Marzabotto 1944 Dieci ergastoli alle SS

Con sessantadue anni di ritardo, quanti sono quelli passati dal 29 settembre 1944, dieci graduati delle Ss finiscono condannati all’ergastolo per aver trucidato settecentosettanta persone inermi che vivevano sulle colline tra Marzabotto, Grizzana e Monzuno. Assolti, con una decisione che ha lasciato interdetti pm e parti civili altri sette nazisti.
Se si esclude il processo contro il maggiore Walter Reder che comandava l’operazione e che fu condannato all’ergastolo nel ’51 (poi graziato), quello che si è chiuso ieri davanti al tribunale militare di La Spezia è il primo giudizio sulla più grande strage compiuta dalle Ss in Italia. Fino al 1995 i nomi degli imputati sono rimasti in un archivio del tribunale militare di Roma scoperto casualmente durante le indagini sulla strage delle Fosse Ardeatine. Il pm che ha condotto l’inchiesta, Marco De Paolis, li ha rintracciati durante una istruttoria partita dai fascicoli dell’«armadio della vergogna» e poi sviluppata fino al 2002. Nessuno dei condannati di ieri era presente al processo. I loro nomi (Paul Albers, 88 anni, aiutante maggiore di Walter Reder, Josef Bauman, 82 anni, comandante di plotone, Hubert Bichler, 87 anni, maresciallo delle Ss e Max Roitmeier 85 anni, Max Schneider 81 anni, Heinz Fritz Traeger, 84, Georg Wache, 86, Helmut Wulf, 84, Adolf Schneider, 87 anni, Kurt Spieler, 81 anni) corrispondono ad altrettanti domicili di anziani signori che vivono in Germania senza troppo preoccuparsi per questa vicenda. Non faranno un giorno di carcere, anche se nella sentenza di ieri il tribunale militare spezzino presieduto da Vincenzo Santoro li ha condannati anche a tre anni di isolamento diurno (e ad un risarcimento).
Controversa, almeno in alcuni casi, la decisione con cui il tribunale spezzino ha assolto altri sette nazisti (il caporale Franz Stockinger, 81 anni, il caporalmaggiore Gunther Finster, 82, i caporali Albert Piepenschneider, 83, ed Ernst Gude, 80, il sergente SS Hermann Becker, 87 anni, il caporalmaggiore Otto Erhart Tiegel, 81 anni e il sergente Wilhelm Kusterer, 84). Tra gli assolti spicca il nome di Wilhem Kusterer, l’unico tra gli imputati ad aver scelto un avvocato di fiducia l’ex membro del Genoa legal forum del g8 2001 Nicola Canestrini. Kusterer all’epoca della strage di Marzabotto era comandante di plotone e durante la prima istruttoria, sentito come testimone, ammise al pm di essere stato a Marzabotto e che in quei giorni le Ss fecero «una schifezza». Durante il processo, Kusterer ha inviato ai magistrati una lettera per proclamarsi innocente e il suo avvocato, uno a cui piacciono le provocazioni come quella di portare in aula la foto di papa Ratzinger e chiedere anche la sua condanna come ex appartenente alla gioventù hitleriana, ha pensato bene di usare quel che aveva imparato durante i processi del g8. Allora Canestrini sedeva accanto ad alcune vittime del pestaggio delle scuole Diaz e Pascoli, ma ieri davanti ai giudici di La Spezia ha notato quanto sia stato corretto archiviare le indagini sui «Canterini boys» del primo reparto mobile romano «perché non era stato possibile stabilire le responsabilità individuali di ciascuno, come è accaduto anche per il mio assistito». Nessun accenno al fatto che a Genova sono alla sbarra tutti i dirigenti che comandavano l’azione: e Kusterer tra il 29 settembre e il 5 ottobre del ’44 comandava, appunto, un plotone.
La strage di Marzabotto fu ordinata dal maresciallo Albert Kesserling nel tentativo di annientare la brigata partigiana «Stella rossa» che dal 1943 agiva nell’appennino bolognese. Fu la tappa più sanguinosa della lunga marcia con cui il sedicesimo Panzgrenadier «Reichsfurer» attraversò la linea gotica nel tentativo si spezzare i legami tra partigiani e popolazione locale. La mattina del 29 settembre ’44, prima di muovere all’attacco dei partigiani, quattro reparti delle truppe naziste, comprendenti sia Ss che soldati della Wermacht, accerchiarono e rastrellarono una vasta area di territorio compresa tra le valli del Setta e del Reno, utilizzando anche armamenti pesanti. Nella frazione di Casaglia di Monte Sole, la popolazione atterrita si rifugiò nella chiesa, raccogliendosi in preghiera, ma i tedeschi fecero irruzione, uccidendo tutti e poi giustiziando tutti coloro che si erano rifugiati nel cimitero lì accanto. Fu solo l’inizio della strage. Ogni località, ogni frazione, ogni casolare fu setacciato dai soldati nazisti e non fu risparmiato nessuno. Dopo sei giorni di rastrellamenti e violenze il bilancio delle vittime era crescito spaventosamente: 770 morti. Alcuni parenti delle vittime, oltre ai sindaci dei tre comuni della zona ieri erano in aula per ascoltare la sentenza. Per tutti ha parlato Andrea De Maria, ex sindaco di Marzabotto ed oggi segretario dei Ds di Bologna: «E’ una giornata importante per la democrazia».