Menezes non fuggiva Londra nella bufera

La polizia londinese ha usato una cortina di bugie per giustificare l’uccisione del giovane brasiliano nella metropolitana di Londra. Ma sono smentite dall’indagine interna, rivela la televisione Itv. Menezes era già immobile a terra quando un agente ha sparato

LONDRA
Niente di quanto inizialmente affermato da Scotland Yard per giustificare l’uccisione di un elettricista brasiliano scambiato per un terrorista nella metropolitana di Londra era vero. Per cercare di rendere più digeribile l’errore commesso nel freddare Jean Charles de Menezes su un vagone della metropolitana, la polizia inglese non ha esitato a coprire i suoi agenti con una cortina fatta di mezze verità e tante menzogne. Ed è solo grazie a documenti riservati ottenuti da una televisione inglese che la realtà di quanto è accaduto il giorno dopo il secondo attentato alla capitale sta finalmente emergendo.

Secondo i resoconti delle indagini compiute dalla Independent Police Complaints Commission (Ipcc) e rivelati da ITV, il giovane brasiliano era già stato immobilizzato da un poliziotto quando un altro agente gli ha sparato in testa.

Dopo l’incidente, quando era ormai chiaro che Menezes era solo una vittima innocente, il capo della polizia Sir Ian Blair si era scusato con la sua famiglia, ma aveva precisato che «l’uomo era stato richiamato ed aveva rifiutato di rispondere agli ordini dei poliziotti».

Le telecamere a circuito chiuso e il resoconto di uno degli agenti coinvolti nell’azione, però, mostrano un quadro ben diverso.

Nelle immagini Menezes sembra camminare tranquillamente verso la stazione di Stockwell, dove si ferma anche a prendere un quotidiano gratuito prima di scendere verso le scale mobili. Solo una volta arrivato in prossimità della piattaforma si mette a correre perché vede il treno arrivare. Le riprese mostrano anche il brasiliano che, apparentemente ignaro di essere seguito, sale sul vagone, si ferma un attimo in piedi e poi decide si sedersi. Quando i cinque poliziotti in borghese entrano nel vagone gridando, l’elettricista si alza dal suo posto per dirigersi verso di loro.

«Ho agguantato l’uomo per la giacca bloccandolo con entrambe le braccia intorno al torso», ha dichiarato un agente interrogato dall’Ipcc. «L’ho spinto indietro nel posto dove era seduto…poi ho sentito una pistola sparare vicino al mio orecchio sinistro».

In seguito agli attentati di luglio, la polizia londinese ha adottato una strategia «sparare per uccidere» denominata Kratos. Il motivo addotto è che, nel caso in cui un terrorista abbia addosso una bomba, questa potrebbe essere innescata da un proiettile sparato al torace. Mirando alla testa, invece, il pericolo è neutralizzato all’istante – quando esiste.

Rimane da capire, perché, se un’agente aveva già immobilizzato Menezes, un suo collega abbia ritenuto indispensabile scaricargli addosso ben undici colpi, di cui sette in testa, uno nella spalla e tre andati a vuoto.

Ma la lista delle incongruenze non finisce qui. L’ufficiale appostato fuori da casa e addetto all’identificazione di Menezes si era assentato per andare in bagno proprio quando il brasiliano è uscito.

Dopo la morte dell’elettricista, la polizia si è trincerata dietro un categorico no comment. L’unica dichiarazione ufficiale è stata che «l’abbigliamento e il comportamento [dell’uomo] avevano contribuito ad aumentare i sospetti degli agenti».

Inoltre, le prime testimonianze parlavano di un individuo vestito con una giacca invernale, sotto la quale si sarebbe potuto nascondere dell’esplosivo, e di misteriosi fili che gli spuntavano dalla cintura. Ma le immagini delle televisioni a circuito chiuso, rivelano che il ventisettenne brasiliano indossava una giacca jeans corta e attillata.

Secondo altre notizie circolate dopo l’incidente, l’uomo sospetto avrebbe saltato le barriere d’ingresso alla metropolitana e si sarebbe lanciato per le scale mobili correndo. La verità è che Menezes ha usato il suo regolare abbonamento e si è avviato verso i binari camminando.

Ieri Harriet Wistrich, l’avvocato che rappresenta i familiari della vittima, ha chiesto la sospensione della strategia Kratos e le dimissioni del capo della polizia. «In che società viviamo se ci arroghiamo il diritto di uccidere i sospetti?», ha dichiarato la legale.

Intanto, con tempismo a dir poco inopportuno, poche ore prima dell’imbarazzante rivelazione, il ministro degli interni Charles Clarke si era congratulato con Scotland Yard per «l’alto grado di professionalità» dimostrato nel fronteggiare la minaccia terroristica.