Massacro di civili, l’Isaf sotto accusa

Un massacro di civili, il più grave in Afghanistan da 5 anni a questa parte, da quando nel novembre 2001 le truppe Usa e quelle locali dell’Alleanza del nord abbatterono il regime dei taliban. Nella notte tra martedì e mercoledì i bombardamenti dell’Isaf hanno causato tra le 40 e le 85 vittime innocenti. Tra i morti ci sarebbero tante donne e bambini.
Ieri sono arrivate le prime conferme della strage da parte del governo di Kabul e di testimoni sentiti dalle agenzie di stampa internazionali. L’attacco è avvenuto martedì notte nel distretto di Panjwai, nella provincia meridionale di Kandahar. Il bombardamento ha avuto luogo nel mezzo della festività islamica dell’Eid al Fitr, quella che chiude il mese sacro del ramadan. «Era tarda notte, questa potrebbe essere la ragione per cui non sapevano dove stavano sganciando le bombe», ha dichiarato alla Reuters Agha Lalai, membro dell’assemblea provinciale. Il ministero dell’interno parla di 40 civili e 20 taliban rimasti uccisi, ma il vice presidente del Consiglio provinciale di Kandahar, Bismellah Afghanmel, riferisce di 85 morti, tutti civili.
L’Isaf, la forza multinazionale (di cui fa parte anche l’Italia) a guida Nato che dalla primavera scorsa ha allargato il teatro delle sue operazioni nel sud, ha ammesso finora 12 vittime civili, aggiungendo di non essere in grado di stabilire se siano stati ammazzate dal fuoco dell’Alleanza o da quello dei taliban. «Purtroppo i civili continuano a restare intrappolati in questi combattimenti con risultati tragici», ha dichiarato il portavoce dell’Isaf Luke Knittig. Ma il portavoce della Nato a Kabul, Mark Laiti, ha dichiarato che «gli insorti considerano la popolazione come uno scudo umano dietro il quale ripararsi». «Questo ci rende la vita molto difficile – ha aggiunto Laiti -, ma noi facciamo di tutto per ridurre i rischi».
Il leader tribale Naik Mohammad, dopo aver visitato un ospedale locale, ha dichiarato alla Reuters che l’effetto del raid aereo, che secondo gli abitanti del distretto è durato per 4-5 ore, è di 60 civili ammazzati, decine di feriti e 25 abitazioni rase al suolo. L’Unama, la missione Onu in Afghanistan, ha chiesto l’apertura immediata di un’inchiesta. «La salvaguardia dei civili deve sempre essere la prima cosa e le vittime civili sono inaccettabili, senza eccezioni», si legge nel comunicato dell’agenzia dell’Onu.
Sempre più in difficoltà il presidente Hamid Karzai, costretto a tenersi in equilibrio tra la fedeltà alle truppe occidentali, che gli garantiscono la sopravvivenza politica, e una popolazione – quella delle province meridionali in particolare – esasperata dal caos creato dagli scontri tra la guerriglia e le truppe della Nato. Ieri Karzai ha annunciato l’istituzione di una commissione per far luce sul massacro di Panjwai e ha emesso un comunicato nel quale si è detto «profondamente scosso» dall ‘uccisione di civili da parte delle truppe dell’Alleanza atlantica. Il presidente ha varato un decreto «per costituire una commissione d’inchiesta che faccia piena luce sulle notizie di uccisioni di civili durante le operazioni aeree della Nato nei distretti di Panjwai e Pashmul».
Intanto il parlamento di Berlino e il governo di Kabul hanno espresso parole di condanna all’indomani della pubblicazione sul tabloid Bild delle foto choc di militari della Bundeswehr, l’esercito tedesco, che scherzano con un teschio umano in Afghanistan. «Persone che si comportano così non appartengono alle Forze armate», ha ribadito il ministro della Difesa tedesco, Franz Joseph Jung, nel corso di un dibattito parlamentare, precisando che sette responsabili sono stati individuati, che «quattro di loro non fanno più parte dell’esercito e gli altri saranno severamente puniti». Le sue parole sono state accolte con forti applausi anche da parte dei banchi dell’opposizione. Nel sottolineare la «profonda tristezza» del popolo afgano, il ministero degli Esteri di Kabul in una nota «condanna con forza questa azione diretta contro i valori islamici e le tradizioni afgane».