Martino: «Via tutta la base»

I sommergibili o tutta la base? Antonio Martino precisa. Dopo l’incontro con Donald Rumsfeld aveva annunciato che dalla Maddalena sarebbero spariti i sottomarini atomici. Ieri ha detto che tutta la base americana sarà trasferita in un altro paese. In una nota della Difesa si legge: «Il ministro Martino, rientrato dagli Stati uniti, ha confermato che la marina americana lascerà la base di Santo Stefano, così come concordato con Donald Rumsfeld nell’incontro di martedì al Pentagono. Il ministro ha precisato che non solo i sommergibili, ma l’intera base americana di Santo Stefano sarà trasferita in un altro paese». Martino fa anche sapere che domani mattina incontrerà a Roma il presidente della Regione Sardegna, Renato Soru, per chiarire – recita la nota della Difesa – «le implicazioni territoriali del trasferimento della base Usa». Non dice, Martino, se a Soru dirà come, e soprattutto entro quali tempi, il punto d’appoggio della Us Navy traslocherà verso altri liti. A questo punto, che gli americani lasceranno la Maddalena sembra certo. L’incontro di domani con Soru serve anche a dare alla decisione comunicata l’altro ieri i crismi dell’ufficialità istituzionale. Difficile tornare indietro dopo che gli impegni assunti sono stati comunicati al rappresentante di una delle articolazioni dello stato, coinvolgendolo e chiedendo collaborazione. Questo non significa che l’arcipelago della Maddalena si libererà della presenza militare. Santo Stefano, infatti, non ospita soltanto la base della Us Navy. Altre due zone dell’isoletta sono occupate, rispettivamente, dalla marina italiana e dalla Nato. Dei tre spicchi di Santo Stefano ne sparisce uno soltanto, quello a stelle e strisce. Gli altri due, quello italiano e quello Nato, restano. La decisione annunciata da Martino è importante, ma l’arcipelago della Maddalena, parco naturalistico nazionale, continuerà ad essere solcato da navi da guerra di tutti i paesi dell’Alleanza atlantica.

La Sardegna è un punto chiave nel dispostivo della Nato. Lo attesta la massiccia presenza a Quirra e a Capo Teulada. Il 30 di novembre, proprio nel poligono di Teulada, riprenderanno imponenti esercitazioni militari. Il blocco imposto dai pescatori qualche mese fa, con i pescherecci schierati in mare ad impedire il passaggio delle portaerei, è stato tempestivamente archiviato come un fastidioso incidente. Tra pochi giorni si ricomincia con i giochi di guerra. E a Quirra i comandi Nato pensano di allargarsi costruendo una nuova pista per i caccia. La denuncia delle morti sospette, con tutti i sintomi delle sindromi tumorali da uranio impoverito tra militari della base e tra civili che abitano nei piccoli paesi della zona, non è servita a niente. La Sardegna è troppo importante sia come centro di addestramento sia come base di appoggio perché la Nato e il Pentagono possano decidere di mollarla a cuor leggero. E infatti un’informativa inviata il 1° marzo del 2005 al Senato degli Stati uniti dal respondabile del comando delle forze armate americane in Europa, il generale James L. Jones, dice senza mezzi termini che la Maddalena e la Sardegna sono decisive per gli equilibri nell’area del Mediterraneo. Gli americani alla Maddalena rimarranno, come nel resto della Sardegna, sotto le insegne dell’Allenza atlantica. La Maddalena resterà uno dei perni del sistema Nato.

Ciò che accadrà nell’arcipelago dopo l’annuncio di Martino è stato il tema, ieri mattina, di un incontro tra Soru e il sindaco della Maddalena, Angelo Comiti. Ad un entusiasmo diffuso a livello generale si accompagnano i primi interrogativi sul futuro di quanti lavorano nella base o per la base. Ieri mattina una delegazione di lavoratori è andata in comune per chiedere chiarimenti. Sono a rischio un centinaio di posti di lavoro. C’è insomma, il problema di una riconversione dell’economia dell’isola, che dovrà puntare soprattutto sui cantieri navali e sul turismo. Un futuro senza sottomarini atomici e senza l’incubo di un disastro nucleare come quello sfiorato con l’incidente dell’Hartford; ma anche senza più alcuna presenza militare, compresa quella italiana e quella Nato.