economia europea, mentre addirittura vi si oppongono Tremonti e Maroni. E’ un colossale imbroglio, ma è reso possibile proprio dal meccanismo delle primarie: in realtà il voto a Prodi non è stato indirizzato al suo programma ma all’unico candidato accettato dall’Unione per battere Berlusconi. Personalmente non avevo fatto alcuna previsione sulla partecipazione al voto: ma era evidente negli ultimi giorni che la voglia di ricacciare in gola a Berlusconi le sue ultime, clamorose truffe autoritarie, elettorali e non, nonché i suoi rinnovati gridi di riscossa – oltre al massiccio impegno per riempire le urne da parte di tutta la sinistra istituzionale, politica e sindacale, Cobas esclusi – la avrebbe incrementata di molto rispetto alle previsioni di qualche mese fa. Ma tale partecipazione ingigantisce, e non attenua, l’usurpazione da parte di Prodi e della sinistra liberista del significato del voto. E non poteva che andare così. “Cacciare il puzzone” è stata l’unica parola d’ordine unificante del composito popolo che ha affollato le urne. Ed era ovvio che i voti contro Berlusconi potevano concretizzarsi solo con il massimo di consenso a Prodi, l’unico vero candidato in pista: una sua vittoria striminzita lo avrebbe screditato e potenziato la rimonta di Berlusconi. Ed è per questo che l’enfatizzazione data dal Prc alle primarie, al loro significato e al voto a Bertinotti per spostare a sinistra il programma non poteva che finire male. Agendo su tale scivolosissimo terreno Bertinotti non poteva prendere più voti di quelli che ha preso, visto che si trattava di incoronare al meglio un “conducator” già deciso e oramai insostituibile. Accettando, anzi amplificando, questa modalità delle primarie mi pare fuor di dubbio che il Prc abbia fortemente contribuito a suggellare l’egemonia liberista sul programma dell’Unione. E a proposito di altri “legittimatori” verrebbe voglia di sorvolare sul penoso contributo dei “senza vo(l) to”, se non fosse stato così sconcertante, prevaricatore e distruttivo per l’immagine dell’intero movimento no-global e pacifista. Un conto poteva essere la candidatura di Don Gallo che, pur contribuendo alla legittimazione delle primarie, avrebbe avuto almeno il requisito della serietà: ma gli impresentabili personaggi esibiti in Tv e sulla stampa hanno ridicolizzato non solo se stessi ma, appropriandosi sfacciatamente dell’arcobaleno e dei no-global, di Genova e di quattro anni di lotta comune, anche di tutto ciò che finora era identificato con il movimento antiliberista e pacifista. E alla fine, nonostante la grande visibilità, si sono attestati su medie elettorali inferiori a quelle del Partito Umanista o dei Pensionati.
Comunque sia, dovremmo convincerci che l’unico modo per spostare a sinistra non tanto il programma del centrosinistra quanto la più generale situazione politica e sociale italiana è quello di potenziare i movimenti unitari sugli assi tematici e sugli obiettivi antiliberisti e antiguerra, costringendo preventivamente al redde rationem lo schieramento moderato-liberista maggioritario nell’Unione. Ad esempio come stanno facendo il popolo della scuola pubblica e i Cobas in primo luogo di fronte alla volontà di Ds e Margherita di non rispettare la volontà unanime di abrogare la controriforma Moratti e di limitarsi a “riformare la riforma”. O come ha fatto l’eccellente manifestazione unitaria anti-Bolkestein, denunciando le complicità, abbondantemente confermate dalla rivendicazione a “Porta a Porta”, del centrosinistra nella formulazione della direttiva Prodi-Bolkestein. O come farà la mobilitazione dei migranti delle prossime settimane imponendo la richiesta di chiusura dei Cpt e di cancellazione non solo della Bossi-Fini ma anche della Turco-Napolitano, di fronte ad una Livia Turco che, perseverando diabolicamente, vuole «umanizzare i Cpt»: E come infine faremo mettendo in campo il 25 novembre uno sciopero generale vero, dell’intera giornata, con una manifestazione nazionale contro la Finanziaria, il governo Berlusconi, i tagli alle pensioni e il furto del Tfr, contro la precarietà, la legge 30 e il pacchetto Treu, per la cancellazione della controriforma Moratti e per il reddito, costringendo l’Unione a dire esplicitamente se, oltre a voler mandare Berlusconi a Tahiti, ne vuole cambiare la politica economica o se, come pare, la voglia proseguire accettando la precarizzazione, i salari da fame, i tagli alle pensioni e la riduzione degli investimenti per le strutture pubbliche e i servizi sociali.

*Confederazione Cobas