Minacce e preparativi per un attacco contro l’Iran

Traduzione a cura de l’Ernesto online

La scalata nella retorica e l’ammassarsi di armamenti stanno conducendo alla guerra

Sembrano aumentare le dichiarazioni demenziali sul Medio Oriente, accompagnate da dispiegamenti militari alquanto sinistri. Cominciamo con un elenco di dichiarazioni agghiaccianti:

La prima della lista è di Shabtai Shavit, ex capo del Mossad, l’agenzia di spionaggio israeliana, che, il 21 giugno, parlando all’università Bar Ilan di Tel Aviv sulle ragioni per cui Israele dovrebbe lanciare un attacco preventivo contro l’Iran, ha detto: “Sono dell’opinione che, poiché siamo in stato di guerra continua, poiché la minaccia è permanente, poiché l’intenzione del nemico in questo caso è quella di annientare, la dottrina corretta è quella della prevenzione e non delle rappresaglie”.

La seconda è di Uzi Arad, consigliere nazionale per la sicurezza del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che, parlando il 22 giugno a Gerusalemme, di fronte all’Agenzia Ebraica, della sua convinzione che la “comunità internazionale” appoggerebbe un attacco israeliano contro l’Iran, ha dichiarato: “non vedo nessuno che metta in discussione la sua legalità (dell’attacco) o la sua legittimità”.

La terza dichiarazione è del primo ministro italiano Silvio Berlusconi che, parlando con i giornalisti alla riunione del G-8 a Toronto, il 26 giugno, ha detto: “l’Iran non garantisce una produzione pacifica di energia nucleare e i membri del G-8 sono preoccupati e credono assolutamente probabile che Israele reagisca in maniera preventiva”.

Quarta dichiarazione: il direttore dell’Agenzia Centrale di Intelligence, Leon Panetta, ha previsto nel programma This Week di ABC, il 27 giugno, che l’Iran potrebbe disporre di armi nucleari nel 2012: “Pensiamo che essi [l’Iran] abbiano l’uranio sufficiente per queste armi… e che, sebbene sia in corso un continuo confronto [all’interno dell’Iran] in merito all’opportunità o meno di procedere alla costruzione della bomba… è evidente che stanno perfezionando la loro capacità nucleare”. E ha continuato dicendo che gli Stati Uniti stanno collaborando con gli israeliani nell’investigazione e che Tel Aviv è “disposta a darci spazio per cercare di cambiare l’Iran diplomaticamente, culturalmente e politicamente”.

Alcune poche osservazioni:

1. Iran e Israele non sono in guerra. Shavit sembra fare confusione.

2. Poiché il recente giro di sanzioni contro l’Iran sarebbe stato respinto nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, non è chiaro chi intenda Arad per “comunità internazionale”.

3. Berlusconi è solito fare dichiarazioni estemporanee, ma resta il fatto che è un intimo amico degli israeliani.

Iran differente “diplomaticamente, culturalmente e politicamente” suona terribilmente simile a “cambiamento di regime”. E’ questo lo “spazio” di cui parla Panetta?

E non sono solo parole

Dopo il rapporto apparso sul Times di Londra, secondo cui l’Arabia Saudita avrebbe concesso il permesso a Israele di volare attraverso il suo spazio aereo per attaccare l’Iran, Jerusalem Post, Islam Times e l’agenzia di notizie iraniana Fars informano che la forza aerea israeliana ha ammassato attrezzature nel deserto saudita vicino alla Giordania.

Secondo il Post, le forniture sarebbero state scaricate il 18 e il 19 giugno alla periferia della città saudita di Tabuk, mentre tutti i voli civili in quell’area sarebbero stati cancellati in questi due giorni. Il Post ha scritto che “un funzionario anonimo della difesa statunitense” ha affermato che il capo del Mossad Meir Dagan è in contato con l’Arabia Saudita e ha informato Netanyahu dei suoi piani.

Gulf Daily News ha scritto il 26 giugno che Israele ha trasferito aerei da guerra in Georgia e in Azerbaigian, il che accorcerebbe considerevolmente la distanza che gli aerei israeliani dovrebbero percorrere per attaccare obiettivi nel nord dell’Iran.

Gli Stati Uniti hanno attualmente due portaerei – Truman e Eisenhower – e più di una decina di navi di appoggio nel Golfo di Ormuz, il collo di bottiglia strategico che conduce al Golfo Persico.

I sauditi hanno smentito energicamente le informazioni secondo cui starebbero aiutando gli israeliani, e Shafiq Ghabra, presidente dell’American University del Kuwait, dice: “è impossibile che i sauditi permettano un attacco israeliano contro l’Iran”.

Ma Ephraim Inbar, direttore del Centro Begin-Sadat di Studi Strategici a Ramat Gan, Israele, sostiene che tanto l’Arabia Saudita come Israele temono l’Iran con armi nucleari: “ciò ci unirebbe nel contesto strategico, perché abbiamo interessi comuni. Poiché il mondo arabo e l’Arabia Saudita comprendono che il presidente Obama è una persona debole forse potrebbero aver deciso di fare in modo che questo succeda”. Ma ha anche aggiunto: “non penso che i sauditi vogliano impegnarsi in questo tipo di cooperazione con Israele”.

Secondo lo storico militare Martin van Creveld, professore dell’Università Ebraica di Gerusalemme: “il vero timore è che qualcuno si lasci condizionare dalla propria retorica e da un eccesso di paura” e dia inizio ad una guerra.

Trita Parsi, del Woodrow Wilson Center di Washington, afferma che la scalata nella retorica rappresenta un pericolo. “Quando si agisce in tale contesto politico, non c’è più spazio per altre soluzioni”, ha dichiarato al Christian Science Monitor. “Si potrebbe determinare una situazione nella quale si è spinti ad agire, sebbene si comprenda che si tratta di un’azione insensata, ma lo si fa per ragioni politiche”.

La retorica sta diventando incandescente, si puntano le armi, si ripropongono scenari di guerra in Medio Oriente.

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