Mistero Milosevic? Non è stato curato

Belgrado val bene un funerale. Le esequie di Slobodan Milosevic si svolgeranno nella capitale serba per volontà della sua famiglia. E’ questa l’unica notizia certa emersa sinora nell’affaire della scomparsa dell’ex presidente jugoslavo. E mentre la cronaca registra la crescente polemica tra l’Aja e Mosca sulle responsabilità per la morte eccellente, tra gli specialisti c’è disaccordo sulla causa del decesso. Sarà un estremo saluto in forma assolutamente privata. Nessun picchetto d’onore e niente sepoltura tra le personalità illustri. Il consiglio supremo di difesa serbo-montegrino ha deciso che non ci sarà alcuna presenza ufficiale di reparti militari ai funerali dell’ex leader jugoslavo. Allo stesso tempo il sindaco della capitale serba Nenad Bogdanovic, ha fatto sapere che non autorizzerà in nessun caso il seppellimento di Milosevic nel cosiddetto «Viale dei Grandi» del Cimitero monumentale della città. E’ questo il compromesso che è stato raggiunto tra l’esecutivo e quelli che chiedevano funerali di Stato. Per ottenere la tumulazione in patria, il partito socialista serbo (Sps) nella giornata di ieri era arrivato persino a minacciare la crisi di governo. «Ho detto alla maggioranza di non aspettarsi che l’Sps entri in parlamento se Milosevic non sarà seppellito in maniera dignitosa a Belgrado», aveva dichiarato in mattinata l’alto funzionario del partito Zoran Andjelkovic. «Con dignitosa, intendiamo che i membri della sua famiglia possano venire al funerale e avere il diritto di rimanere in Serbia e trovare un posto adeguato al cimitero, un posto degno di una persona storica», aveva poi spiegato Andjelkovic. Parole pesanti le sue. La coalizione di governo del premier Vojislav Kostunica dipende infatti dal sostegno dei deputati socialisti. E per non farsi schiacciare anche dalle pressioni degli ultra-nazionalisti del partito radicale – il primo partito sembro -, il premier ha deciso infine di concedere dei funerali privati. E a seppellire l’ex leader jugoslavo ci potrebbe essere anche la vedova Mirjana Markovic. Per consentirle di partecipare alle esequie, il procuratore generale della Serbia ha proposto difatti la revoca del mandato di cattura nei confronti della donna. Mirjana «Mira» – da molti considerata l’eminenza grigia di Slobo – vive a Mosca con il figlio Marko per sfuggire all’arresto per corruzione e abuso di potere. E sarà invece proprio Marko ad accompagnare il padre nel suo ultimo viaggio: il ministero degli Esteri olandese gli ha rilasciato un visto di tre giorni per prendere in consegna la salma. Intanto è ancora mistero sulle cause dell’infarto che ha provocato la morte del superimputato dell’Aja. Secondo il tossicologo olandese Donald Uges, Milosevic è deceduto perché ha preso volontariamente medicinali sbagliati.

Alla base di questa teoria ci sarebbero le sue analisi del sangue e delle tracce di un antibiotico che non gli era stato prescritto. «Con la Rifampicina, si possono prendere altre pillole, ma il fegato comincia a metabolizzare tanto da renderle del tutto inefficaci» ha detto Uges. Insomma, un lento suicidio. Ma non è dello stesso avviso il cardiologo italiano Alessandro Boccanelli: «L’ipotesi più plausibile è che Milosevic sia deceduto a causa di un infarto la cui insorgenza però non può essere correlata all’uso della Rifampicina». E le responsabilità sulla scomparsa dell’ex presidente jugoslavo riportano dei toni quasi da guerra fredda. «Con una migliore assistenza medica potevano salvarlo». «L’hanno ucciso perché dopo cinque anni di processo non riuscivano ad arrivare ad una condanna ben argomentata». «La sua morte è un crimine dell’imperialismo». Voci di Russia. Da Mosca arrivano commenti non troppo teneri per il Tribunale penale internazionale dell’Aja. Persino il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha rivendicato «il diritto di non aver fiducia» nella perizia medico-legale fatta al corpo di Milosevic, e ha annunciato che il Cremlino invierà in Olanda un gruppo di dottori per verificare di prima mano l’attendibilità dei risultati dell’autopsia. Per il Cremlino, l’ex uomo forte di Belgrado poteva essere salvato.

Ne è convinto il rinomato cardiologo Leo Bokeria, che era pronto ad accoglierlo a braccia aperte nella rinomata clinica moscovita da lui diretta: il Centro cardio-vascolare Bakuliev. «Milosevic – ha accusato il professor Bokeria – è deceduto perché non è stato ben seguito. Se aveva manifestato sintomi di infarto bisognava fare una coronarografia. Si sarebbe così scoperto quanto le sue arterie si erano ristrette e si poteva allora intervenire con i bypass, come si fa in dozzine di paesi». E mentre le polemiche non si placano e i dubbi persistono, i giudici dell’Aja hanno confermato l’udienza del processo Milosevic in calendario per oggi. E’ probabile che, senza l’imputato, i magistrati chiudano il processo.