Mini-Bibbia per curare gli omosessuali. E, ovviamente, negare i diritti dei Pacs

La macchina del tempo a volte prova a funzionare. Basta sfogliare le pagine di «Abc per capire l’omosessualità» per sentirsi ai tempi di Galileo, con qualche restyling, come usa oggi quando tornano di moda le auto d’epoca. Parliamo di un opuscolo delle edizioni San Paolo scritto da autori vari al fine di «fornire informazioni di base sull’omosessualità». Facciamo un breve stop preliminare: quando una ricerca scientifica dà per scontato l’obiettivo che si prefigge ci propone di fare il giro del mondo tenendoci chiusi in casa. Manca in questo procedere ciò che l’epistemologo Karl Popper considerava criterio scientifico indispensabile e cioè: una tesi deve essere formulata in modo tale da poter essere confutata affinché, se dimostrata, possa diventare valida teoria. Nell’opuscolo, invece, si dice fin dalle prime righe che l’omosessualità è un disordine, dando per scontato ciò che si vuole concludere, e vanificando la necessità di una dimostrazione. Il fine dell’opuscolo non è «capire», ma imporre la necessità delle «terapie riparative», quelle cioè che vogliono riportare i gay sulla vantata «retta via», e cioè l’eterosessualità.
L’opuscolo fa esplicito riferimento al magistero della Chiesa e tuttavia si presenta come scientifico. Come ai tempi di Galileo, sovrappone un dogma all’atteggiamento di comprensione di un fenomeno. Però una cosa è certa: non siamo ai tempi di Galileo. Bersaglio dell’Inquisizione non è un singolo scienziato, ma una mentalità «moderna» che non basa le sue acquisizioni sulla fede fondamentalista. Una prova? «L’associazione americana degli psichiatri ha preso pozione a favore delle unioni gay», dichiara Paolo Rigliano, autore di «Amori senza scandalo, cosa vuol dire essere lesbica e gay» (Feltrinelli), psichiatra e psicoterapeuta, autorità in Italia sul fronte della interpretazione dell’orientamento omosex, che non a caso non viene citato nella bibliografia di «Abc», così come vengono taciute le ricerche autorevoli di Chiara Saraceno e di Barbagli e Colombo. Con lo stesso tono, queste organizzazioni distorcono i fatti e ritengono che la cancellazione dell’omosessualità dal novero delle malattie mentali operata dall’Organizzazione mondiale della Sanità sia stata «operazione ideologica» frutto di pressioni politiche (p.25).
Gli assunti del testo sono chiari: si parte da «una differenza fondamentale fra l’omosessuale e il gay, fra chi è portatore di un disagio e chi ne fa una bandiera» (p.14). «In questo modo si intercettano tutti coloro che sono vulnerabili alle colpevolizzazioni», commenta Rigliano. È pressoché totale il silenzio sul lesbismo, mentre l’omosessualità maschile viene considerata indizio di «scarsa virilità». «Le lesbiche sono valutate fenomeno trascurabile, la sessualità delle donne è ritenuta irrilevante», osserva lo psicoterapeuta. Ancora, in «Abc» si considera l’Identità come «oggettiva», come aspetto imprescindibile di una «legge naturale» e di un «ordine naturale» e si considera «manipolazione linguistica» la «percezione che il soggetto ha di sé e del suo orientamento». L’individuo dunque è tale, maschio o femmina, etero se sano, come specchio di una legge naturale. Non vale a nulla la costruzione della personalità. È palese l’opposizione tra questo tipo di pensiero dogmatico e l’acquisizione della personalità come processo di autoconsapevolezza.
«La struttura della personalità è un processo complesso acquisito attraverso l’elaborazione delle emozioni», sottolinea Rigliano. Se la cultura «moderna» punta sull’elaborazione del soggetto, quella fondamentalista proposta in «Abc» delle edizioni San Paolo, schiaccia l’individuo sulla base di un ordine dato per sempre e rivelato da Dio. Le conseguenze sul piano personale e politico sono intuibili. In America i fondamentalisti cristiani sono stati determinanti per la rielezione di Bush e hanno messo in atto la macchina delle presunte «terapie» riparative. In Italia, l’opuscolo spara a zero sui Pacs, patti civili di solidarietà, bersaglio recente dell’Osservatore: «Riconoscere legalmente le unioni omosessuali sarebbe approvare un comportamento deviante» (p.49).
Secondo i fondamentalisti occorre rettificare le deviazioni. Che cosa sono le cosiddette terapie riparative? «Non chiamiamole terapie – avverte Rigliano – si tratta di forme di lavaggio del cervello che impongono una progressiva irregimentazione nel ruolo eterosessuale. E falliscono: viene mantenuto l’orientamento omosessuale». A somministrarle sono chiamate varie figure: «Parroci, ministri di culto, ex gay, non necessariamente psicoterapeuti». Occorre però un requisito fondamentale, un patentino ideologico: «Deve essere ferrea l’adesione ai principi del cristianesimo fondamentalista».
Sul piano della salute le conseguenze di tali trattamenti sono incalcolabili: «Hanno l’effetto di schiacciare le persone su un ruolo eterosessuale predefinito, violano l’identità autentica, producono alienazione, mortificazione, inducono alla recita di un ruolo. E, dunque, scatenano a cascata depressione, ansia, angoscia», aggiunge Rigliano. Sul piano politico, rafforzano il terreno di ideologie del potere che si rifanno all’esistenza di un ordine assoluto in cui il cittadino appare come suddito, che va «corretto» se deviante.
Come rispondere? «Occorre fare un’analisi critica e puntuale di queste teorie e del loro fondamento metodologico. Gli autori italiani guardano a Nicolosi. Gli americani si sono rifatti alla ricerca di Robert Spitzer. Spitzer aveva fatto uno studio autonomo sulla possibilità della conversione dell’orientamento sessuale. Quando si è visto strumentalizzato dai fondamentalisti Usa, ha dichiarato pubblicamente che i suoi risultati non erano conclusivi, prendendo le distanze dagli pseudoterapeuti». Necessario, risulta, in questo che è ancora per fortuna un braccio di ferro tra Dogma e Libertà, sostenere culturalmente il valore del soggetto: «Occorre lavorare sul concetto di autoconsapevolezza, essere gay, lesbica, etero, non è questione di ormoni». Sul piano civico e di diritto alla Vita c’è un aspetto fondamentale, di portata antropologica, da difendere: «Il diritto alla libertà degli individui non è un valore che deve essere dimostrato. Le lotte per la liberazione della donna e quelle contro il razzismo nei confronti dei neri non sono state subordinate a verità scientifiche, nessuno ancora si è sognato di verificare il quoziente di intelligenza dei meticci o della popolazione femminile», conclude Rigliano. Obiettivo di questa complessa macchina di ostilità non sono solo i gay. Certo gli omosessuali, deboli di diritti, sono facili bersagli. È come se si facesse un primo assaggio di oppressione teorizzata per vedere l’effetto che fa. In pericolo è lo spirito della convivenza civile. Sos libertà.