Melfi, la lotta non si ferma

Secondo sciopero notturno, si riaprono le trattative. Con una nuova proposta Fiom
Crumiri per forza Domenica, ore 22. Alla Sata non entra nessuno. Tranne gli interinali, obbligati dai capi. E qualche operaio polacco. La Fiom: «No ai 18 turni, qualsiasi intesa verrà votata»

Lo sciopero notturno di domenica è riuscito molto bene, alla Sata e nell’indotto, come era accaduto una settimana fa. Gli operai di Melfi si sono fermati anche alla vigilia della trattativa con la Fiat, iniziata ieri all’Assindustria di Potenza (e riaggiornata a oggi). Ma qualcuno nello stabilimento è entrato: sono gli interinali – i lavoratori «in affitto» – quelli che vorrebbero scioperare, ma non possono. La condizione di precarietà li obbliga a mettersi sulle linee. Ne abbiamo bloccato un gruppetto poco prima delle 22, davanti all’ingresso «B», all’inizio di quel diciottesimo turno che la totalità dei colleghi «garantiti» sta rifiutando. Sono ragazzi tra i 20 e i 25 anni, jeans a vita bassa, orecchino e t-shirt, hanno uno sguardo più fresco. Gli «adulti», quelli che partecipano al presidio, hanno solo dieci-quindici anni in più, ma quasi tutti portano la fede al dito, il viso segnato dal lavoro e delle preoccupazioni familiari. Molte tute amaranto sono donne, pensano ai bambini già a letto, a diversi chilometri dalla grande industria addormentata, e preparano lo stand per l’assemblea notturna con i sindacalisti «importanti», i vertici di Fim, Fiom e Uilm venuti apposta da Roma. «I capi ce l’hanno detto – spiega il più vispo degli interinali – Chi non entra domenica notte, non verrà più richiamato». Hanno una «missione» di sole due settimane, 15 giorni filati di lavoro: chi è «in affitto» non ha diritto nemmeno al giorno di riposo. Avevano finito il turno alle 14 di sabato, e già domenica notte devono tornare a lavorare sui motori. «Siamo d’accordo con le motivazioni dello sciopero, ma dobbiamo entrare. Non possiamo protestare, noi dobbiamo abbassare la testa». Da un pullman scendono veloci alcuni operai in tuta blu, alti e magri, col baffetto chiaro, diversi dai tanti lucani e pugliesi che affollano la Fiat Sata. Saranno una decina: «Ecco gli operai polacchi – indica un delegato Fiom – Lavorano sempre, in ogni caso». Procedono così veloci che non abbiamo il tempo di bloccarli, ma ci vuole poco a capire che devono vivere le stesse difficoltà degli interinali, gli stessi timori: tirano dritto, non guardano neppure i colleghi al presidio. Dall’altro lato del parcheggio, vediamo due capi turno: sono dentro già dal pomeriggio, insieme ai manutentori. Hanno preparato le linee per una produzione «fantasma». Sfoggiano le felpe con il logo «Fiat», lo stile super trendy lanciato dal rampollo Lapo. Padroni si nasce o si diventa?

Finalmente microfono e altoparlanti sono stati montati, ha inizio l’assemblea. Il primo a prendere la parola è Giuseppe Cillis, segretario della Fiom Basilicata, uno degli animatori dei «21 giorni». Vicino a lui c’è Lello Raffo, Fiom nazionale, che l’anno scorso si beccò una manganellata dalla polizia e non manca mai agli appuntamenti di Melfi. C’è anche Piero Di Siena, senatore Ds. E Michele Iacovella, operaio Sata ed ex delegato Fiom eletto con Rifondazione subito dopo la gloriosa «primavera»: oggi è assessore provinciale alle politiche sociali.

«Non accettiamo i 18 turni imposti dalla Fiat – esordisce Cillis – e all’azienda presenteremo una proposta. Partendo dalle cifre che ci ha fornito il Lingotto, spiegheremo che con una produzione annua di 280 mila Grandi Punto bastano 17 turni». L’ipotesi della Fiom parte dall’accordo del 19 maggio 2004, approvato con referendum dall’80% dei lavoratori. La domenica è giorno di «riposo collettivo», mentre lo schema di orario è bisettimanale: una settimana si lavora 6 giorni, quella dopo 4, riposando per due giorni consecutivi, che procedono a scorrimento. Le richieste della Fiat, con i 18 turni settimanali (e il lavoro la domenica notte), porterebbero lo stabilimento a una produzione annua di 345 mila auto, dunque ben superiore a quella annunciata dal management. I 17 turni Fiom assicurerebbero comunque un volume sostenuto: 326 mila auto, che potrebbero salire a 408 mila (i livelli del 1997) con un incremento occupazionale adeguato (l’accordo di insediamento del 1990 prevedeva occupazione a regime per 7 mila addetti, oggi ce ne sono solo 4900).

All’insegna del «teniamo sul massimo dei 17 turni» anche gli interventi dei segretari nazionali di Fim e Uilm Bruno Vitali ed Eros Panigali, ma sentendo gli operai non pochi temono che la Fiat potrebbe tentare la via dell’accordo separato. «Non accetteremo mai 18 turni – dice il segretario Fiom Gianni Rinaldini al microfono – La Fiat deve capire che non può imporre carichi e turni di lavoro, a maggior ragione quando arriva una nuova auto: deve trattare, in primo luogo con le Rsu. Il tavolo che poniamo affronta turni, salario, occupazione, carichi di lavoro. E soprattutto, qualunque accordo dovrà passare attraverso il voto di tutti i lavoratori». Un metodo che mette al riparo dagli accordi separati, soprattutto in una realtà come Melfi, dove gli operai scioperano e fanno presidi a oltranza senza porsi il problema delle casacche e delle tessere.