Melfi, sui 17 turni ultimatum alla Fiat

ULTIMATUM Quinta domenica consecutiva di sciopero allo stabilimento Fiat di Melfi contro i 18 turni impo-
sti dall’azienda per la produzione della Grande Punto. Una vertenza che sembrava risolta con l’accordo di inizio settembre, quando la Fiat e sindacati hanno trovato un punto di incontro sui 17 turni. Ma poi quell’intesa è rimasta ferma sulla carta, perché la Fiat non l’ha ancora tradotta negli ordini di servizio per le linee produttive. E i lavoratori continuano a essere chiamati in fabbrica la domenica notte, cioè proprio nel turno che in massa hanno respinto senza indugi o di visioni. Come confermano le adesioni agli sciopero «della domenica» che si aggirano costantemente attorno all’80 per cento.
Le sollecitazioni del sindacato, che ha ripetutamente invitato l’azienda ad applicare l’accordo sui 17 turni, non hanno finora prodotto effetti pratici, quelli, cioè, che interessano agli operai. E per questo, di giorno in giorno, il clima, dentro e fuori i cancelli della Sata di San Nicola di Melfi si sta progressivamente avvicinando a quello che condusse al braccio di ferro dei 21 giorni della primavera 2004. «Ora, infatti, sono gli stessi lavoratori a chiedere ai sindacati un salto di qualità nelle forme di protesta: non più limitate alla domenica sera», sottolinea Emanuele De Nicola, delegato della Rsu della Sata.
Già, ieri, per esempio, l’astensione dal lavoro si è protratta nell’arco delle 24 ore (dalle 22 di domenica alle 22 di lunedì), con assembramenti costanti e diverse assemblee davanti ai cancelli della fabbrica. Una richiesta precisa: i 17 turni subito. «Perché allo stato attuale, visto l’atteggiamento della Fiat – spiega ancora de Nicola – il rischio evidente a tutti è che quell’accordo non diventi operativo prima di aprile. E poi, chissà, possono saltare fuori altri motivi, emergenze, contingenze, esigenze di mercato per farlo slittare ancora. Ma i lavoratori questo non lo possono accettare, hanno già dimostrato che per la qualità della loro vita e del loro lavoro sono disposti ad affrontare battaglie anche molto lunghe e molto dure».
A questo proposito, tra l’altro, anche gli oltre cinquemila lavoratori di Melfi hanno deciso di agganciare la vertenza per il rinnovo del contratto nazionale ai fronti aperti localmente. Ma del resto di questioni aperte anche a al solo livello di stabilimento ce ne sono già parecchie: «Da mesi stiamo chiedendo alla Fiat risposte per quanto riguarda il salario e i livelli occupazionali qui a Melfi – ricorda Emanuele de Nicola – ma anche su questo l’azienda continua a mantenere un atteggiamento di assoluta impermeabilità alle nostre richieste, che però non potrà protrarre ancora per molto, perché le persone che lavorano qui dentro sono davvero stanche».
Dai cancelli della zona industriale di San Nicola di Melfi, insomma, arriva un ultimatum abbastanza preciso, rivolto alla Fiat: entro la settimana, durante la quale dovrebbe tenersi un nuovo incontro tra dirigenti e sindacati, si faccia partire la nuova turnazione e, a seguire, i tavoli su occupazione e salari. Il segretario regionale della Basilicata della Fiom, Giuseppe Cillis, è drastico: «Non vogliamo più una trattativa lunga ma una conclusione rapida, senza dilazioni».Anche perché a breve potrebbero scattare forme di protesta più «incisive».