Meccanici verso lo stop nazionale

Nessun passo in avanti, ieri, all’ennesimo incontro (le trattative si sono aperte 10 mesi fa) tra Federmeccanica e Fim, Fiom, Uilm. Ma il vertice a delegazioni ridotte è stato riaggiornato al prossimo 8 novembre, quando si verificherà se si potrà aprire il confronto in plenaria. Dunque, anche se le imprese restano ferme intorno ai 70 euro, e i sindacati ribadiscono la richiesta dei 130, sembra che si sia intravista la possibilità di sbloccare il tavolo. I sindacati, dal canto loro, hanno deciso 6 ore di sciopero entro novembre (in cui includere le 4 di sciopero generale indette da Cgil, Cisl e Uil per il 25), mentre l’11 novembre è prevista l’assemblea unitaria dei delegati, convocata per rilanciare le lotte: ci si attende l’indizione di una grande manifestazione nazionale da attuare dopo lo sciopero generale.

Restano ovviamente in piedi lo sciopero degli straordinari e quello delle flessibilità, mentre continuano le proteste territoriali: ieri oltre duemila tute blu hanno sfilato a Genova, arrivando a bloccare la stazione ferroviaria di Sanpierdarena. Per oggi è previsto lo stop di oltre 300 aziende nel torinese.

Quanto alle trattative nazionali, Federmeccanica ha riconfermato l’indisponibilità a trattare il tema degli aumenti salariali al di fuori del protocollo del 23 luglio, ma avrebbe mostrato aperture rispetto alla richiesta – finora rigettata – dei 25 euro di produttività da riconoscere a tutte quelle aziende che non siglano la contrattazione integrativa. «Non è più un “no”, è diventato un “ni”, seppure a denti stretti», ha dichiarato Giorgio Caprioli, segretario generale della Fim. Roberto Santarelli, direttore generale di Federmeccanica, ha spiegato che «così come è stata formulata, la proposta dei sindacati è inaccettabile». Insomma, la richiesta dei 25 euro sarebbe più «digeribile» per gli industriali se cambiasse di segno. La controproposta non è stata presentata al tavolo, ma fatta trapelare dopo l’incontro: Federmeccanica punterebbe a una riduzione della platea delle imprese destinatarie dei 25 euro.

Gianni Rinaldini, segretario generale Fiom, taglia corto sul tema: al tavolo, la Fiom ha ribadito «il perimetro salariale» dei 130 euro, comprensivo dei 25 dedicati alla contrattazione integrativa. «Questo per non fare confusione su ciò di cui si parla», precisa il segretario. Rinaldini nota che c’è ancora «una grande distanza tra le diverse posizioni», anche se ricorda «il nuovo incontro a delegazioni ristrette dell’8 novembre», senza dimenticare «l’assemblea nazionale dell’11, dove verranno proposte nuove iniziative di lotta».

Sul tavolo, anche se per il momento distinto dal salario, c’è anche il tema delle flessibilità: Fim, Fiom e Uilm hanno ribadito di non essere d’accordo con lo scambio salario/flessibilità, e di voler mantenere centrale (in coerenza con il documento unitario del 28 luglio) la contrattazione con le Rsu. Sul fronte delle possibili trattative sul recepimento della legge 30, nel documento si parla di «una regolamentazione contrattuale del mercato del lavoro nelle diverse articolazioni (tempo determinato, part-time, lavori atipici, apprendistato) che riduca i rischi crescenti di precarizzazione», mentre si tengono come riferimento «un miglioramento delle normative previste nel contratto collettivo nazionale del `99 e gli accordi aziendali unitari recentemente definiti» (contratti che hanno rigettato la legge 30, normando con percentuali e percorsi di stabilizzazione solo gli interinali e i contratti a termine).