Migliaia di contadini messicani bloccano l’ambasciata degli Usa protestando contro il Tlc

Dal primo gennaio sono entrati in vigore alcuni dei capitoli più conflittuali del Trattato di Libero Commercio del Nord America (TLCAN o NAFTA in inglese) e sono definitivamente liberalizzati prodotti fondamentali come il frijol, il mais, la canna da zucchero e il latte in polvere. E immediatamente numerose organizzazioni contadine si sono mobilitate, per chiedere la revisione del trattato. “E’ il colpo di grazia ai contadini messicani” hanno gridato in migliaia bloccando completamente il Paseo de la Reforma, una delle principali strade di Città del Messico. Alla protesta si sono uniti deputati di tutti i partiti meno il PAN del presidente Felipe Calderón, che parlano di rinegoziazione di tutta la parte agricola del trattato che in questi anni dal primo gennaio 1994 ha favorito enormemente l’agricoltura assistita statunitense e danneggiato quella messicana pienamente liberalizzata. “Il Messico –secondo il deputato del PRI César Horacio Duarte- è alla vigilia di una vera ribellione per il disprezzo e l’abbandono al quale sono sottomesse le campagne messicane”.
E’ molto triste il bilancio del Messico come paese pioniere nell’accettare un accordo di libero commercio con gli Stati Uniti. Oramai il 90% del commercio estero del paese è con gli Stati Uniti e tutta l’economia del paese è controllata come mai prima nella storia dal vicino del Nord. Ma l’aspetto più grave è la vera pulizia etnica agraria che ha caratterizzando l’adozione del TLC e i piani neoliberali voluti dai governi messicani in sinergia con il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.
Ogni anno dalle campagne messicane sono espulsi almeno 600.000 lavoratori (una cifra che nel 2008, con l’entrata in vigore degli ultimi capitoli si raddoppierà), quasi tutti uomini tra i 15 e i 45 anni, e si avvicinano ai 30 milioni i messicani che vivono oltre il muro di Tijuana. Numeri minori ma ugualmente importanti sono espulsi da categorie come i ferrovieri, tecnici e lavoratori del settore petrolifero che soffrono da anni le politiche di liberalizzazione.
Il politologo John Saxe-Fernández –e non è il solo- individua un vero “disegno demografico”, una precisa politica con il doppio obbiettivo di svuotare le campagne messicane, fonte di conflittualità sociale, e rifornire l’economia statunitense di milioni di lavoratori disponibili a lavori sottopagati utili a calmierare il mercato del lavoro di quel paese.