Meglio Zorro di Bush

Non solo Michael Moore si è schierato platealmente contro Bush (e famiglia) facendone la sua star in Farenheit 9/11, ma ad ogni festival internazionale è di prammatica la domanda chiave per fare in modo che l’outing politico venga riportato sui quotidiani. Ultimi della serie Catherina Zeta – Jones e Antonio Banderas che a Berlino in occasione della presentazione ufficiale di La leggenda di Zorro di Martin Campbell (che uscirà in Germania il 27 ottobre) hanno espresso pubblicamente giudizi negativi nei confronti del presidente Bush. Insoddisfatta dell’operato dell’amministrazione di Washington, si è dichiarata la Zeta – Jones, mentre Banderas ha osservato che «il governo Bush fa il suo lavoro in maniera orrenda. E ciò porta il paese in una situazione molto difficile». L’attore spagnolo marito di Melanie Griffith che ormai vive negli Usa da sedici anni, e Catherina Zeta Jones, inglese di Swansee, moglie di Michael Douglas, ovvero il futuro imperatore Adriano e la star più ricca d’Inghilterra (secondo una recente classifica) sono europei e americani d’adozione che sottolineano come il prezzo che non solo gli americani, ma «la gente di tutto il mondo» pagano, è troppo alto.

La conclusione per Banderas è che «ci vorrebbe uno come Zorro, un combattente per la pace e la giustizia», sostenuto dalla partner che ha aggiunto: «Credo che ci sia bisogno di tali persone con basi morali, che si impegnano a favore della gente».

«Il presidente Bush distrugge le nostre vite» ha dichiarato senza mezzi termini come a ribadire il concetto, durante un’intervista a Washington Donald Sutherland, l’attore di origine canadese che tutti ricordano per Mash il film contro la guerra del Vietnam del `70, oltre che come interprete del Casanova di Fellini e in un ruolo politicamente esplicito in Jfk di Oliver Stone).

La dichiarazione è stata tanto più drammatica in quanto l’attore è scoppiato a piangere durante l’intervista mentre pronunciava queste parole, un sintomo di grande tensione accompagnato da una feroce critica contro l’amministrazione Bush e la risposta del tutto inadeguata data in seguito al disastro dell’uragano Katrina: «Sono degli incapaci, ha detto Sutherland. Non sono all’altezza del compito e sono dei bugiardi. Sono vendicativi e sono spietati. Se ne fregano del popolo iracheno. Se ne fregano dei soldati morti. Sono interessati solo al profitto. Hanno rubato il futuro dei nostri figli». L’attore sta interpretando ora in una serie televisiva il ruolo di un parlamentare repubblicano che nutre l’ambizione di diventare presidente.

Erano state dell’inizio di settembre le ultime dichiarazioni esplicite nei confronti di Bush proprio da parte di Michael Moore che attraverso una lettera aveva preso spunto dai disastri naturali e no dell’uragano Katrina per ribadire il suo pensiero, non senza ironia scrivendo tra l’altro: «Ci sono molte cose che vanno dette sulle cause umane del disastro a New Orleans, non è stato solo l’uragano ma decisioni molto specifiche fatte da Bush negli ultimi quattro anni e mezzo» e si prepara a realizzare un altro film di denuncia, Farenheit 9/11 e mezzo dove continuerà ad esaminare cosa è successo negli Usa dopo l’11 settembre e di come l’amministrazione Bush usi quel tragico evento per spingere le sue azioni in Afghanistan e Iraq.

Se Sutherland ha pianto di vergogna per quello che succede nel mondo a causa degli Stati Uniti, dovrebbero mantenere alta la guardia i fautori della democrazia nordamericana per il fatto che, come lui stesso ha sottolineato, non sono infrequenti i casi di censura contro la libera espressione delle opinioni. Ha ricordato infatti che sono stati oscurati gli attacchi di una cantante a Bush nel corso di un’intervista televisiva, un metodo, ha detto, che ricorda l’epoca in cui in Germania si bruciavanoi libri. Ma basterebbe anche fare un po’ di mente locale sugli anni cinquanta e pensare alla storia americana, come ci ha riportato recentemente sulle scene George Clooney, per rendersi conto che il maccartismo della caccia alle streghe è sempre in agguato.