Mille lavoratori per 3 euro all’ora Nel Sud scoperti sei call center abusivi

L’assembramento era ciclico e strano: troppi ragazzi frequentavano quel luogo. Più di mille in soli due anni. Un viavai ingiustificato, perché dai primi controlli, in quello stabile, non risultava alcun tipo di attività. E’ partita così l’indagine della guardia di finanza di Bari: in pochi mesi ha scoperto un affare colossale. Sei call center totalmente abusivi sparsi per il Mezzogiorno, tra Bari e Napoli, Frosinone e Pescara. Quei mille ragazzi erano lì per il più classico degli sfruttamenti: stipendi per un milione di euro complessivi, tutti corrisposti in nero, oltre 200 mila euro evasi all’erario, 800 mila euro di contributi previdenziali mai versati. La «centrale» operativa è una cooperativa di Triggiano, peraltro regolarmente registrata, che tra il 2004 e il 2005 sfrutta ben 1.069 persone, in prevalenza ragazze, che lavorano per soli 2,90 euro l’ora.
«I lavoratori – spiega il capitano della guardia di finanza di Bari, Luigi Carbone – contattavano telefonicamente i clienti, utilizzando l’elenco telefonico, per pubblicizzare i corsi di formazione commissionati da una società privata». Una società che, a quanto pare, era al corrente della situazione: «La cooperativa le rilasciava fatture d’importo bassissimo», continua Carbone. Fatture così basse che potevano essere giustificate in un solo modo: «Semplice: i call center impiegavano lavoratori non assunti regolarmente. Quindi la società è corresponsabile. E le toccherà pagare, nel caso la cooperativa risultasse insolvente, tutte le sanzioni previste dalla legge».
Cifre da stangata: «La massima sanzione prevista è di 12 mila euro per singolo lavoratore». Si viaggia quindi intorno ai 12 milioni e 800mila euro, ai quali si devono aggiungere gli 800 mila euro di contributi mai versati. E non solo: ai lavoratori sfruttati dovrà essere corrisposto il compenso adeguato. «Che per la maggior parte dei casi è pari al triplo di quanto hanno percepito», aggiunge Carbone. «Grazie alla documentazione rinvenuta nel corso delle indagini, siamo riusciti a stabilire il numero esatto dei lavoratori e a contattarli personalmente: la cooperativa aveva conservato una documentazione parallela, registrando chiunque avesse lavorato per loro».
E dalla contabilità parallela, l’entità della truffa, è emersa in tutta la sua evidenza. I lavoratori rintracciati, inoltre, si sono detti immediatamente disponibili a collaborare, spiegando con quali promesse erano stati ingannati: «Vivevano tutti, o quasi, nella prospettiva di essere assunti dopo un periodo di prova», spiega ancora Carbone. «Dopo i primi tre mesi di lavoro, però, non stipulavano alcun contratto».
In compenso i turni variavano da tre a sei ore di lavoro. Ogni lavoratore percepiva dai 2,65 ai 2,90 euro per ogni ora, a fronte dei 6,50, previsti come minimo dalla legge. Per l’intestazione delle linee telefoniche e delle bollette, invece, la cooperativa si era rivolta a dei prestanome.
Un’organizzazione talmente complessa e articolata che Domenico Pantaleo, segretario regionale della Cgil, avanza qualche sospetto: «Mi chiedo se questa azienda lavorasse per conto di qualcuno, o se invece siamo di fronte un’articolazione ben più pericolosa. Non vorrei che qualche call center, tra quelli regolari, abbia dato in appalto tutto questo lavoro in nero. Parliamo di sei luoghi di lavoro: le commesse, qualcuno, doveva pur prenderle».
Sospetti legittimi, sui quali la guardia di finanza, probabilmente, potrebbe continuare a indagare. Al momento, di certo, c’è che in Puglia il lavoro nero dilaga: «È una conferma del degrado esistente nel mercato del lavoro», continua Pantaleo. «E mi riferisco in particolare a quello dei call center. Ci vuole un intervento deciso: bisogna puntare a una regolarizzazione, soprattutto nei call center dove – nella maggior parte dei casi – assistiamo a rapporti di lavoro che, nei fatti, sono di tipo subordinato. Bisogna individuare un percorso che porti tutto questo nel suo alveo naturale, cioè nella regolarizzazione, e il nuovo governo mi sembra determinato a farlo. Credo che sia deciso a stroncare il fenomeno del lavoro nero, mentre il centrodestra, invece, faceva finta di non vedere».
La Regione ha appena varato una legge per contrastare il lavoro nero. A Foggia si è tenuta una manifestazione nazionale indetta da Cgil, Cisl e Uil. Ma non è detto che basti. Mille lavoratori, per sei call center abusivi, scoperti in una sola indagine, rivelano uno scenario preciso. E poi quella doppia contabilità, così puntuale da risultare grottesca: lo sfruttamento del lavoro nero, qui, è la chiave di volta del sistema economico. «Il degrado c’è: non esistono dubbi e lo denunciamo da tempo», conclude Pantaleo. «Il governo deve farsene carico. Mi pare che la volontà ci sia, ma tutti devono fare la loro parte, sia con i controlli – che in questo caso, a Bari, sono stati efficaci – sia con un inasprimento delle pene».