Moti geopolitici dietro le quinte del massacro sionista

Il massacro sionista si è compiuto. Nelle acque internazionali Israele ha scritto col sangue una lettera minatoria indirizzata a tutti i paesi della comunità internazionale. Si è posto al di sopra del diritto, delle regole e ha pagato il mondo del pacifismo e della associazioni di solidarietà con la stessa moneta che da anni utilizza per il popolo palestinese e le sue avanguardie: il piombo fuso.
Latto compiuto crea una frattura senza precedenti con molti paesi che in questi anni hanno faticosamente scalato montagne di specchi per mantenere unequidistanza tra Israele e Palestina, questo non poteva non essere stato messo in conto e rende ancor più inquietante la mattanza consumata.
Israele ha volutamente violato le regole internazionali, nellammazzare civili disarmati ha preso dassalto una nave turca violandone la sovranità, da questo dato ritengo occorra partire per cercare di capire cosa stia accadendo in Medio Oriente e negli equilibri geopolitici dellarea.

In questi anni la Turchia ha giocato su molteplici piani. Mantenendo inalterata la sua politica nazionalkemalista ha cercato di far emergere il proprio ruolo di potenza regionale lasciando aperta lopzione europea, stringendo alleanze militari ed economiche con Israele e smarcandosi dallaccerchiamento mediatico con lIran con cui condivide interessi economici e geopolitici.
Allinterno della Turchia in questi anni si è consumato uno scontro accerrimo tra lelite militare e il governo di nuovo corso dellAKP, lapice dello scontro lo si è raggiunto nel tentativo di mettere fuori legge il partito di governo e nellordire un golpe utilizzando la Gladio turca; il golpe è sfumato con larresto di 70 alti militari che ha sancito nei fatti un nuovo equilibrio nella casta militarista in virtù delle veloci metamorfosi negli equilibri internazionali.
Già allepoca della guerra allIrak la Turchia si rifiutò di partecipare al conflitto negando anche il supporto logistico e lutilizzo di basi aeree (Incirillik), ben sapendo che nei piani dellimperialismo statunitense era data la spartizione del paese in tre macroaree di cui quella più a nord sotto amministrazione autonoma curda, rappresentava una minaccia per la propria integrità territoriale; non a caso nel periodo di maggior scontro interno i militari scatenarono operazioni militari oltre i confini irakeni per stanare le basi dei partigiani curdi del PKK. Operazioni uscite sconfitte dalla tenace resistenza curda e che aprì contraddizioni insanabili in seno allelite militare. Va ricordato che le operazioni si avvalsero della partecipazione attiva dellaviazione militare israeliana che compì missioni dintelligence. Fu un fidanzamento quello tra Tel Aviv e Ankara che durò pochi mesi, giusto il tempo della ridefinizione delle alleanze nellarea.

Lanno scorso la Turchia man mano che stringeva i rapporti con Mosca vincolandosi e assumendo un ruolo cardine nella guerra del gas nel progetto South Stream si allontanava sempre di più dallalleato sionista. Mosca sta svolgendo un ruolo diplomatico di primo piano nella riappacificazione dellarea caucasica, e le tensioni storiche tra Armenia, Azerbajan e Turchia andavano sciolte in nome di una nuova stabilità ed equilibri strategici per legemonia di giacimenti e gasdotti delle risorse energetiche.

Nellevoluzione di questi mesi il panorama geopolitico sta quindi mutando velocemente, la Turchia si presenta sempre più come potenza regionale che guarda a est e verso il Medio Oriente, riassumendo quella collocazione storica che aveva perso dalla morte dellImpero Ottomano, questo è anche dovuto al decadentismo europeo sempre più evidente dal suo immobilismo nelliniziativa politica e nellincapacità di smarcarsi da unalleato atlantico sempre più nemico in termini di contraddizioni intercapitaliste (vedi scontro euro-dollaro).

Pochi giorni or sono è stato siglato un accordo tra Turchia, Brasile e Iran che mette in assoluta difficoltà la politica estera disolamento che Washington e Tel Aviv esercitavano verso Teheran. Laccordo sullarricchimento delluranio per uso civile che ad agosto di questanno verrà utilizzato nella centrale nucleare di Bushehr costruita con tecnologia russa, isola e scredita la posizione dintransigenza richiesta dai falchi sionisti e neocons. Israele si è sentita tradita. Lassalto alla nave turca in missione di pace a Gaza rientra in una vendetta trasversale. Una rappresaglia in perfetto stile nazifascista le cui conseguenze saranno visibili a medio e lungo termine. La diplomazia russa sta lavorando per assemblare lasse Ankara Damasco Teheran, è su questo blocco di paesi che sia Mosca che Pechino contano per la stabilità del Medio Oriente. E la Siria infatti il paese ospitante della prima base navale russa dalla sconfitta dellUrss a oggi (eccezion fatta per reminescenze in paesi ex Urss come Ucraina). E latteggiamento israeliano sta semplificando lopera.

Legemonia dellarea sta passando di mano, gli attuali movimenti regionali saranno anche importanti nel ridefinire il nuovo ordine mondiale che sta nascendo sulle ceneri dellimperialismo statunitense e del capitalismo per come lo abbiamo conosciuto. I paesi Bric (Brasile Russia Cina India) stanno crescendo ed è nelle cose che nel controllare limplosione dellimperialismo statunitense cerchino di ridisegnare un nuovo ordine economico partendo dalle potenze regionali di riferimento, è in quel ruolo che Erdogan vorrebbe condurre il proprio paese.
Il massacro compiutro da Israele deve essere inquadrato quindi in un disperato tentativo di terrorizzare la comunità internazionale e ex alleati, un messaggio forte e chiaro di essere disposti a tutto pur di conservare il proprio ruolo. Ma come Marzabotto insegna non è che linizio della sua fine.