Martini in croce da Cdl eVerdi

Claudio Martini ricorderà il «suo» 24 luglio: è stato contestato dalla Casa delle libertà che non ha partecipato alle votazioni in aula e ora chiede un consiglio regionale straordinario e addirittura di tornare alle elezioni, perché l’ingresso di Rifondazione in maggioranza stravolge lo Statuto. Poi il governatore ha dovuto discutere con i Verdi, che non vogliono rinunciare all’assessorato all’ambiente (che comunque andrà a un diessino: Anna Rita Bramerini o, come seconda scelta, Paolo Cocchi) e chiedono di sostituire l’uscente Affusa con un altro uomo. Stessa richiesta, ossia di portare in giunta un assessore maschio, è stata fatta da Rifondazione. Ma il governatore non vuol presentare una squadra con 12 maschi e 2 femmine. Così per i Verdi spunta il nome della fiorentina Sandra Giorgetti e per Rifondazione quello di Anna Nocentini, capogruppo a Firenze. Ma secondo la Cdl si dovrebbe tornare alle urne. «Dobbiamo discutere il Pit quando si sa che l’assessore Ar-tusa sta facendo le valigie e il Dpef che prevede nuove tasse per 150 milioni di euro per assistere gli anziani senza sapere nulla», afferma Alessandro Antichi. Mentre per Maurizio Dinelli, Maurizio Bianconi, Marco Carraresi e Jacopo Ferri c’era una maggioranza del 57% e un’opposizione del 43%. Con Rifondazione, la maggioranza sale al 70%. Marcella Amadio: «Martini dovrebbe darsi alla lirica». Marco Celiai: «Le regole non sono un’optional». Osservazioni politicamente giuste. Ma tecnicamente Martini non ha torto: il presidenzialismo gli consente di varare la giunta per decreto, senza passare dall’aula. La Cdl avrebbe potuto alzare barricate nel 2004, al momento di varare lo Statuto, ma l’interesse per l’aumento dei consiglieri e la cancellazione delle preferenze — ossia l’inciucio col centrosinistra — fu evidentemente più forte della necessità di mettere paletti al presidenzialismo.