«Meglio così, era solo proibizionismo»

«Hanno fatto bene a stralciarla, perché si trattava di una norma proibizionista e assolutamente improvvisata che non avrebbe risolto alcun problema». Ne è convinto Claudio Cippitelli, del Coordinamento nazionale nuove droghe, che invece avrebbe preferito un intervento organico per affrontare il problema dell’abuso di alcol tra i minori.
«Sono contrario a logiche proibizioniste, soprattutto nella fascia d’età tra i 15 e i 18 anni. Come si vede con le droghe proibire serve solo a far crescere la voglia di trasgressione. E poi non c’è una legge che ne proibisce la cessione. L’alcol avrebbe potuto essere comperato da un “adulto” e ceduto a un minore», sostiene.
Cosa avrebbe dovuto fare allora il governo?
Sono d’accordo sul divieto di comperare alcol sull’autostrada, ma quello sui minori non sarebbe stato un intervento organico: bisogna fare un piano nazionale e affidarlo alle regioni, coinvolgere la scuola, educare i gestori di locali pubblici.
Pensa più a un approccio culturale al problema?
Sì, anche se il mio parere sembra in controtendenza rispetto a quello di molti esponenti dell’alcologia italiana che invece erano favorevoli a questo tipo di provvedimenti. Ma noi quando andiamo ai rave o nelle discoteche facciamo attività di prevenzione sulle droghe e cerchiamo di costruire continuamente momenti di consapevolezza rispetto all’alcol. Chiediamo alle persone di fare un piccolo test e di tornare prima di andare a casa. Poi gli chiediamo se ha mangiato, qual è il suo rapporto con l’alcol. E’ importante ascoltare e capire per prevenire. Se si comincia a bere da giovani è un problema culturale, se lo si vieta diventa invece un limite imposto che è auspicabile superare.
La pubblicità agli alcolici non aiuta.
No, affatto. Sono favorevole al divieto assoluto di pubblicità degli alcolici soprattutto se legati a personaggi molto popolari a livello giovanile (ad esempio la birra di Valentino Rossi che è quella a più alta gradazione alcolica). Bisognerebbe fare invece molta informazione su cosa sono davvero gli alcol pops, bevande con alta gradazione alcolica e al sapore di frutta rivolte soprattutto al pubblico femminile.
Ma sono davvero i giovani quelli che bevono di più?
No, i giovani hanno un atteggiamento rispetto all’alcol diverso da quello degli adulti. Bevono moltissimo per raggiungere uno stato alterato, per avere lo sballo, ma non è un alcolismo quotidiano, quello classico dei boccioni di vino tutti i giorni. E’ legato all’evento, alla serata. Non è come vietare la vendita di sigarette ai minori, perché il fumo ha un uso quotidiano. Non è che sia meno pericoloso, ma è diverso. Bisogna produrre più consapevolezza.
Cosa accade nel resto d’Europa?
La situazione italiana è molto tranquilla rispetto ai paesi anglosassoni, dove il rischio più grave è quello della violenza dovuta al consumo alcolico. Da noi non c’è questo problema. Se togliamo enfasi a questi consumi possiamo raggiungere un buon livello di consapevolezza perché da noi quella dei giovani di oggi è una generazione molto attenta alla dieta, al fisico, alla salute personale. Io avrei invece promosso azioni come quelle del «guidatore designato». In tutta Europa è una prassi molto consolidata: chi non beve e deve guidare ha un braccialetto al polso riconoscibile può entrare gratis nel locale e ha una serie di benefit.