Mister Marchionne riporta l’utile

Sergio Marchionne (Mister Marchionne, come ha scritto ieri in un articolo elogiativo il Wall street journal) sembra aver vinto la scommessa: a poco più di due anni dalla sua nomina ad amministratore delegato della Fiat, la multinazionale torinese sembra uscita dai guai. E cosa ancora più importante, anche il settore auto ha ripreso a fare profitti, come indicano i dati del terzo trimestre approvato ieri dal consiglio di amministrazione. Intanto, a segnare una ulteriore discontinuità con il passato ieri è stato anche presentato il nuovo marchio – prende lo spunto dal celebre scudo che campeggiava sul frontale delle vetture Fiat tra il 1931 e il 1968 – che farà il suo esordio sulla nuova Bravo, la vettura di fascia C della Fiat che sarà presentata a Roma il 29 gennaio con un obiettivo di vendita di almeno 120 mila vetture l’anno.
La trimestrale approvata ieri mostra un forte incremento dei ricavi saliti dell’11,4% a 11,8 miliardi di euro. In forte crescita (+84%) il risultato della gestione ordinaria salito dai 232 milioni del terzo trimestre del 2005 a 427 milioni. Questi andamenti hanno generato un utile netto del gruppo di di 200 milioni, contro una perdita di 209 milioni dello stesso periodo dello scorso anno. Quanto al settore auto, ha fatto segnare un utile della gestione ordinaria di 51 milioni, contro una perdita operativa di 85 milioni nel terzo trimestre del 2005.
I risultati comunicati ieri sono sostanzialmente in linea con le previsioni degli analisti che, abbastanza concordemente, indicavano un risultato operativo di gruppo pari a 410 milioni e a 50 milioni per il settore auto. Ma nonostante il risultato effettivo sia leggermente migliore delle previsioni, ieri il titolo Fiat non ha avuto vita facile a Piazzaffari. Subito dopo la diffusione del comunicato del Cda infatti, il titolo Fiat ha virato verso il basso arrivando a perdere il 5%, poi ha recuperato parzialmente, rimanendo sempre, però, in terreno negativo. Infine, in chiusura ha nuovamente ampliato le perdite cedendo il 3,84%. Assenstandosi, in ogni caso, a quota 13,54 euro per azione, che è pur sempre il doppio di quanto quotavano i titoli Fiat un anno fa.
Interpretare il dato di borsa non è semplice: secondo alcuni analisti si erano create aspettative di un risultato migliore delle previsione e dei dati reali, e molti investitori avevano dato ordini di vendita ancora prima che il comunicato del Cda fosse diffuso. Vendite che sono state poi effettuate dopo la diffusione dei dati, provocando un effetto ribassista a catena. E a nulla è servito che i vertice Fiat abbiano confermato i target per il 2007: un utile tra gli 1,6 e i 2 miliardi pari a un utile per azione compreso tra 1,25 e 1,55 euro. E non è servita a stabilizzare il titolo in borsa neppure un’analisi degli esperti di Goldman Sachs, che pur raccomandando prudenza, hanno confermato per le azioni Fiat un target price di 14 euro per azione.
Secondo la nota diffusa dal Cda, al buon andamento del fatturato consolidato hanno contribuito i ricavi del settore auto che sono cresciuti del 27,6% a 5,5 milirdi di euro. Questo significa che poco meno del fatturato complessivo seguita a essere generato dalle auto. E’ andato bene anche il settore dei veicoli industriali con ricavi saliti del 14,4% a 2,1 miliardi.
Non bene, invece, la Cnh (macchine per l’agricoltura e per le costruzioni) i cui ricavi sono diminuiti (sempre su base annua) del 5,8%, anche a causa di «effeti valutari sfavorevoli». E’ prorio la Cnh a destare le maggiori preoccupazioni (e la prudenza della Godman Sachs) a causa del momento congiunturale non favorevole negli Usa che rappresentano il principale mercato di sbocco delle macchine «movimento terra». Per l’area componenti, si registra un peggioramento do Comau, mentre migliora la gestione di Magneti Marelli e di Fiat Power Technologies.
Quanto all’indebitamento netto, è leggermente salito, toccando quota 2,6 miliardi dai precedenti 2,3 miliardi, mentre la liquidità è scesa a 5,5 miliardi al 30 settembre e risente sia della componenete stagionale che di deconsolidamenti e di rimborsi di prestiti.
Mentre Piazzaffari ha accolto negativamente i risultati, il Wall steet Journal con un articolo in prima pagina titolato «Come un outsider ha ridato vigore alla Fiat» tesseva grandi elogi all’operato di Sergio Marchionne che «sta guidando l’aggiustamento di una azienda considerata due anni fa un grande rompicapo». Dopo aver citato i risultati ottenuti, il Wst spiega che Mister Marchionne «ha sfidato il dogma dell’industria dell’auto secondo cui la chiusura degli stabilimenti sarebbe l’unica risposta ai problemi». Di più: l’amministratore della Fiat ha avuto il coraggio di realizzare un forte ricambio dei manager chiamando anche dirigenti molto giovani e apparentemente con scarsa esperienza. Per Merchionne, – riferisce il Wal street Journal- la Fiat non è ancora fuori dei guai, ma è avviata sulla buona strada. E sopratutto i dipendenti hano riscoperto l’orgoglio aziendale.