Mosca, un altro punto per i “falchi”

Mosca.
Nuovo tonfo della Borsa di Mosca, che ieri ha reagito con un calo de14,4% alle voci insistenti di un terremoto politico al vertice del Cremlino. Secondo fonti autorevoli, ampiamente citate dalla stampa russa, il presidente Vladimir Putin avrebbe già accettato le dimissioni del capo dell’amministrazione presidenziale Aleksandr Voloshin, che il “numero tre” nella gerarchia politica russa (dopo Putin e dopo il premier Mikhail Kasjanov) avrebbe rassegnato in segno di protesta contro il clamoroso arresto sabato scorso di Mikhail Khodorkovskij, amministratore delegato della maggiore compagnia petrolifera russa, Yukos, accusato di frode ed evasione fiscale. La conferma ufficiale delle dimissioni di Voloshin sarebbe stata rinviata al fine settimana per non scuotere ulteriormente i mercati: ma intanto il titolo di Yukos è arrivato ieri a perdere a metà giornata un altro 7%, chiudendo a -2,58%. L’indice Rts ha contenuto il calo a -3,7%.
Con Voloshin, che prima di schierarsi con Putin aveva lavorato a fianco dell’ex presidente Boris Eltsin, potrebbe lasciare il Cremlino la squadra di consiglieri politici che Putin ricevette in eredità dal proprio predecessore. C’è chi sostiene che il maxi-rimpasto al Cremlino potrebbe costare la carr-iera anche a Kasjanov, altro esponente
del clan eltsiniano conosciuto un tempo come “la famiglia”. La crisi si propagherebbe così con un effetto-domino: 1’arresto di Khodorkovskij e le dimissioni del suo super-protettore Voloshin significherebbero la definitiva sconfitta della vecchia guardia di Eltsin, legatissima agli oligarchi come Khodorkovskij o il controverso finanziere Boris Berezovskij, costretto a vivere in esilio a Londra. A festeggiare la vittoria sarebbe il clan di San-Pietroburgo, composto da rappresentanti del Servizio federale di sicurezza statale (Fsb) e da militari, catapultati al vertice del potere politico della Russia insieme con Putin.
Tra i candidati alla successione di Voloshin i più favoriti sono due: Vladimir Jakunin, amico personale di Putin, vicepresidente del monopolio pubblico delle ferrovie e già alto ufficiale dei servizi segreti (1’ex Kgb), e Vladislav Surkov, vice di Voloshin e “eminenza grigia” dell’amministrazione del Cremlino. Secondo il politologo Gleb Pavlovskij «1’attuale crisi politica al Cremlino rappresenta 1′ apoteosi del braccio di ferro tra i due gruppi, che dal 20001ottano per poter esercitare la propria influenza su Putin, e come conseguenza per poter determinare l’assetto politico-economico della Russia dopo le elezioni presidenziali del marzo 2004».
Intanto prosegue 1’offensiva contro la Yukos: i rappresentanti del ministero delle Risorse naturali insieme con i magistrati hanno avviato una revisione globale delle basi produttive della compagnia, accusata tra 1’altro di numerose violazioni dei termini di licenze per lo sfruttamento di giacimenti petroliferi siberiani.
Secondo molti analisti, qualora 1’attacco della Procura dovesse coinvolgere anche 1’attività produttiva della Yukos, molte regioni ne risentirebbero presto le conseguenze negative. «Non possiamo escludere che prima o poi 1’inchiesta paralizzi il lavoro delle raffinerie e di altre strutture produttive della compagnia di Khodorkovskij», scrive il quotidiano indipendente «Nezavisimaja Gazeta», mentre fonti del Governo cinese si sono dichiarate «preoccupate dal fatto che 1’arresto di Khodorkovskij possa ostacolare la realizzazione dei contratti sulla fornitura del greggio russo in Cina».
Nei primi nove mesi dell’anno la Russia ha prodotto 2,4 miliardi di barili di petrolio, ovvero 1′ 11 % in più rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso. Dei 911 milioni di barili esportati384 milioni sono stati prodotti dalla Yukos.