Missione Italia

La campagna elettorale del Vaticano, aperta a febbraio dal cardinal Ruini sotto il regno di Giovanni Paolo II, si è chiusa ieri sotto il regno di Benedetto XVI. Che, al fianco del presidente della Conferenza episcopale italiana, ha deluso quanti prevedevano un papa tedesco più distante dai fatti della politica italiana e meno interventista del capo dei vescovi italiani. All’astensionismo militante delle gerarchie ecclesiastiche e istituzionali, papa Ratzinger ha dato benedizione, sostegno e contenuti, mettendo tutto il suo peso sul dibattito politico italiano, a pochi giorni dal voto. Il suo messaggio è stato chiaro: non toccate l’embrione («la vita che nasce»), non toccate la famiglia (quella eterosessuale e legalmente certificata), non toccate la morale (insidiata dal libertinismo e dal relativismo). Dunque non toccate quella scheda, è quel che Benedetto XVI si trattiene dall’aggiungere ma che schiere di agit-prop vanno dicendo in suo nome. Di che ci stupiamo? Era possibile che Joseph Ratzinger, primo estensore delle regole e dei precetti in tema di procreazione assistita e di bioetica potesse, diventato papa, cambiare idea ed aprirsi all’ascolto di quanti, anche nella sua chiesa, la vedono diversamente? O che il papa, alle prese con le nuove tecniche, ammettesse quanto amore c’è nelle donne che a quelle tecniche si affidano per diventare madri, e magari vanno in ospedale stringendo al petto un’immaginetta di padre Pio? O che ci spiegasse che nesso c’è tra l’esaltazione di ogni vita che nasce e la chiusura di tante strade della ricerca medica e scientifica per salvare vite che muoiono? Il papa fa il papa, si potrebbe dire, non c’è niente di nuovo dal «santo subito» Wojtyla al suo successore.

Eppure qualcosa di nuovo c’è. Ratzinger non si limita ad affermare valori e princìpi da affidare alla coscienza e alla morale dei cattolici, ma chiede loro di farsi missionari e portarli nelle leggi e nelle istituzioni. Esattamente quel che è stato fatto con la legge 40, tutta costruita per affermare e tutelare il diritto del concepito, dell’embrione. A partire dal quale l’omelia del papa arriva poi a proporre un modello di famiglia stretto e vecchio come non si sentiva da anni: no alle unioni gay, no alle coppie di fatto, non alle convivenze prima del matrimonio…. Sembra di essere tornati indietro di cinquant’anni, e dal passato rispunta l’anatema contro il «libertinismo»: nel quale vivono cinque milioni di famiglie italiane, quelle definite dall’Istat «non tradizionali». Una guerra di religione in quest’Italia non è agevole. Anzi, sarebbe con tutta probabilità perdente per Ratzinger e i suoi, che sanno bene che i cattolici italiani non sono acritici e proni come gran parte dei loro rappresentanti in parlamento. E che dunque la battaglia vinta alle camere da Ruini – quando su suo impulso la legge fu blindata a ogni modifica – potrebbe essere persa nel paese. Di qui la scelta tattica, affidata non al sottile e spirituale pontefice ma al ben più pratico cardinal vicario: che gli elettori non votino, alla morale ci pensano gli eletti.