Montezemolo contro il governo:«Maggioranza poco coesa»

Il “buon” Marchionne, e il “cattivo“ Montezemolo. Se l’amministratore delegato di Fiat Auto viene definito dal presidente della Camera Fausto Bertinotti come emblema di una «borghesia illuminata», non altrettanto si potrebbe dire del presidente dello stesso gruppo, nonchè leader di Confindustria. Che ieri mattina, sulle prestigiose pagine del Wall Strett Journal, andava all’attacco dell’esecutivo, a pochi giorni dalla chiusura di un tour de force parlamentare molto difficile. Montezemolo non risparmia colpi: «La coesione politica della maggioranza è debole -dice il capo degli imprenditori- e alcuni partiti al governo hanno poco senso del mercato e scarsa considerazione per le imprese». Dichiarazioni che per il giornale economico statunitense esprimono «il crescente disincanto all’interno della comunità degli affari per i primi mesi di governo Prodi». Due mesi che Montezemolo sintetizza in poche parole: «Non ho visto un reale sforzo di riduzione della spesa, e allo stesso tempo le tasse per le imprese sono aumentate». Il presidente di Confindustria si dimostra scettico anche nei confronti delle liberalizzazioni di Bersani: «Credo che a causa delle sue divisioni il governo non riuscirà a portare avanti quelle più importanti». Proprio ieri sera, inoltre, il presidente degli industriali ha incontrato il premier Prodi e il Capo dello Stato Napolitano, per preparare il viaggio di una delegazione italiana in Cina, ma nessun commento è filtrato dal vertice. Sulle dichiarazioni di Montezemolo interviene duramente Maurizio Zipponi, del Prc: «Il presidente di Confindustria dovrebbe parlarci di come le aziende italiane intendano sfruttare la congiuntura favorevole, spiegarci quanto esse spendono in ricerca, o in quali mercati internazionali sono in grado di competere. Se Montezemolo riuscisse a mettere anche solo un segno “più” in questo elenco, allora potrebbe darci lezioni. Dunque che ognuno faccia il suo mestiere, a partire da Montezemolo»
Proprio ieri, intanto, il Decreto Legge di Bersani faceva il suo ingresso alla Camera, dove oggi dovrebbe ricevere l’approvazione definitiva. Il governo non sembra intenzionato a porre ancora una volta la fiducia, ma dovrà affrontare un fuoco di sbarramento composto da 600 emendamenti e 71 iscritti a parlare. «Dipenderà dal comportamento dell’opposizione», dichiara nel pomeriggio il ministro Bersani che annuncia la presentazione di un odg che impegni il governo a restituire con la Finanziaria autunnale i fondi sottratti alle università e agli enti di ricerca nel provvedimento. Contro i tagli agli enti parchi, invece, interviene la deputata verde Grazia Francescato, che proporrà nel dibattito un odg. Che si tratti di ordini del giorno e non di emendamenti è una chiara dimostrazione della volontà del governo di approvare il provvedimento prima dell’estate. Per lasciare spazio, a settembre, alla «fase due delle liberalizzazioni» come dice il ministro in un’intervista uscita ieri sul Messaggero.
Tre disegni di legge già presentati in Parlamento, che dovrebbero continuare il percorso tracciato col Decreto 223 in via di conversione. Il primo introduce nel codice civile italiano le class action, ossia i mega processi che grandi studi di avvocati americani aprono nei confrondi delle corporations. Una misura che negli Usa ha rafforzato il movimento dei consumatori, mettendo spesso in difficoltà le grandi imprese, costrette a pagare multe miliardarie per i danni provocati ai propri clienti.

Il secondo disegno di legge è quello che riforma i servizi pubblici locali. La legge stimola l’assegnazione degli appalti con una gara pubblica («procedura competitiva») rendendo più difficile per gli enti locali l’assegnazione delle commesse ad aziende in house, cioè a esclusiva partecipazione pubblica, o ad imprese miste pubblico-privato. Restano escluse dall’ondata di liberalizzazione, invece, la proprietà pubblica delle reti e i servizi idrici.

Il terzo provvedimento, dedicato alla riforma del settore energetico, è quello che si preannuncia più difficile, per la complessità delle questioni e degli interessi toccati. Una riforma in questo settore rimane urgente: lo dimostrano gli ultimi dati sui prezzi alla produzione diffusi ieri dall’Istat, nei quali si riscontra una crescita del 22,4% dei costi energetici per le imprese. Molto dibattuta anche la proposta dei rigassificatori e le misure anticicliche, destinate ad evitare un eccessivo aumento dei prezzi dell’energia.