Mayday, Milano chiama Parigi

La faccenda è maledettamente seria, ma l’aspetto carnevalesco va sempre sottolineato, perché è anche per questo che ormai solo la MayDay porta il lavoro vero nelle piazze di 20 città europee contemporaneamente, da Helsinki a Siviglia, passando per la capitale del precariato, Milano, non fosse altro che per i 100 mila manifestanti che anche lunedì prossimo attraverseranno la città – come da tradizione dalle Colonne di San Lorenzo (ore 15) fino al Castello Sforzesco. E con in testa Parigi, dove la lotta al precariato è dilagata ben al di là delle straordinarie feste del lavoro comandate. Perchè da noi non succede? Prima di farci del male, godiamoci la festa.
Sono sempre insoliti mascheramenti, avanti di qualche annetto sui tempi morti della politica. Più di venti carri tematici a sopresa, con il primo «sun» system italiano ovvero musica alimentata a pannelli fotovoltaici, l’ecoistituto Terre Mutanti di Niguarda per la divulgazione dell’ecologia, ciclisti critici, la lotteria con magica estrazione finale, teatranti, giocolieri, i precari del comune di Milano, i queer ribelli…e un carro pink intitolato Milano/Heretika/Milano Prekaria, «con la K ironica, messa tanto per turbare il sonno dei benpensanti che si scandalizzano per un paio di fischi a una pessima ministra», scherza Alex Foti, talentuoso ideatore della prima Mayday e candidato per i Verdi al comune di Milano.
Adesso che vi siete divertiti, adesso che grazie alla Francia la questione sociale più bruciante d’Europa viene discussa addirittura in prima serata, ed è materia di imbarazzanti distinguo tra centrosinistra e centrodestra, bisogna pure che qualcuno prenda atto che i precari uniti sono il soggetto politico con cui prima o poi bisognerà fare i conti. Dice Alex Foti: «Siamo arrivati al punto decisivo per verificare se la sinistra eretica, radicale, sociale, libertaria, sindacale ha la volontà sufficiente a unire le forze per cancellare la legge Maroni-Biagi e imprimere una nuova direzione alle relazioni sociali nel paese che sia finalmente nell’interesse della generazione precaria. La Mayday chiede all’Unione, senza se e senza ma, diritti sindacali, maternità pagata, continuità di reddito per tutte e tutti i precari d’Italia. A Prodi diciamo di cancellare la legge Biagi e di non pensare di cavarsela con gli spiccioli degli ammortizzatori sociali».
Walter Montagnoli, coordinatore nazionale Cub, il sindacato che per primo si è accordo che ormai l’unica festa del lavoro è la MayDay, è ancora più esplicito. «In Italia – afferma – la precarietà è stata introdotta in modo massiccio col pacchetto Treu, rafforzata dalla legge 30 e avallata in tutti i modi da Cgil, Cisl e Uil, con accordi firmati in tutte le sedi. Il nostro obiettivo è l’abolizione di queste leggi. Milano è la capitale italiana della precarietà, fenomeno che spiega la crescente povertà urbana di donne single con figli e giovani famiglie in generale. Sono mezzo milione i precari che ogni giorno fanno Milano ricca».
Con l’aria che tira, una domanda: filerà tutto liscio? Gli organizzatori giurano di sì. E poi se anche uno spettro dovesse aggirarsi per il primo Maggio – Moratti Letizia – pare che si materializzerà la mattina al presidio dei sindacati. Ma quella è tutta un’altra storia, e lunedì il corteo dei centomila sarà almeno libero di infischiarsene.