Metalmeccanici, avanti a tutta lotta

All’indomani della decisione di Federmeccanica di sospendere la trattativa, la protesta degli operai esplode in tutta Italia. Ieri i blocchi delle strade, gli scioperi, le manifestazioni si sono intensificati dalla Sicilia al Piemonte. Intanto è diventato sempre più caldo il botta e risposta tra imprese e sindacati e si fa sempre più decisivo il vertice degli industriali di martedì prossimo: saranno loro, infatti, a decidere se continuare a trattare. O si prenderanno l’intera responsabilità di avere rotto il tavolo. Fim, Fiom e Uilm, dal canto loro, non si sono fermate: le segreterie unitarie hanno deciso ieri un altro pacchetto di 8 ore di scioperi per la prossima settimana, «con una giornata di particolare mobilitazione – così recita la nota dei sindacati – il martedì 17», in concomitanza dunque con l’importante riunione della Federmeccanica. Ieri un nuovo intervento dei sindacati confederali, che hanno sottolineato come gli stessi rapporti con Confindustria e le relazioni industriali in Italia siano a rischio. Un concetto ribadito dal segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, che aveva lanciato l’allarme già due giorni fa: «Federmeccanica vuole far saltare il tavolo – dice il leader Cgil – ma Confindustria deve riflettere perché il contratto dei metalmeccanici riguarda la più grande categoria di lavoratori nel nostro paese». Per Savino Pezzotta (Cisl) «la non chiusura in tempi brevi crea problemi sul piano delle relazioni sindacali e Federmeccanica ha maggiore responsabilità in tal senso».

Fim, Fiom e Uilm denunciano un disegno ancora peggiore: Federmeccanica vuole cancellare il contratto nazionale, dando il là alla Confindustria, che dall’estate prossima – dopo le elezioni – dovrà trattare con Cgil, Cisl e Uil per modificare il modello contrattuale e riformare il patto del luglio `93: «L’atteggiamento di Federmeccanica è pesantemente condizionato sia dalla storica propensione a scaricare sui lavoratori il costo della crisi, sia da rigidità politiche e ideologiche, in particolare sulla legge 30 – scrivono i sindacati in una nota – La volontà di umiliare i lavoratori e di cancellare il contratto nazionale non deve passare».

Nelle due associazioni industriali – Federmeccanica e Confindustria, appunto – si starebbe consumando una divisione che avrebbe contribuito alle tensioni degli ultimi giorni, riversandosi sulla gestione delle trattative. In particolare, le piccole aziende sarebbero contrarie a salire con gli aumenti, non reggendo – affermano – i costi possibili per le più grandi. Divisioni che si ripeterebbero su mercato del lavoro e flessibilità. E ci sarebbe – denuncia Giorgio Caprioli, leader Fim – anche uno scontro per la presidenza di Federmeccanica, con una cordata pronta a far saltare Massimo Calearo.

Ieri pomeriggio, proprio Calearo ai microfoni del Tg1 aveva detto che i sindacati avevano fatto «un grave autogol» rifiutando il confronto su flessibilità e mercato del lavoro e chiedendo di tornare a parlare solo di salario. Gli ha risposto a breve distanza il leader Fiom Gianni Rinaldini, denunciando ancora una volta il disegno degli industriali, quello di scambiare l’aumento salariale (l’unico realmente in discussione, dato che è scaduto solo il biennio economico) con un inaccettabile peggioramento delle condizioni del lavoro sul piano normativo: «L’autogol l’ha fatto Federmeccanica – ha spiegato – – Nella evidente incapacità di assumere una posizione negoziale precisa, ha scelto la strada della crisi della trattativa, presentando proposte insufficienti sul piano retributivo e irricevibili nella parte relativa ad apprendistato e mercato del lavoro».

«Legare la contrattazione aziendale sulla percentuale del lavoro precario alla disponibilità da parte delle Rsu alla monetizzazione di 3 giornate di permessi annui retribuiti è pura fantasia, così come chiedere 40 mesi di apprendistato sulle linee di montaggio – spiega Rinaldini – Sarebbe uno scambio esplicito tra rinnovo del biennio economico e peggioramento delle condizioni lavorative. Per questo abbiamo proposto alla Federmeccanica che, nel prendere atto che la parte normativa non è praticabile, la trattativa prosegua sul rinnovo del biennio economico. Biennio che è scaduto da 13 mesi. Le iniziative di lotta e mobilitazione – è la conclusione – sono destinate a crescere nei prossimi giorni».

Le proteste sono state avviate dai meccanici genovesi: radunatisi alle 9.30 in tre diversi punti del capoluogo ligure, centinaia di lavoratori hanno bloccato dapprima la Sopraelevata nella zona di piazza Cavour, in centro, poi la ferrovia Genova-Savona nella stazione di Sestri Ponente e infine il casello di Genova aeroporto sull’autostrada A10 per Savona. Sciopero alla Fiat di Termini Imerese: i lavoratori hanno bloccato la statale 113.

Scioperi e manifestazioni spontanee nelle aziende del vicentino, con centinaia di lavoratori che si sono concentrati nei pressi del casello dell’A4. L’autostrada è stata stata bloccata in entrambe le direzioni per circa 30 minuti. Nel napoletano, i lavoratori dell’Alenia Aeronautica di Casoria hanno bloccato per un’ora il traffico sulla statale sannitica, mentre quelli del perimetro Ansaldo di via Argine hanno bloccato per due ore gli svincoli autostradali di San Giovanni a Teduccio. Corteo anche nella zona industriale di Potenza, con centinaia di operai. Scioperi e manifestazioni anche nella provincia di Torino, in Friuli Venezia Giulia e in Toscana. Mentre Fim, Fiom e Uilm lombarde hanno sospeso le relazioni industriali con Assolombarda fino al 17 gennaio.