Missioni «automatiche», il governo fa dietrofront

Errore «tecnico» dice il governo, anche se i maliziosi continuano a pensare che fosse uno sgambetto bell’e buono. Fatto sta che ieri Romano Prodi ha annunciato che l’articolo 188 della finanziaria, quello che istituisce un fondo automatico per le missioni militari all’estero, sarà «ritirato». Rimane dunque il meccanismo per cui ogni sei mesi il parlamento deve decidere quali missioni militari all’estero devono essere finanziate e con quali soldi. E rimane la possibilità per la sinistra radicale di mettere in discussione volta per volta quel voto, con tutte le frizioni che ne conseguono.
In realtà più che «ritirato» l’articolo 188 dovrà essere cambiato da un emendamento appoggiato da tutta la maggioranza. E in teoria è sempre possibile che in parlamento si formi un’alleanza decisa a mantenere quel meccanismo automatico che il ministro degli Esteri Massimo D’Alema aveva proposto appena prima dell’estate. In pratica, però, quasi sicuramente l’emendamento sarà cancellato, visto che a parlare di «errore» è stato prima di tutti il ministro della Difesa Arturo Parisi, uno dei principali sponsor della proposta anche durante la discussione che a luglio ha portato al finanziamento della missione in Afghanistan. «Si tratta chiaramente di un refuso. Ricordo infatti che in consiglio dei ministri pur condividendo l’ispirazione dell’articolo mi ero fatto carico delle obiezioni di altri colleghi e avevamo convenuto di rinviare ogni proposta al riguardo in parlamento a partire da un confronto politico più puntuale, confronto che a quel momento non era stato possibile», ha raccontato alle agenzie già questa mattina.
Pare che la faccenda sia andata più o meno come la racconta il titolare della Difesa. Sabato mattina, dopo la corsa di venerdì a chiudere tutti i conti relativi alla finanziaria, ministri e tecnici si rivedono per limare le ultime cose. E in quella occasione il ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero nota l’inghippo contenuto nell’articolo 188. Pone il problema agli altri e il resto del governo ammette che il testo dell’articolo va cambiato. La discussione gira tutta attorno alla parola «eventuale»: nelle passate leggi finanziarie il fondo per le missioni esisteva ma era appunto un budget «eventuale», su cui decidere volta per volta. Senza la parola il senso dell’articolo cambia completamente. Il finanziamento diventa automatico e di votare ogni sei mesi non c’è più bisogno.
L’annuncio del portavoce di Prodi, Silvio Sircana è arrivato alle sei e mezza di ieri pomeriggio. E immediatamente il portavoce di Berlusconi Paolo Bonaiuti, si è messo a gridare allo scandalo: «Lo stralcio del finanziamento delle missioni di pace? E’ l’ennesimo regalo di Prodi alla sinistra estrema» è saltato su. Contentissimo invece il ministro Ferrero che ha voluto ringraziare il presidente del consiglio per aver corretto «un errore materiale presente nel testo della legge finanziaria reso noto, rispetto al testo che era stato approvato nel consiglio dei ministri». Raggiante era ovviamente Salvatore Cannavò della Sinistra critica del Prc – «E’ una scelta responsabile e risponde a quanto avevamo denunciato nei giorni scorsi» – che ha fatto un nuovo affondo sul budget per l’acquisto di nuove armi di cui parlava ieri il manifesto: «E’ chiaro che una parte consistente di quella somma sarebbe bene fosse destinata agli enti locali in modo da ridurre la loro esposizione». A condividere l’idea e a pensare che quei soldi debbano essere usati anche per la cooperazione e certo non per comprare armi in senato c’è già una lobby. Più o meno la stessa che ieri ha preso carta e penna per chiedere che si torni a parlare di Afghanistan: un elenco di 35 senatori che comprende Verdi, comunisti italiani, rifondazione e quasi tutta la sinistra ds, dietro a una interpellanza parlamentare presentata dal senatore Francesco Martone che chiedono di tornare a discutere di un «mutamento di strategia» verso quel paese, nella prospettiva di un «ritiro delle truppe a vantaggio di forme efficaci di promozione della sicurezza umana». Il primo punto dovrebbe essere l’entrata in funzione dell’Osservatorio permanente per il monitoraggio di tutti gli impegni militari dell’Italia sul piano internazionale. L’istituto era già nel decreto approvato a luglio scorso, ma (pare per volontà del ministro D’Alema) non è mai entrato in funzione.